Nel riassetto in corso al Ministero della Giustizia, il nome che circola con maggiore insistenza per la guida del Gabinetto è quello di Antonio Mura, attuale capo dell’ufficio legislativo. Una soluzione interna, di profilo tecnico-istituzionale, che consentirebbe di garantire continuità amministrativa dopo l’uscita di Giusi Bartolozzi, già da giorni in una posizione di crescente difficoltà prima delle dimissioni.
Diverso, invece, il destino della casella lasciata libera dal sottosegretario Andrea Delmastro. A differenza del Gabinetto, dove una nomina appare necessaria per il funzionamento della struttura, sul piano politico prende quota l’ipotesi di non procedere ad alcuna sostituzione. Una scelta che troverebbe fondamento in una valutazione di opportunità: a un anno dalla fine della legislatura, l’avvicendamento potrebbe essere considerato non prioritario. In ambienti di governo, l’orientamento viene descritto come “probabile, se non quasi certo”.
Anche a via Arenula, dunque, si ragiona in termini analoghi. L’assetto attuale – con il ministro Carlo Nordio, il viceministro Francesco Paolo Sisto e il sottosegretario Andrea Ostellari – garantirebbe comunque la rappresentanza delle principali forze di maggioranza, senza rendere indispensabile un nuovo ingresso. Una soluzione che eviterebbe anche di riaprire equilibri politici delicati all’interno della coalizione.
Nel frattempo, la macchina amministrativa prosegue con una gestione transitoria. Le funzioni del capo di Gabinetto sono state temporaneamente assunte dal vicario Vittorio Corasaniti, affiancato da Anna Chiara Fasano, in attesa della decisione definitiva sulla nomina.
Il profilo di Mura appare coerente con questa fase. Magistrato in pensione, con una lunga esperienza ai vertici degli uffici requirenti e già protagonista di incarichi ministeriali, rappresenta una figura di raccordo tra dimensione tecnica e conoscenza dell’amministrazione. Nel suo percorso figurano, tra l’altro, ruoli di primo piano presso le Corti d’appello di Roma e Venezia, oltre a precedenti incarichi al Ministero della Giustizia, dove ha lavorato anche su temi legati alla semplificazione e alla chiarezza degli atti processuali.
La scelta che maturerà nelle prossime settimane sarà indicativa della linea che il governo intende adottare: rafforzare la struttura con figure tecniche di continuità oppure mantenere un profilo più essenziale, evitando nuovi innesti politici. In entrambi i casi, l’obiettivo dichiarato resta quello di garantire stabilità operativa in una fase considerata decisiva per la chiusura della legislatura.
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