È di pochi giorni fa la notizia che l’Unione Nazionale delle Camere Civili ha inoltrato ai Consigli dell’Ordine degli avvocati competenti per territorio una «istanza di cancellazione delle società di capitali iscritte nei loro albi».
L’Uncc ritiene infatti illegittime alcune disposizioni previste dalla legge 124/ 2017, in particolare quelle che consentono l’esercizio della professione forense a società di capitali, composte da una pluralità di soggetti, non solo avvocati, ma anche professionisti iscritti ad altri albi e soci di capitale».
Come ha sottolineato Antonio de Notaristefani, presidente dell’Uncc, le società di capitali sono guidate da interessi di tipo economico e commerciale.
L’Uncc spiega quindi che dalla normativa del 2017 «discende una commistione di interessi tra avvocati e imprese commerciali che ha conseguenze dirette sull’esercizio dell’attività forense, non più libera e indipendente, ma condizionata da strategie commerciali esterne. Un contesto che viola apertamente il diritto di difesa, la libertà di iniziativa economica e il diritto a un giusto processo previsti espressamente dagli articoli 24, 41 e 111 della Costituzione».
L’istanza ha l’obiettivo di superare una normativa considerata illegittima e ripristinare la la piena autonomia della classe forense, prerequisito essenziale per poter garantire lo svolgimento di un giusto processo.
SOCIETÀ DI CAPITALI E AVVOCATI
La forma societaria per gli avvocati era stata introdotta una prima volta dal D. lgs. 96/2001 in attuazione della direttiva 98/5/CE, ma non aveva trovato grande diffusione. Le cause? Probabilmente la concessione di unica forma societaria (società in nome collettivo) e la scarsa convenienza fiscale.
La Legge 124/2017 ha poi concesso la possibilità di costituire di società di capitali, ovvero società aperte anche a soggetti non professionisti, a patto che gli avvocati rappresentassero almeno i 2/3 del capitale e costituissero la maggioranza degli aventi diritto al voto.
Già all’epoca, parte del mondo forense reagì con preoccupazione.
A sollevare particolari timori vi era l’idea che i soci di capitali avrebbero investito risorse negli studi più grandi (più redditizi) decretando la fine di quelli più piccoli (che rappresentano la forma tipica nel nostro paese) e che l’indipendenza e l’autonomia degli avvocati sarebbero state assoggettate alle regole del profitto.
A quanto pare, nonostante sia passato qualche anno, tali preoccupazioni sono ancora vive.
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