10 Aprile 2025 - Dopo il ricorso

Il Tar Lazio promuove la nuova mediazione: “Le spese non violano il diritto alla giustizia”

Con la sentenza n. 5489/2024, respinto il ricorso del Codacons contro il decreto ministeriale che prevede nuovi costi per il primo incontro obbligatorio. “Misura coerente con la riforma Cartabia e finalizzata a rafforzare la mediazione”.

Le nuove spese previste per il primo incontro di mediazione obbligatoria non violano il diritto costituzionale di accesso alla giustizia. A stabilirlo è il Tar del Lazio, che con la sentenza n. 5489 del 17 marzo 2024 ha respinto il ricorso presentato dal Codacons contro il decreto del Ministero della Giustizia n. 150 del 24 ottobre 2023.

L’associazione contestava l’aumento dei costi che le parti devono sostenere sin dalla fase iniziale del procedimento di mediazione, ritenendolo eccessivo e discriminatorio soprattutto per i meno abbienti. Nel ricorso, il Codacons denunciava tre principali criticità: la soppressione del consenso per avviare la mediazione, la trasformazione del primo incontro gratuito in un passaggio oneroso, e una disciplina più rigida del gratuito patrocinio.

Ma secondo i giudici amministrativi del Lazio, le nuove disposizioni sono legittime e in linea con lo spirito della riforma Cartabia. Il Tribunale ha ritenuto che le norme siano ispirate a un rafforzamento dell’istituto della mediazione e della professionalità dei mediatori, elementi ritenuti essenziali per migliorare il funzionamento della giustizia civile.

Nella motivazione, il Tar evidenzia come la precedente disciplina della mediazione si fosse rivelata inefficace, riducendosi a un passaggio puramente formale, gratuito e spesso privo di reale confronto tra le parti. Al contrario, la nuova normativa punta a rendere la mediazione uno strumento concreto di risoluzione delle controversie.

A sostegno di questa tesi, i giudici citano diversi elementi introdotti dalla riforma:

  • il primo incontro come momento sostanziale e non più solo informativo;
  • l’obbligo per gli organismi di mettere a disposizione mediatori qualificati per almeno due ore;
  • l’ampliamento delle materie soggette a mediazione;
  • l’investimento pubblico attraverso i crediti d’imposta;
  • la possibilità per i meno abbienti di accedere al gratuito patrocinio;
  • la proporzionalità delle spese al valore della causa;
  • la possibilità di uscire dalla mediazione senza ulteriori costi qualora il primo incontro si concluda senza accordo.

“La previsione delle spese per il primo incontro, anche in caso di mancato accordo – si legge nella sentenza – non ostacola l’accesso alla giustizia, ma rafforza l’efficacia della mediazione, trasformandola in un momento dialettico concreto, utile e potenzialmente risolutivo”.

Il verdetto chiude, almeno sul piano giuridico, una controversia che ha animato il dibattito tra addetti ai lavori. Tuttavia, all’interno dell’avvocatura persistono dubbi sull’utilità concreta della mediazione così come concepita, tra chi la considera una valida alternativa al processo e chi teme si traduca in un ulteriore onere per i cittadini.


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