15 Ottobre 2026 - Avvocatura e previdenza forense

Crediti da gratuito patrocinio, ultime due settimane per la compensazione

Fino al 31 ottobre gli avvocati possono trasformare in liquidità immediata i crediti maturati verso il Ministero della Giustizia, compensandoli con contributi previdenziali, IVA e altre imposte

Resta aperta fino al 31 ottobre la finestra per compensare i crediti da patrocinio a spese dello Stato con i contributi previdenziali dovuti a Cassa Forense. Un meccanismo che dal 2023 permette agli avvocati di trasformare in liquidità, in tempi più rapidi rispetto a quelli ordinari di pagamento del Ministero della Giustizia, somme altrimenti bloccate per mesi.

La possibilità riguarda i crediti per spese, diritti e onorari maturati e non ancora saldati nell’ambito del patrocinio a spese dello Stato, ai sensi degli artt. 82 e seguenti del Testo unico in materia di spese di giustizia (D.P.R. 115/2002). È stata introdotta dall’art. 1, comma 860, della legge 29 dicembre 2022, n. 197, che ha modificato l’art. 1, comma 778, della legge 208/2015. La compensazione si estende, oltre che ai contributi previdenziali, a ogni imposta e tassa, compresa l’IVA, ed è ammessa anche per gli avvocati che esercitano in forma associata.

Dal punto di vista operativo, la procedura si avvia quando nello SPEdiGIUS — che dal 1° luglio 2026 ha sostituito il SIAMM — la fattura emessa per l’attività di patrocinio risulta “Lordo Esecutivo”. La fattura va poi inserita nella piattaforma crediti commerciali (PCC) gestita dal MEF. Una volta ammessa, non può più essere richiesto il pagamento diretto, e la compensazione si effettua esclusivamente tramite F24 Web, con accesso a Entratel o Fisconline, anche in più soluzioni e in momenti diversi dell’anno. L’importo disponibile corrisponde al totale della fattura, senza la ritenuta d’acconto del 20%.

Due gli avvertimenti pratici: va evitato l’inserimento delle fatture elettroniche a ridosso della scadenza della finestra, perché la sincronizzazione tra i sistemi richiede 24-48 ore; e il requisito di ammissione — fattura non pagata nemmeno in parte — deve restare valido anche dopo l’ammissione in compensazione.

Dal 2023 la misura ha permesso a diecimila avvocati circa di monetizzare crediti per decine di milioni di euro complessivi, segno di una domanda diffusa tra i professionisti per accelerare l’incasso dei compensi dovuti dallo Stato.

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