L’intelligenza artificiale non è più soltanto un concetto da laboratorio, ma una realtà che si intreccia sempre più con la vita professionale e amministrativa. Non per sostituire l’uomo, ma per affiancarlo. È questa la filosofia della cosiddetta human-in-the-loop Ai, il modello di cooperazione in cui l’intervento umano resta parte essenziale del ciclo decisionale, anche quando la macchina è in grado di elaborare milioni di dati in pochi secondi.
Nei sistemi pubblici di gestione degli appalti, ad esempio, l’Ai analizza in modo automatico e rapidissimo interi fascicoli di documenti, segnala incongruenze, evidenzia clausole a rischio di contenzioso e propone verifiche incrociate con un corpus normativo in continuo aggiornamento. Ma la parola finale resta all’uomo: il funzionario esperto interpreta i segnali dell’algoritmo, valuta le sfumature che nessuna macchina può cogliere e decide con cognizione e responsabilità. L’intelligenza artificiale, in questo scenario, diventa uno strumento di supporto decisionale, non un sostituto dell’intelligenza critica e dell’etica professionale.
È lo stesso approccio che la legge italiana intende oggi promuovere nel mondo delle libere professioni. Con l’entrata in vigore, il 10 ottobre, della legge 132/2025 sull’intelligenza artificiale, i professionisti saranno tenuti a informare i clienti sull’uso di strumenti basati su Ai. Per agevolare questo obbligo, Confprofessioni e Associazione Nazionale Forense (Anf) hanno messo a disposizione un modulo informativo tipo, elaborato dal gruppo di lavoro dell’Università Pontificia Antonianum.
Il documento – utilizzabile da avvocati, medici, consulenti e altri professionisti – è pensato per garantire trasparenza e tutela reciproca. In cinque punti chiarisce se e quale tipologia di intelligenza artificiale venga impiegata (predittiva, generativa, agentica, conversazionale, ecc.), dove risiedano i dati e quali limiti d’uso siano previsti. Fondamentale è il principio della prevalenza del giudizio umano: l’Ai può assistere, ma non sostituire la competenza e la responsabilità del professionista, che resta sempre titolare delle decisioni e garante dei risultati.
Intanto, il dibattito sul futuro digitale dell’avvocatura si sposta a Torino, dove dal 16 al 18 ottobre, presso il Lingotto, si terrà il XXXVI Congresso Nazionale Forense dal titolo “L’Avvocato nel futuro. Pensare da Legale, agire in Digitale”. Sarà un’occasione per discutere di giustizia, etica e intelligenza artificiale, ma soprattutto del ruolo che gli avvocati dovranno assumere in un’epoca in cui la tecnologia trasforma la professione e le relazioni con i cittadini.
Se l’Ai è capace di scandagliare testi, codici e clausole con velocità e precisione impensabili, resta pur sempre l’uomo – con la sua esperienza, sensibilità e capacità di discernimento – a garantire che ogni decisione sia davvero giusta. L’innovazione, dunque, non è una resa alla macchina, ma un nuovo equilibrio: quello tra potenza del calcolo e intelligenza del cuore.
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