Un attacco informatico ha colpito nelle scorse ore i sistemi della Camera dei deputati, violando le caselle di posta elettronica di alcuni parlamentari. Tra gli account compromessi figurano quello della presidente del Consiglio Giorgia Meloni nella sua funzione di deputata, quello di Andrea Delmastro Delle Vedove (Fratelli d’Italia, ex sottosegretario alla Giustizia) e quello di Paolo Formentini (Lega).
Da Palazzo Chigi è stato precisato che l’indirizzo compromesso non è quello utilizzato da Meloni per le comunicazioni riservate di governo, dotato di protezioni più elevate. L’Agenzia per la cybersicurezza nazionale e i tecnici di Montecitorio hanno lavorato nel pomeriggio di ieri per isolare i sistemi coinvolti, bloccare le attività dannose e applicare le patch necessarie; nel pomeriggio l’allarme sarebbe rientrato, secondo quanto riferito dagli uffici della Camera, che parlano di episodio “non emergenziale”.
La Procura di Roma è pronta ad aprire un fascicolo per accesso abusivo a sistema informatico (art. 615-ter c.p.), non appena riceverà l’informativa della Polizia postale, impegnata anche a verificare se dietro l’attacco alla Camera e ad altre istituzioni italiane ed estere vi sia un’unica matrice. Non c’è ancora un’attribuzione ufficiale dell’attacco.
L’episodio si inserisce in un contesto di crescente pressione sulle infrastrutture digitali istituzionali europee: negli ultimi mesi sono stati segnalati un attacco al Parlamento norvegese rivendicato dal gruppo filorusso “Server Killers”, intrusioni nei cellulari di ministri e parlamentari tedeschi e un attacco DDoS al sito della Farnesina rivendicato dal collettivo Noname057(16). Il dossier sull’attacco alla Camera potrebbe a breve essere sottoposto al Copasir, il comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica.
Per gli studi legali e gli enti pubblici che gestiscono dati sensibili, l’episodio conferma l’urgenza di protocolli di sicurezza rafforzati e di piani di risposta agli incidenti coerenti con gli obblighi di notifica previsti dalla normativa NIS 2.
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