5 Giugno 2025 - Attualità

DL Sicurezza: l’allarme dell’avvocatura

La posizione dell’Organismo Congressuale Forense sul DL Sicurezza, appena approvato. OCF esprime forte preoccupazione per l’impianto del provvedimento e per le sue ricadute in termini di garanzie costituzionali, ruolo del diritto penale e tutela dei diritti individuali.

Roma, 5 giugno 2025 – L’Organismo Congressuale Forense, a seguito dell’approvazione parlamentare del cosiddetto DL Sicurezza, esprime preoccupazione per l’impianto e le conseguenze del provvedimento.

“Con l’approvazione definitiva del DL Sicurezza – afferma Mario Scialla, Coordinatore dell’Organismo Congressuale Forense – si conferma una linea politica che utilizza il diritto penale in modo simbolico e punitivo, non vi è alcun beneficio in termini di riduzione dei reati e si alimenta il teorema errato secondo il quale l’introduzione di reati e il ricorso alla detenzione in carcere risolvono i mali sociali”.

“Non si può immaginare un processo penale in equilibrio se il diritto penale sostanziale diventa illiberale. L’aumento delle pene detentive e l’introduzione di nuovi reati e circostanze aggravanti– prosegue Carlo Morace, responsabile del Gruppo Penale OCF– rende sempre più complessa la difesa dell’innocente nel processo. Il decreto sicurezza introduce reati che colpiscono con identiche pene elevate fatti eterogenei e di diversa gravità. In più, il volto del diritto penale assume connotati securitari, la tutela della sicurezza travolge le libertà del singolo, si inasprisce la lotta al dissenso manifestato nelle piazze e la repressione colpisce anche soggetti deboli quali la madre di minori in tenera età, il detenuto ristretto in carceri che non garantiscono la dignità dell’uomo, le persone bisognose”.

L’Organismo Congressuale Forense aveva già espresso le proprie riserve in audizione parlamentare, sottolineando la pericolosità di un’impostazione che considera nemico il cittadino invece che soggetto titolare di diritti. L’introduzione di reati mal definiti, come la resistenza passiva in carcere o il blocco della circolazione durante le manifestazioni, rischia di aprire la strada a un diritto penale costruito sull’indeterminatezza, in contrasto con i principi costituzionali e con la giurisprudenza della Corte Costituzionale.

“Siamo di fronte a un salto indietro culturale – conclude Morace – che contrasta con la centralità che la nostra Costituzione assegna all’individuo e veicola la malsana idea che la migliore società non è quella evoluta culturalmente, ma quella con un diritto penale elefantiaco. L’OCF continuerà a far sentire la voce dell’Avvocatura e a veicolare il messaggio che solo un diritto penale liberale arreca beneficio alla collettività”.

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