Quante volte un deposito telematico è saltato all’ultimo momento per un blocco dei sistemi ministeriali, lasciando al difensore l’onere di dimostrare che la colpa non era sua? Da oggi questo problema ha una soluzione strutturale.
Il Dipartimento per l’innovazione tecnologica della Giustizia ha annunciato l’attivazione, sul portale dei Servizi Telematici (PST), del registro ufficiale dei malfunzionamenti dei sistemi informatici ministeriali. Lo strumento dà attuazione all’art. 196-quater delle disposizioni di attuazione del codice di procedura civile e all’art. 175 c.p.p., e copre sia il processo civile telematico (PCT) sia quello penale (PPT).
Come funziona
Il registro, consultabile direttamente dal portale PST, rilascia due tipologie di attestazione. La prima è provvisoria: viene generata mentre il disservizio è in corso e indica data e ora di inizio del blocco, con le informazioni disponibili in quel momento. La seconda è definitiva e fotografa l’intero arco temporale del malfunzionamento, dall’inizio alla fine. Ogni certificazione riporta inoltre l’ambito territoriale coinvolto, gli uffici giudiziari interessati, i sistemi colpiti e la data di emissione del documento.
Perché conviene agli avvocati
Il valore pratico è evidente. Immaginiamo una comparsa conclusionale con scadenza alle 23.59: se il portale si blocca alle 18 e il disservizio risulta dal registro, il difensore può scaricare prima l’attestazione provvisoria e poi quella definitiva, precostituendosi una prova ufficiale — rilasciata dallo stesso Ministero — del fatto che il deposito era tecnicamente impossibile per cause a lui non imputabili.
I limiti da conoscere
Attenzione, però: il registro non è una scorciatoia processuale. Non sostituisce gli strumenti ordinari come l’istanza di rimessione in termini o la richiesta di proroga, e resta fermo l’onere di diligenza della parte, che deve attivarsi per acquisire la certificazione e allegarla agli atti quando rilevante. Soprattutto, l’attestazione copre esclusivamente i blocchi dei sistemi ministeriali: non può essere invocata per anomalie riconducibili al professionista, come errori del software redattore atti, problemi della propria firma digitale o della PEC.
Trasparenza e affidabilità
L’informazione sui disservizi continuerà a viaggiare anche sui canali tradizionali: news del sito PST, piattaforma “Giustizia informa” e comunicazioni massive agli utenti. Dall’attivazione del registro sono già stati censiti alcuni blocchi, legati ad aggiornamenti o manutenzioni, ora sul solo versante penale, ora su quello civile, ora su entrambi. Dal Ministero inquadrano l’iniziativa tra le misure di rafforzamento della trasparenza e dell’affidabilità dei servizi digitali della giustizia, a garanzia della piena operatività del PCT e del PPT.
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