Scoppia la polemica sulle dichiarazioni del sottosegretario alla Giustizia, Andrea Delmastro, rilasciate al quotidiano Il Foglio. In una conversazione definita “confidenziale”, Delmastro ha espresso forti perplessità sulla riforma della giustizia voluta dal ministro Carlo Nordio, affermando che l’unico aspetto positivo sarebbe il sorteggio dei membri togati del Consiglio Superiore della Magistratura. “Dare ai pubblici ministeri un proprio Csm è un errore strategico – ha detto – l’unica cosa figa della riforma è il sorteggio dei togati al Csm, basta”.
Frasi che hanno scatenato una valanga di reazioni politiche e richieste di dimissioni, soprattutto dall’opposizione. Nel tentativo di placare le polemiche, Delmastro ha diffuso una nota ufficiale in cui parla di “forzata distorsione della realtà”, precisando che l’impianto della riforma è condiviso e sostenuto dalla maggioranza. “L’obiettivo è garantire una vera indipendenza della magistratura dalla politica” ha ribadito, sottolineando che il dibattito interno si era concentrato solo su diverse opzioni di riforma del Csm.
A intervenire per smorzare le tensioni è stato anche il ministro della Giustizia Nordio, che ha definito la vicenda una “enfatizzazione giornalistica” di un confronto interno ormai superato.
Ma le opposizioni non ci stanno. Il Partito Democratico, con Debora Serracchiani e altri esponenti, attacca: “Delmastro non doveva essere nominato, ha dimostrato scarso senso dello Stato e ora certifica la crisi irreparabile della riforma”. Matteo Renzi rincara la dose, ironizzando sulla contraddizione tra Nordio e il suo sottosegretario: “Meloni cosa farà? Manderà via il ministro che ha scritto la riforma o il sottosegretario che la demolisce?”.
Anche Forza Italia prende le distanze, definendo le parole di Delmastro “considerazioni personali” e confermando il pieno sostegno alla riforma. La maggioranza, assicura il deputato azzurro Raffaele Nevi, è compatta e pronta ad accelerare l’iter legislativo.
Un caso politico che rischia di lasciare strascichi nel governo, mentre la riforma della giustizia procede tra tensioni e malumori interni.
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