Iva e accise: dal 1° ottobre nuove competenze per il Tribunale dell’UE

Bruxelles – A partire dal 1° ottobre 2024, il Tribunale dell’Unione Europea assumerà nuove competenze pregiudiziali in sei aree specifiche, precedentemente di competenza esclusiva della Corte di giustizia europea. Il trasferimento parziale di tali responsabilità è stato formalizzato con la pubblicazione del regolamento sulla Gazzetta Ufficiale dell’Unione Europea (GUEE).

Le sei materie interessate dal trasferimento di competenze sono il sistema comune dell’Iva, i diritti di accisa, il codice doganale, la classificazione tariffaria delle merci, la compensazione pecuniaria e l’assistenza ai passeggeri in caso di negato imbarco, ritardo o cancellazione dei servizi di trasporto, nonché il sistema per lo scambio di quote di emissione di gas a effetto serra.

Questa significativa modifica dello statuto della Corte di giustizia dell’Unione mira a redistribuire il carico di lavoro tra le due istituzioni, consentendo al Tribunale di occuparsi di questioni altamente specializzate e alleggerendo così il compito della Corte. Con l’avvicinarsi della scadenza, gli esperti del settore sono già al lavoro per adattarsi al nuovo assetto giuridico che entrerà in vigore a breve.

Giustizia, mediazione: prorogati i termini per l’adeguamento alla nuova normativa

Roma – Gli organismi di mediazione avranno tempo fino al 31 gennaio 2025 per conformarsi ai requisiti stabiliti dal decreto ministeriale numero 150 del 24 ottobre 2023. La proroga è stata ufficialmente sancita da un decreto firmato il 9 agosto dal Ministro della Giustizia, Carlo Nordio, in collaborazione con il Ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso.

La decisione di estendere i termini è stata presa a seguito delle numerose richieste inviate al Ministero della Giustizia dagli enti interessati. Il decreto sottolinea che il prolungamento è stato necessario anche a causa della complessità delle procedure amministrative legate all’adeguamento ai nuovi standard normativi.

Questa proroga rappresenta un respiro di sollievo per molti organismi di mediazione che si trovano ad affrontare un percorso di adeguamento particolarmente impegnativo, garantendo loro il tempo necessario per conformarsi alle nuove disposizioni senza rischiare sanzioni o la perdita della propria abilitazione.

Caso Pifferi: la Corte d’Assise di Milano spiega la condanna all’ergastolo per la morte della figlia Diana

La Corte d’Assise di Milano ha recentemente pubblicato le motivazioni della sentenza che ha condannato Alessia Pifferi all’ergastolo per la morte della figlia Diana. Un caso che ha suscitato grande interesse mediatico e che pone questioni giuridiche complesse, in particolare riguardo alla distinzione tra omicidio e abbandono di minore.

La sentenza, emessa il 9 agosto 2024, ha sottolineato la differenza tra il reato di abbandono di minore seguito da morte e quello di omicidio. Secondo i giudici, l’elemento psicologico che distingue i due reati è cruciale: nel caso di abbandono di minore, il reato si configura quando l’autore è consapevole del pericolo per l’incolumità fisica della vittima, mentre nell’omicidio è necessario che l’autore agisca con la volontà di causare la morte, o accettando il rischio che ciò avvenga.

Nel caso Pifferi, i giudici hanno ricordato che, secondo un orientamento costante della giurisprudenza, la prova del dolo (cioè della volontà di commettere il reato) si basa sulla valutazione delle circostanze concrete dell’azione. Anche senza una confessione esplicita, queste circostanze devono essere analizzate attentamente per verificare se siano idonee a dimostrare l’intenzionalità del reato.

Durante il processo, il pubblico ministero aveva riconosciuto che l’indagine non aveva dimostrato un dolo diretto intenzionale da parte di Alessia Pifferi. Tuttavia, la Corte ha ritenuto che il comportamento omissivo della Pifferi fosse comunque gravemente colposo, anche se non intenzionalmente volto a causare la morte della figlia.

La sentenza chiarisce inoltre che, per configurare il dolo eventuale (una forma di dolo in cui l’autore accetta il rischio del verificarsi di un evento dannoso), è necessario dimostrare che l’imputato si sia confrontato psicologicamente con la possibilità dell’evento e abbia accettato tale rischio. Questo processo di analisi si basa su una serie di indicatori, tra cui la condotta dell’imputato, la sua personalità, il contesto in cui si è svolto il fatto e le conseguenze che avrebbe potuto prevedere.

La Corte ha concluso che Alessia Pifferi, pur non avendo voluto direttamente la morte della figlia, aveva previsto come concreta la possibilità di tale esito, sulla base delle sue azioni e delle dichiarazioni rilasciate durante il processo. Questo ha portato i giudici a ravvisare tutti gli elementi necessari per configurare il dolo eventuale.

Infine, riguardo all’aggravante della premeditazione, la Corte ha chiarito che questa non può essere applicata insieme al dolo eventuale. La premeditazione implica infatti una volontà intensa di raggiungere un determinato risultato, incompatibile con la “vaghezza” psicologica caratteristica del dolo eventuale, dove l’autore accetta solo il rischio che l’evento si verifichi.

Con queste motivazioni, la Corte d’Assise di Milano ha confermato la condanna di Alessia Pifferi all’ergastolo, sottolineando la gravità delle sue azioni e la consapevolezza del rischio che queste comportavano per la vita della figlia Diana.

“Ciao Darwin” e la nozione di “luogo di lavoro”: la sentenza della Cassazione sull’incidente durante le riprese

La sentenza, emessa il 6 maggio 2024 dalla Sezione IV della Cassazione Penale (Presidente Di Salvo, Relatore Mari), si concentra sull’applicazione delle normative per la prevenzione degli infortuni sul lavoro, ponendo l’attenzione sulla possibile equiparazione tra un concorrente di un programma televisivo e un lavoratore.

Il caso in esame riguarda un incidente che ha coinvolto un concorrente durante le riprese del programma “Ciao Darwin”. La questione principale ruotava attorno alla definizione di “luogo di lavoro” e alla conseguente applicazione delle misure di sicurezza.

La nozione di “luogo di lavoro” secondo la Cassazione

Secondo la Corte di Cassazione, per definire un “luogo di lavoro” è necessario adottare un criterio di tipo funzionale e relazionale. In altre parole, un ambiente può essere considerato un luogo di lavoro se al suo interno si svolgono attività lavorative e se esiste un rischio connesso all’esercizio di un’attività di impresa. Da ciò deriva l’obbligo, per il datore di lavoro, di garantire la sicurezza di tutte le persone presenti in tale ambiente, indipendentemente dal loro ruolo.

La Corte ha inoltre chiarito che le norme di prevenzione degli infortuni non sono esclusivamente a tutela dei lavoratori dipendenti, ma anche di tutte le persone che, pur non avendo un rapporto di lavoro diretto con l’impresa, si trovano occasionalmente in quell’ambiente. Pertanto, in caso di lesioni o decessi, perché si possa parlare di violazione delle norme sulla sicurezza sul lavoro, è sufficiente che esista un nesso causale tra tale violazione e l’evento dannoso.

L’esclusione del “luogo di lavoro” per l’incidente di “Ciao Darwin”

Tuttavia, la Corte ha ritenuto corretto il giudizio del Tribunale di primo grado, che aveva escluso la qualificazione dell’ambiente in cui si è verificato l’incidente come “luogo di lavoro”. Il Tribunale ha basato la sua decisione sul fatto che la struttura in cui è avvenuto l’infortunio era destinata esclusivamente a un’attività ludica, ovvero le prove dei concorrenti, e non era utilizzata dai lavoratori presenti sul set.

Di conseguenza, il rischio derivante dall’uso di quella struttura non poteva essere considerato un rischio lavorativo, poiché non era legato all’attività d’impresa e la struttura stessa non era destinata ad attività lavorative. Il rischio di caduta, che si è concretizzato nell’incidente, è stato considerato un pericolo intrinseco all’attività ludica svolta dai concorrenti e non associato al lavoro.

La conclusione della Cassazione

La Cassazione ha confermato che il Tribunale ha agito correttamente nel valutare che l’incidente non rientrava nella violazione delle norme sulla sicurezza sul lavoro. La remissione della querela, che ha portato all’estinzione del reato, è stata considerata adeguata, escludendo l’aggravante inizialmente contestata.

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Benedette vacanze: dopo lo stress, per gli avvocati un ritorno alla “normalità”

Agosto rappresenta una parentesi di calma per gli avvocati, una categoria professionale spesso abituata a ritmi incessanti e a un carico di lavoro che non conosce tregua. Con la chiusura estiva dei tribunali, gli studi legali di tutta Italia si svuotano, e anche i professionisti più impegnati si concedono un meritato riposo.

Una tregua necessaria 

Per molti avvocati, il periodo delle vacanze non è solo un’opportunità per godersi il mare o la montagna, ma una vera e propria necessità per recuperare energie fisiche e mentali. La professione legale è infatti notoriamente stressante: la gestione di cause complesse, le scadenze stringenti e l’inevitabile pressione legata alla responsabilità verso i clienti richiedono un equilibrio psicofisico che, senza pause adeguate, rischia di incrinarsi.

Gli avvocati approfittano di questa pausa estiva per dedicarsi a se stessi e alle loro famiglie, spesso sacrificate durante l’anno a causa dei numerosi impegni professionali. Per alcuni, agosto è il momento di viaggi e svago; per altri, una parentesi da dedicare a hobby e interessi personali, lontano dalle urgenze del quotidiano.

Un ritorno alla normalità 

Nonostante il periodo di riposo, per molti avvocati agosto non è un mese di totale inattività. La chiusura dei tribunali non implica infatti l’interruzione completa delle attività legali. Alcuni avvocati continuano a lavorare su pratiche meno urgenti, preparano strategie per le cause in sospeso, o dedicano il tempo a formarsi e aggiornarsi su nuove normative e giurisprudenza.

Tuttavia, la mente è già proiettata verso settembre, quando gli uffici e i tribunali torneranno a pieno regime. L’autunno 2024 si preannuncia particolarmente impegnativo per la categoria, con numerose riforme in arrivo e un’agenda legislativa che richiederà massima attenzione e preparazione.

Vacanze brevi e la sfida della conciliazione

La realtà per molti avvocati è che il tempo di riposo è breve e, spesso, interrotto da urgenze inattese o scadenze imminenti. La sfida di conciliare vita professionale e personale resta alta anche in questo periodo, specie per chi gestisce studi legali di piccole dimensioni o è impegnato in contenziosi particolarmente delicati.

La flessibilità tipica del lavoro dell’avvocato si traduce quindi anche in agosto in una necessità di bilanciamento, che può richiedere di rispondere a email, organizzare meeting virtuali o gestire questioni urgenti anche sotto l’ombrellone.

Un augurio di ricarica per affrontare le sfide future

Le vacanze estive rappresentano per gli avvocati un momento di recupero fondamentale per affrontare con nuove energie le sfide che li attendono al rientro. Seppur breve e talvolta interrotto, questo periodo di pausa permette ai professionisti del diritto di ricaricare le batterie e tornare in pista con determinazione e prontezza, pronti a rispondere alle esigenze di una giustizia che non si ferma mai.

La redazione di Servicematica non si ferma e continuerà ad assicurare l’informazione puntuale e gli approfondimenti come di consueto. Auguriamo a tutti i professionisti di godersi il meritato riposo e considerarlo come un’opportunità preziosa per guardare avanti, preparandosi a un autunno che si prospetta intenso e ricco di sfide, sia a livello professionale che personale.

Giustizia, cosa ci aspetta a settembre

La giustizia rimane un tema centrale nell’agenda politica. Le proposte di riforma, dalla custodia cautelare alla separazione delle carriere, riflettono la complessità e l’urgenza di trovare un equilibrio tra efficienza, garanzie costituzionali e tutela dei diritti dei cittadini.

Nordio ha ribadito la necessità di interventi tempestivi e ha annunciato l’intenzione di discutere il problema con il Presidente della Repubblica. “Ho prospettato alla presidente Meloni soluzioni per il sovraffollamento carcerario. Su questo tema chiederò un incontro al Presidente della Repubblica”, ha dichiarato il ministro, sottolineando l’urgenza di riforme per alleviare la pressione sul sistema penitenziario italiano.

Riforma della custodia cautelare: divergenze e proposte

In Parlamento, le discussioni si concentrano sulla possibilità di riformare la custodia cautelare. Forza Italia, in sintonia con Nordio, propone di rivedere i criteri per la carcerazione preventiva, eliminando il pericolo di reiterazione del reato come motivo per l’adozione di tale misura. La Lega appoggia questa proposta, sebbene all’interno del partito emergano posizioni sfumate. Al contrario, Fratelli d’Italia adotta un approccio più prudente, con il ministro per i Rapporti con il Parlamento, Luca Ciriani, che ha dichiarato: “Prima di procedere, se ne parlerà con il ministro e all’interno della maggioranza. Non ci sono testi scritti, ma valuteremo con prudenza”.

Anche le forze di opposizione, in particolare Azione e Italia Viva, mostrano aperture significative. Matteo Renzi ha suggerito di limitare la custodia cautelare per reati di lieve entità, mentre Roberto Giachetti di Italia Viva ha avanzato una proposta di legge per estendere la “liberazione anticipata” da 45 a 60 giorni ogni sei mesi, e in alcuni casi fino a 75 giorni. Questa proposta, discussa alla Camera a luglio, tornerà sul tavolo dopo la pausa estiva.

Lo “scudo penale” per i presidenti di Regione: un’idea controversa

Un altro tema scottante è la proposta della Lega di introdurre uno “scudo penale” per i presidenti di Regione, che posticiperebbe le indagini a loro carico fino alla fine del mandato. Questa iniziativa, che trova legame con la situazione del governatore della Liguria Giovanni Toti, vede Forza Italia aperta alla discussione, mentre Fratelli d’Italia si mostra più resistente. Le opposizioni, specialmente quelle di centrosinistra, si sono espresse criticamente, e anche Renzi ha manifestato il suo dissenso.

Verso il futuro: separazione delle carriere e riforme costituzionali

Oltre alla custodia cautelare, un’altra riforma di grande rilevanza riguarda la separazione delle carriere tra magistratura inquirente e giudicante. Questa proposta, inclusa nel disegno di legge costituzionale, sarà al centro del dibattito parlamentare a partire da settembre, ma il percorso per la sua attuazione si preannuncia lungo. Il governo intende procedere con cautela, assicurando che la riforma si sviluppi in parallelo all’introduzione del premierato.

mediazione stretta di mano

Termine per gli organismi di mediazione, OCF: “Urgente la proroga”

L’Organismo Congressuale Forense, alla luce dell’imminente scadenza normativa del 15 agosto, richiama l’attenzione sulla necessità di proroga del DM 150/2023, in assenza della quale numerosi Organismi di mediazione interni agli Ordini degli Avvocati si troverebbero a dover far fronte a rilevanti criticità operative e strutturali.

A seguito delle proficue interlocuzioni intrattenute con il Ministero della Giustizia nello scorso mese di giugno, l’OCF è fiducioso che le Istituzioni competenti interverranno tempestivamente prorogando il termine ad oggi previsto, al fine di mantenere la piena efficacia del sistema della mediazione, in linea con il conseguimento degli obiettivi previsti dal PNRR.

Corte d’Appello di Venezia: avvio della consultazione telematica dei fascicoli penali

Venezia, 9 agosto 2024 – La Corte d’Appello di Venezia ha annunciato l’implementazione di un nuovo servizio telematico volto a migliorare l’accesso ai fascicoli penali di appello. Questo progetto sperimentale, realizzato da Servicematica, rappresenta un passo significativo verso la digitalizzazione dei processi giudiziari, permettendo una consultazione più rapida e agevole degli atti processuali.

A partire da oggi, gli avvocati coinvolti nei procedimenti penali con udienza fissata per il mese di settembre 2024 potrebbero ricevere delle comunicazioni via email dall’indirizzo “comunicazioni.portalegiustizia@servicematica.net“. Queste email informeranno della possibilità di accedere al portale “https://giustizia.info/” per consultare il fascicolo relativo al procedimento identificato con il numero RG xxxx/aaaa.

Il nuovo servizio consente agli avvocati, in qualità di parti del fascicolo, di consultare telematicamente i documenti contenuti nel fascicolo di appello e, ove previsto, di procedere al caricamento della ricevuta di pagamento dei diritti di copia. Si prevede che il sistema sarà pienamente operativo dal 2 settembre 2024. Tuttavia, si segnala che, nella fase transitoria attuale, il personale delle cancellerie è impegnato nel caricamento dei documenti nei fascicoli all’interno del portale.

Una nota ufficiale sarà diramata al termine del caricamento dei fascicoli, fornendo ulteriori dettagli e confermando la piena operatività del sistema. Questo nuovo strumento rappresenta un’importante innovazione nel sistema giudiziario, con l’obiettivo di migliorare l’efficienza e l’accessibilità della giustizia.

Avviso sul sito Corte d’Appello di Venezia al link: https://ca-venezia.giustizia.it/it/paginadettaglio.page?contentId=CTM14572&modelId=55

Rete divisoria carceri

Incendio istituto Barcellona Pozzo di Gotto, DAP: maschere disponibili in istituto

Roma, 9 agosto 2024 – Con riferimento a notizie di stampa relative a un incendio sviluppatosi ieri sera nella Casa circondariale di Barcellona Pozzo di Gotto, il Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria informa che, contrariamente a quanto riportato nella nota di un sindacato di Polizia Penitenziaria, presso l’istituto messinese risultano regolarmente in dotazione dieci maschere antigas, tutte disponibili nel reparto.

D’altronde a seguito dei sempre più ricorrenti episodi di incendi verificatisi in occasione di proteste da parte della popolazione detenuta, quello delle dotazioni di maschere protettive è un tema ricorrente nelle riunioni e nelle interlocuzioni del Dipartimento con provveditori regionali e direttori d’istituto. In questo senso i vertici del Dap sono più volte intervenuti con specifiche disposizioni e richiedendo l’introduzione nei corsi per i nuovi agenti di Polizia Penitenziaria di uno specifico addestramento in proposito, ottenendo precisi riscontri sulla presenza e la disponibilità delle maschere nei reparti.

Sui medesimi temi – conclude la nota del Dap – tali riunioni e interlocuzioni sono state estese anche alle Organizzazioni sindacali del Corpo.

ddl cybersicurezza

Google perde la causa antitrust: “Violate le leggi sul monopolio nella ricerca online”

Un giudice federale degli Stati Uniti ha stabilito che Google ha agito illegalmente per mantenere il suo monopolio nel settore delle ricerche online, violando le leggi antitrust. La decisione rappresenta una significativa vittoria per le autorità regolatorie americane e potrebbe avere ripercussioni profonde sul modo in cui i colossi del tech conducono i loro affari.

La sentenza segue un processo di dieci settimane, durante il quale il Dipartimento di Giustizia e diversi stati americani hanno accusato Google di aver consolidato il proprio predominio pagando miliardi di dollari ad aziende come Apple e Samsung. Questi pagamenti, secondo l’accusa, garantivano che Google fosse il motore di ricerca predefinito sui loro dispositivi, bloccando così la concorrenza e mantenendo il controllo di circa il 90% del mercato della ricerca su Internet.

“Google è un monopolista”

“Google è un monopolista e ha agito come tale per mantenere il suo monopolio”, ha dichiarato il giudice nella sua sentenza di 286 pagine. Questo verdetto rappresenta la prima decisione antitrust dell’era moderna di internet contro un gigante tecnologico e potrebbe influenzare altre cause simili contro aziende come Apple, Amazon e Meta (proprietaria di Facebook, Instagram e WhatsApp).

La sentenza, tuttavia, non include ancora misure correttive. Sarà lo stesso giudice Mehta a decidere quali rimedi imporre, con la possibilità di costringere Google a modificare il proprio modo di operare o addirittura a vendere parte delle sue attività. Tra le accuse, il giudice ha riconosciuto che Google ha penalizzato anche Microsoft nel mercato degli annunci pubblicitari visualizzati accanto ai risultati di ricerca, rafforzando ulteriormente la sua posizione dominante.

La reazione di Google e la prospettiva di un appello

Mountain View non ha tardato a reagire, annunciando immediatamente l’intenzione di ricorrere in appello contro la sentenza. L’azienda si è difesa affermando di aver vinto la sfida “perché era migliore”, respingendo le accuse di aver ostacolato la concorrenza in modo illegittimo. Tuttavia, la testimonianza del CEO di Microsoft durante il processo ha evidenziato preoccupazioni per il crescente potere di Google, definendo il suo rapporto con Apple come “oligopolistico” e avvertendo che, senza interventi, Google potrebbe dominare anche nella corsa allo sviluppo dell’intelligenza artificiale.

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