MILANO – Un contratto che ha fatto tremare Wall Street. In un solo giorno le azioni Oracle sono balzate del 40%, e il merito – ancora una volta – porta il nome di Sam Altman. La sua OpenAI, creatrice di ChatGPT, ha infatti siglato con la società texana un accordo da capogiro: 300 miliardi di dollari complessivi in cinque anni, circa 60 miliardi l’anno, per acquistare potenza di calcolo e infrastrutture cloud.
Un’intesa senza precedenti, legata al progetto Stargate, che prevede nuovi data center alimentati da 4,5 gigawatt di energia, equivalenti al consumo di milioni di abitazioni americane. L’obiettivo è chiaro: garantire ad OpenAI la capacità necessaria per sostenere l’espansione dei propri modelli linguistici e non dipendere esclusivamente da Microsoft Azure, partner storico ma non più unico.
La strategia “asset-heavy” di Altman
La mossa riflette una precisa filosofia: investire direttamente in chip, server e contratti pluriennali per controllare l’intera catena del valore dell’intelligenza artificiale. È la risposta a una domanda che cresce più velocemente dell’offerta, e che rischia di mettere in difficoltà persino i giganti del settore.
Tuttavia, la sproporzione tra l’accordo e i conti di OpenAI è evidente. L’azienda ha dichiarato ricavi annui intorno ai 10 miliardi di dollari, con stime a 12,7 miliardi entro fine anno. Una cifra imponente, ma pur sempre cinque volte inferiore agli impegni presi con Oracle.
Rischi e opportunità
Gli analisti parlano di un “all in”: una puntata gigantesca per consolidare la leadership sui modelli generativi, ma anche un azzardo che espone a pressioni finanziarie enormi. Se la monetizzazione delle applicazioni di AI manterrà le promesse, Altman potrà dire di aver blindato il futuro della sua azienda. In caso contrario, la scommessa rischia di trasformarsi in un boomerang.
Oracle, da software a colosso del cloud
Per Oracle, invece, l’accordo è già un successo. Fondata da Larry Ellison come regina dei database, l’azienda si riposiziona oggi come protagonista del cloud per l’intelligenza artificiale, accanto a AWS, Microsoft e Google. Il balzo in borsa ne è la prova: il mercato ha colto il segnale che, dopo i chip, il vero tesoro dell’AI è l’infrastruttura che la rende scalabile.
Il nuovo eldorado
I grandi modelli linguistici non vivono più soltanto dei semiconduttori Nvidia, ma di data center capaci di funzionare come vere centrali elettriche digitali. E Oracle, con l’ombrello di OpenAI, ha deciso di giocare da protagonista.
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