L’Italia continua a rafforzare la propria trasformazione digitale, ma il passaggio decisivo non riguarda più le infrastrutture tecnologiche. Secondo il Digital Government Outlook 2026 dell’OCSE, il Paese ha consolidato le basi del governo digitale, mentre la sfida si sposta sulla capacità di progettare servizi pubblici realmente centrati su cittadini e imprese.
L’analisi fotografa un percorso in evoluzione. Nel Digital Government Index 2025, l’Italia raggiunge un punteggio complessivo di 0,67, in crescita di 0,09 punti rispetto al 2023, pur restando leggermente al di sotto della media OCSE, pari a 0,70. Un risultato che conferma gli effetti delle politiche di digitalizzazione avviate negli ultimi anni e degli investimenti sostenuti attraverso il PNRR.
Tra gli aspetti più positivi emerge la gestione dei dati pubblici. L’Italia ottiene infatti 0,77 nell’indicatore relativo alla Data-driven Public Sector, superando la media OCSE (0,74), e 0,73 nella dimensione Open by Default, contro una media di 0,59. Si tratta di risultati che testimoniano il rafforzamento delle politiche di interoperabilità, trasparenza e valorizzazione del patrimonio informativo pubblico.
Il rapporto attribuisce particolare rilievo all’ecosistema nazionale dell’interoperabilità, costruito attorno alla Piattaforma Digitale Nazionale Dati (PDND), che consente alle amministrazioni di scambiarsi informazioni tramite API sicure, applicando il principio europeo del once only, secondo cui cittadini e imprese non dovrebbero fornire più volte gli stessi dati. A completare il sistema contribuiscono il catalogo nazionale delle API, il catalogo semantico dei dati pubblici e il programma delle banche dati di interesse nazionale, strumenti destinati a favorire una cooperazione sempre più efficace tra le amministrazioni.
L’OCSE riconosce inoltre gli investimenti compiuti nello sviluppo delle competenze digitali dei dipendenti pubblici. Vengono richiamate la piattaforma Syllabus, l’Accademia dei Comuni Digitali promossa da ANCI e il programma Repubblica Digitale, considerati elementi strategici per accompagnare l’evoluzione della PA verso modelli organizzativi sempre più digitali.
Accanto ai progressi, il rapporto individua tuttavia le principali aree di miglioramento. Il dato più significativo riguarda la proattività dei servizi pubblici: l’Italia si ferma a 0,39, mentre la media OCSE raggiunge 0,67. Anche gli indicatori relativi ai servizi progettati intorno agli utenti (0,69 contro 0,71) e all’approccio Government as a Platform (0,68 contro 0,71) evidenziano margini di crescita. In altre parole, le basi tecnologiche sono ormai solide, ma non sempre si traducono in servizi capaci di anticipare i bisogni di cittadini e imprese o di semplificare concretamente i rapporti con la Pubblica Amministrazione.
Anche sul fronte degli open data emergono luci e ombre. Nel OURdata Index 2025, l’Italia ottiene un punteggio complessivo di 0,51, poco al di sotto della media OCSE (0,53). Se la disponibilità (0,54) e l’accessibilità dei dati (0,68) risultano in linea o leggermente superiori alla media internazionale, permane invece un ritardo nella promozione del riutilizzo dei dati pubblici, dove il punteggio italiano si ferma a 0,32, contro una media OCSE di 0,40.
Il quadro delineato dall’OCSE restituisce dunque l’immagine di una Pubblica Amministrazione che ha ormai consolidato molte delle proprie infrastrutture digitali e dei meccanismi di interoperabilità. La fase che si apre richiede però un cambio di paradigma: non limitarsi a digitalizzare i procedimenti, ma utilizzare dati, interoperabilità, competenze e, sempre più, intelligenza artificiale per realizzare servizi pubblici realmente semplici, proattivi e orientati ai bisogni delle persone. È su questo terreno che si misurerà la maturità della trasformazione digitale italiana nei prossimi anni.
Testo integrale del report OCSE: https://www.oecd.org/en/publications/digital-government-outlook-2026_d46c0555-en/italy_d3f3a601-en.html
Iscriviti al canale Telegram di Servicematica
Notizie, aggiornamenti ed interruzioni. Tutto in tempo reale.
LEGGI ANCHE
Ricominciare in rete: tra aggregazione e opportunità professionale, il CDN AIGA a Udine
E’ in svolgimento a Udine, questo 12 e 13 aprile, presso il Castello di Udine, il Consiglio Direttivo Nazionale dell’Associazione Italiana Giovani Avvocati (AIGA). Oltre…
SMS e messaggi WhatsApp sono documenti a tutti gli effetti
SMS e messaggi WhatsApp sono considerati prove? Rientrano nella categoria delle intercettazioni? Con la sentenza n. 17552/2021 la Cassazione si esprime nuovamente in materia. IL CASO Un giudice conferma la sentenza di…
Privacy e processo, la Corte UE: prove utilizzabili anche se raccolte in violazione del GDPR
Una recente sentenza della Corte di Giustizia dell'Unione europea chiarisce che l'illegittima acquisizione di dati personali non rende automaticamente inutilizzabili le prove in giudizio. Spetta…

