ROMA – Un tema che genera da sempre tensioni nei condomini trova finalmente una risposta chiara da parte della giurisprudenza e dell’Autorità Garante della Privacy. L’installazione di telecamere di videosorveglianza senza l’approvazione assembleare non è solo un abuso, ma un illecito con pesanti conseguenze legali. E la responsabilità di intervenire ricade in maniera diretta sull’amministratore, che non può più limitarsi a prendere le distanze dal problema.
Le regole chiare della videosorveglianza condominiale
La legge non lascia spazio a interpretazioni: l’articolo 1122-ter del Codice civile stabilisce che l’installazione di un impianto di videosorveglianza su parti comuni di un edificio richiede una delibera assembleare approvata con la maggioranza degli intervenuti che rappresenti almeno la metà del valore dell’edificio. Qualsiasi impianto installato unilateralmente da un singolo condomino, quindi, è automaticamente fuori legge.
Dal punto di vista della privacy, le implicazioni sono ancora più serie. Le immagini riprese da un sistema non autorizzato rappresentano un trattamento illecito di dati personali. Mancano tutti i requisiti fondamentali: l’individuazione di un titolare del trattamento, un’informativa chiara, una valutazione d’impatto e una valida base giuridica per la raccolta delle immagini.
I doveri dell’amministratore e le conseguenze della negligenza
Fino a poco tempo fa, molti amministratori tendevano a disinteressarsi del problema, dichiarandosi estranei agli impianti abusivi. Ora, il Garante della Privacy e la giurisprudenza, come nel caso della recente sentenza 3445/2025 del Tribunale di Milano, hanno messo un punto fermo: l’amministratore ha il preciso dovere di agire tempestivamente per tutelare la riservatezza e i diritti dei condomini.
La mancata azione non solo lo espone a pesanti sanzioni pecuniarie da parte del Garante, ma può anche comportare una responsabilità personale diretta per eventuali danni causati. Inoltre, un comportamento passivo può essere considerato una “grave negligenza”, un motivo sufficiente per la revoca dall’incarico.
A riprova di questa linea dura, si ricorda un provvedimento del Garante risalente al dicembre 2022, in cui un condominio è stato sanzionato proprio per non aver regolarizzato un impianto installato abusivamente da alcuni residenti.
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