C’era una volta un vigile urbano che, per un gesto incauto, era diventato il simbolo nazionale dei “furbetti del cartellino”. Ora, a distanza di anni, la storia ha preso una svolta inaspettata. La Cassazione ha infatti stabilito che il licenziamento del vigile, che era stato ripreso dalle telecamere mentre timbrava il badge in mutande, era illegittimo.
La Suprema Corte, con sentenza n.. 20109/2024, ha motivato la sua decisione sottolineando come l’assoluzione penale del vigile di Sanremo, con la formula “perché il fatto non sussiste”, intaccava la fondatezza stessa delle accuse mossegli nel procedimento disciplinare. In altre parole, se il fatto non si è verificato, non può esserci stata alcuna infrazione disciplinare.
Nonostante la reintegra, il vigile non tornerà in servizio, avendo nel frattempo rassegnato le dimissioni. Tuttavia, avrà diritto a ricevere tutti gli stipendi non percepiti dal momento del licenziamento fino a quello della reintegra.
Questa sentenza della Cassazione solleva importanti questioni sul rapporto tra giustizia penale e giustizia disciplinare. La Suprema Corte ha ribadito il principio secondo cui un’assoluzione penale, soprattutto con la formula “perché il fatto non sussiste”, ha un impatto significativo anche sui procedimenti disciplinari.
Iscriviti al canale Telegram di Servicematica
Notizie, aggiornamenti ed interruzioni. Tutto in tempo reale.
LEGGI ANCHE

Corte costituzionale, Nordio al giuramento dei nuovi giudici
Questa mattina Maria Alessandra Sandulli, Roberto Cassinelli, Massimo Luciani e Francesco Saverio Marini, scelti dal Parlamento in seduta comune il 13 febbraio, salgono al Colle…

La Clausola di Esclusione dei Terzi
Polizza assicurativa RCT: la Cassazione interviene sulla dubbia interpretazione della clausola La Corte di Cassazione si è espressa in merito a una vicenda di dubbia…
Cybersecurity in Italia: il nuovo reato di ”estorsione informatica”
Un’analisi sugli attacchi informatici e sulle strategie legislative per contrastarli. Il quadro allarmante del Rapporto Clusit