Generative Bionics, startup nata nel 2024 come spin-off della ricerca sulla robotica umanoide condotta dall’Istituto Italiano di Tecnologia, ha presentato a Milano — durante il CES Unveiled, evento che anticipa parte delle novità del CES di Las Vegas — il progetto di una rete di tre impianti battezzati Physical AI Data Factory. Il primo sorgerà in Italia, in una località ancora riservata, su una superficie di 5mila metri quadrati occupata da centinaia di macchine al lavoro e da ambienti industriali ricostruiti al computer; dovrebbe entrare in funzione entro il quarto trimestre del 2027, seguito da un secondo impianto in un altro Paese europeo e da un terzo rivolto ai mercati internazionali. L’investimento complessivo è definito “multimilionario”, senza che sia stata resa nota una cifra precisa.
A illustrare il piano è stato l’amministratore delegato Daniele Pucci, che ha spiegato la logica industriale alla base del progetto: a differenza dei grandi modelli linguistici, addestrati su testi e informazioni digitali già disponibili in rete, i robot umanoidi devono comprendere il mondo fisico — riconoscere oggetti, valutare distanze, dosare la forza, reagire alla presenza di una persona — e questo tipo di dati, sul web, semplicemente non esiste. Da qui la scelta di sviluppare robot specializzati per settore, costruiti sulla piattaforma modulare GENE.01, dotata di una pelle artificiale multimodale capace di raccogliere segnali di contatto e prossimità oltre ai dati visivi. “Crediamo che un robot umanoide nel cantiere navale che salda un pezzo di acciaio non possa essere lo stesso di un robot umanoide nell’assistenza sanitaria”, ha dichiarato Pucci.
Il metodo di addestramento previsto combina prove fisiche reali — condotte in linee di produzione e magazzini ricostruiti insieme ai partner industriali — e simulazioni su gemelli digitali, repliche informatiche fedeli di ambienti, oggetti e macchinari, che permettono di moltiplicare le varianti di ogni compito e di studiare guasti o situazioni pericolose altrimenti costose da riprodurre dal vivo. La potenza di calcolo necessaria arriverà dall’architettura AMD Helios, già impiegata su GENE.01 e ora estesa anche alla fase di addestramento: Pucci ha riconosciuto che “l’accesso al silicio non è facile” in questa fase e che servono partnership distribuite su più aree geografiche, anticipando comunque un primo nucleo della Data Factory già entro la fine del 2026.
Nel suo intervento, il CEO ha insistito sulla dimensione politica dell’iniziativa: a differenza del software, i robot umanoidi agiscono fisicamente sul mondo, rendendo la provenienza dei componenti e il controllo dei modelli una questione di sovranità tecnologica. “Stiamo dando un corpo all’IA, il che significa che la sovranità diventa fisica”, ha affermato, richiamando la dipendenza europea dalle catene di fornitura internazionali — in particolare dalla concentrazione cinese della produzione di componenti chiave come i magneti dei motori elettrici.
L’iniziativa apre questioni di immediato rilievo pratico: dal trattamento dei dati fisici e biometrici raccolti nelle linee di produzione dei partner industriali, alla disciplina dei trasferimenti tecnologici e delle partnership infrastrutturali con fornitori extraeuropei, fino agli obblighi di valutazione del rischio previsti dal decreto 179/2026 per i sistemi di IA ad alto rischio destinati all’ambiente di lavoro — categoria in cui un robot addestrato per operare fianco a fianco con le persone negli stabilimenti rientrerebbe a pieno titolo.
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