Il patrocinio a spese dello Stato torna al centro del dibattito forense dopo una recente decisione del Tribunale di Trapani che ha riconosciuto la necessità di rispettare i parametri ministeriali nella liquidazione dei compensi agli avvocati. Un tema che, secondo Unione Nazionale Camere Civili, riguarda direttamente la qualità della tutela giurisdizionale e l’effettività del diritto di difesa garantito dalla Costituzione.
La vicenda nasce dall’opposizione presentata contro un decreto di liquidazione emesso dal Giudice di Pace, che aveva riconosciuto appena 20 euro per l’attività difensiva svolta nell’ambito di un procedimento relativo alla proroga del trattenimento di un cittadino straniero ammesso al patrocinio a spese dello Stato.
Accogliendo integralmente il ricorso, il Tribunale di Trapani ha riformato il provvedimento, ribadendo che il giudice, nella determinazione del compenso professionale, deve attenersi ai parametri previsti dalla normativa vigente. Una pronuncia che assume particolare rilievo perché interviene in un ambito delicato, legato alla tutela di diritti fondamentali come la libertà personale.
Secondo l’UNCC, il rispetto dei minimi tariffari non rappresenta una rivendicazione corporativa, ma uno strumento essenziale per garantire una difesa tecnica effettiva anche ai cittadini economicamente più fragili. Il rischio, evidenziano le Camere Civili, è che compensi simbolici possano trasformare il patrocinio pubblico in una tutela soltanto formale, compromettendo l’equilibrio del sistema giustizia.
L’associazione forense sottolinea inoltre come il corretto funzionamento dell’istituto richieda un’analisi concreta delle prassi applicative e delle criticità operative riscontrate quotidianamente dagli avvocati. Da qui la volontà di proseguire il monitoraggio sul territorio per elaborare proposte capaci di coniugare dignità professionale, uguaglianza sostanziale e accesso reale alla giustizia.
«Ridurre eccessivamente i compensi – commenta Rosaria Filloramo, segretario UNCC e componente dell’Osservatorio patrocinio a spese dello Stato – significa incidere indirettamente sulla qualità della tutela riconosciuta ai cittadini economicamente più deboli; vero che le tariffe obbligatorie sono state progressivamente superate dopo le liberalizzazioni dai parametri forensi ma nel patrocinio a spese dello Stato il discorso è diverso perché la prestazione non si inserisce nel libero mercato tra cliente e professionista. È lo Stato a corrispondere e a determinare il compenso secondo criteri pubblicistici che, però, non possono tenere conto esclusivamente della necessità di contenimento della spesa pubblica».
Il dibattito resta aperto, ma una certezza emerge con chiarezza: il rapporto tra patrocinio a spese dello Stato e compensi professionali non riguarda soltanto gli equilibri economici della professione forense: «È proprio qui – conclude Filloramo – che si misura la credibilità di un ordinamento democratico: nella capacità di assicurare che anche il cittadino più fragile possa contare su una difesa effettiva, libera e professionalmente adeguata».
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