L’Organismo Congressuale Forense (OCF) ha espresso netta contrarietà alla stretta sul patrocinio a spese dello Stato prevista dall’articolo 135, commi 5-9, del disegno di legge di Bilancio 2027-2029, chiedendone lo stralcio immediato. Per l’OCF si tratta anzitutto di una questione di metodo: norme che incidono sul diritto di difesa sarebbero state inserite tra i tagli di spesa, senza un confronto con le Commissioni Giustizia e con l’avvocatura.
Il gratuito patrocinio, ricorda l’Organismo, è attuazione dell’articolo 24 della Costituzione e non può essere trattato come un costo da comprimere. Tre le criticità principali individuate: l’introduzione della difesa a pena di inammissibilità anche nel settore penale, con l’obbligo di anticipare la strategia difensiva per ottenere un difensore; la cancellazione dell’unico rimedio oggi previsto contro il diniego del Consiglio dell’Ordine, che diventerebbe definitivo; nuovi requisiti legati a corsi qualificati privi di regole certe, insieme a un’ipotesi di calcolo ISEE — che considera patrimonio e nucleo familiare — che rischierebbe di escludere chi oggi è ammesso al beneficio con un reddito di 13.659 euro.
Secondo l’OCF la riforma colpirebbe l’accesso alla giustizia e non gli eventuali abusi: i professionisti attendono già mesi per liquidazioni spesso decurtate, mentre la manovra non prevede alcuna accelerazione dei pagamenti né risorse aggiuntive per la giustizia.
L’Organismo richiama infine la propria proposta del 24 settembre 2026 di modifica dell’articolo 170 del Testo Unico spese di giustizia, per fissare in 30 giorni dalla comunicazione di cancelleria il termine per opporsi ai decreti di pagamento, definita “norma di civiltà giuridica”, e annuncia che chiederà un incontro al Ministero della Giustizia per discutere le modifiche proposte.
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