Lavoro: le figure più richieste in Italia nei prossimi 5 anni – Il report di Unioncamere

Entro il 2028, le imprese e le pubbliche amministrazioni italiane avranno bisogno di reclutare tra 3,4 e 3,9 milioni di lavoratori, secondo il rapporto del Sistema Informativo Excelsior di Unioncamere. A contribuire al fabbisogno saranno principalmente la sostituzione di risorse in uscita e le nuove assunzioni legate al Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (Pnrr), che potrebbe generare fino a 970mila posti di lavoro aggiuntivi.

I settori con la maggiore richiesta

Tra i settori con la domanda più alta di manodopera, commercio e turismo sono in testa, con un fabbisogno stimato fino a 713mila unità. Seguono i servizi di supporto a imprese e Pubblica Amministrazione (563mila), il settore sanitario (fino a 465mila risorse), finanza e consulenza (454mila), e infine il comparto della formazione e cultura con un fabbisogno massimo di 445mila unità.

Pubblico e privato: le figure richieste

Il settore pubblico avrà bisogno di oltre 800mila nuove risorse entro il 2028, con particolare attenzione al turnover e agli obiettivi del Pnrr. La sanità e l’istruzione vedranno una crescita con circa 22mila nuove assunzioni ciascuna.

Nel settore privato, la richiesta di figure di alto profilo, come dirigenti, specialisti e tecnici, rappresenterà il 39% del totale, seguita da impiegati e professionisti commerciali (36%) e operai specializzati (17%). In particolare, si stima che fino a 122mila nuovi specialisti saranno richiesti nel campo delle scienze gestionali, commerciali e bancarie, di cui 64mila ingegneri.

Le professioni emergenti

Tra le professioni emergenti, spiccano gli insegnanti e i formatori, con un fabbisogno stimato di 100mila unità, e i medici, con 52mila nuovi posti previsti. Anche il settore legale avrà bisogno di specialisti, in particolare nel campo delle scienze giuridiche (30mila unità).

Il report segnala inoltre un forte fabbisogno di addetti all’assistenza clienti e alla segreteria, con circa 96mila nuovi impieghi nei prossimi cinque anni. Anche gli operai specializzati, in particolare nel settore delle costruzioni e dell’industria metalmeccanica, saranno richiesti.

Competenze green e digitali

La transizione energetica influenzerà la domanda di competenze “green”, con 2,4 milioni di lavoratori richiesti per mansioni con competenze intermedie e 1,5 milioni per competenze avanzate. Sul fronte digitale, si stima un fabbisogno di 960mila lavoratori con competenze informatiche avanzate, capacità di utilizzare linguaggi matematici e di gestire soluzioni innovative.

Formazione e territorio

Il 48% delle nuove assunzioni richiederà una formazione tecnico-professionale di livello secondario, mentre il 38% richiederà una formazione terziaria (laurea o diploma tecnico superiore). Solo il 4% sarà destinato a profili con diploma liceale.

A livello territoriale, la domanda sarà maggiore nel Sud e nelle Isole, con la Campania in testa (310mila unità), seguita da Sicilia e Puglia. La Lombardia, nel Nord-Ovest, guiderà le richieste con 710mila posti da coprire entro il 2028.

Bonus Asilo Nido 2024: tempo fino a fine anno per richiederlo, ecco le istruzioni dell’INPS

Con l’inizio del nuovo anno scolastico e la riapertura degli asili, è utile ricordare che c’è tempo fino al 31 dicembre 2024 per richiedere il Bonus Asilo Nido. Questo contributo, che può arrivare fino a un massimo di 3.600 euro, è destinato ai genitori di bambini nati nel 2024, con un secondo figlio di età inferiore ai 10 anni e un ISEE minorenni sotto i 40mila euro.

A chi spetta il Bonus

Come chiarito dall’INPS, il bonus è destinato a ciascun figlio di età inferiore ai 36 mesi. Se il bambino compie tre anni nel 2024, sarà possibile richiedere il contributo solo per le mensilità da gennaio ad agosto 2024. Chi non usufruisce del bonus nido può invece accedere a una detrazione del 19%, da inserire nella dichiarazione dei redditi (modello 730), basata sulle rette pagate nel 2023.

Importi del contributo

Il contributo massimo, pari a 3.600 euro all’anno, viene suddiviso in 11 mensilità da circa 327 euro ciascuna per le famiglie con un ISEE minorenni inferiore ai 25mila euro. Se l’ISEE è compreso tra 25mila e 40mila euro, il bonus scende a 3mila euro annui, mentre per i nuclei con ISEE superiore ai 40mila euro, l’importo è ridotto a 1.500 euro, erogato in 10 rate da 136 euro.

Modalità di richiesta e documentazione

La domanda per il bonus deve essere presentata esclusivamente online tramite il portale INPS. Per ottenere il rimborso, i genitori devono allegare la documentazione contenente la partita IVA dell’asilo, il nome del bambino e del genitore pagante, oltre agli estremi del pagamento e il mese di riferimento. La documentazione va caricata per ogni mese di frequenza e deve essere inoltrata entro il 31 luglio 2025.

Come velocizzare la procedura

L’INPS ha introdotto una modalità per accelerare i tempi di erogazione del bonus. È possibile autocertificare l’importo richiesto per ogni mensilità direttamente nel servizio web dell’INPS, includendo la quota della retta, la spesa per i pasti e l’imposta di bollo di 2 euro. In questo modo, l’accredito avverrà in modo automatizzato.

Bonus per supporto domiciliare

Anche per il 2024, il bonus è esteso ai bambini affetti da gravi patologie croniche che non possono frequentare l’asilo. In questo caso, oltre alla documentazione ordinaria, è necessario allegare un certificato pediatrico che attesti l’impossibilità del minore a frequentare la struttura.

Scadenze e ulteriori dettagli

La scadenza per la presentazione delle domande è fissata al 31 dicembre 2024, mentre la documentazione di spesa può essere presentata entro il 31 luglio 2025. Per chi non avesse richiesto il bonus, resta valida la possibilità di accedere alla detrazione fiscale del 19% tramite il modello 730, calcolata sulle spese sostenute nel 2023.

IA, via libera della Commissione UE al regolamento: firmata la prima convenzione internazionale vincolante

La Commissione Europea ha firmato la convenzione quadro del Consiglio d’Europa sull’intelligenza artificiale (IA), segnando un importante passo avanti nella regolamentazione dell’IA a livello globale. Si tratta del primo accordo internazionale giuridicamente vincolante in materia di IA, ed è pienamente allineato con l’IA Act dell’Unione Europea, diventato legge lo scorso luglio, rendendo l’Europa la prima ad aver legiferato in questo ambito.

Un accordo globale

Con la firma di questo accordo, anche Stati non appartenenti all’UE, come Stati Uniti, Giappone e Canada, si impegnano a rispettare le disposizioni del regolamento europeo, creando così un quadro comune per l’utilizzo dell’IA. L’obiettivo è garantire che i sistemi di intelligenza artificiale siano sviluppati e utilizzati nel rispetto dei diritti umani, della democrazia e dello Stato di diritto, senza frenare l’innovazione tecnologica.

Un approccio basato sul rischio

La convenzione prevede un approccio basato sul rischio per regolamentare i sistemi di IA. Tra i concetti chiave tratti dal regolamento UE vi sono la trasparenza, gli obblighi di documentazione per i sistemi considerati ad alto rischio, e la gestione dei rischi con la possibilità di vietare i sistemi che rappresentano una minaccia chiara per i diritti fondamentali. Queste norme mirano a stabilire una maggiore fiducia nell’uso dell’IA, rendendo il suo sviluppo più sicuro e responsabile.

Un impegno internazionale

La firma della convenzione è avvenuta a Vilnius, in Lituania, durante la conferenza informale dei ministri della Giustizia del Consiglio d’Europa. Oltre all’UE, tra i firmatari figurano numerosi Paesi, tra cui Stati Uniti, Canada, Giappone, Israele, Australia, Argentina e molti altri, rendendo l’accordo uno sforzo internazionale di ampia portata. La partecipazione di 68 rappresentanti della società civile, del mondo accademico e dell’industria ha garantito un approccio inclusivo e globale.

Prossimi passi

Dopo la firma, la Commissione UE elaborerà una proposta di decisione del Consiglio per la conclusione formale della convenzione. Anche il Parlamento Europeo dovrà dare la sua approvazione affinché l’accordo possa essere pienamente operativo. Questo rappresenta un passo cruciale per la regolamentazione dell’IA a livello mondiale, con l’UE pronta a guidare il dibattito e le normative globali sul tema.

Catania, caos alla Corte d’Appello: fascicoli danneggiati dalle infiltrazioni d’acqua

Gli avvocati di Catania hanno scoperto un grave problema negli uffici della Corte d’Appello: infiltrazioni d’acqua hanno rovinato numerosi fascicoli, alcuni dei quali ricoperti di muffa. Ben 344 fascicoli sono stati danneggiati, e la Corte ha chiesto la collaborazione degli avvocati coinvolti per la ricostituzione dei documenti mancanti. Ad oggi, 44 fascicoli sono già stati ricostruiti, ma per quelli irrecuperabili, i procedimenti legali dovranno essere ripetuti.

Un problema strutturale

Le infiltrazioni sono solo l’ultimo esempio di una situazione problematica che affligge da anni l’edilizia giudiziaria catanese. Antonio Guido Distefano, presidente del Consiglio dell’Ordine degli Avvocati (Coa) di Catania, denuncia a Il Dubbio: “Questa è solo la punta dell’iceberg. Il problema delle infrastrutture riguarda più uffici”. Distefano ha ricordato come due anni fa il crollo del soffitto di un ufficio del Giudice per le indagini preliminari abbia messo a rischio l’incolumità degli operatori, per fortuna senza causare feriti.

La situazione degli uffici giudiziari

Le infiltrazioni sono il risultato di anni di mancata manutenzione e di carenze strutturali che affliggono diversi edifici giudiziari della città. Il Coa, insieme ai vertici della giustizia locale, ha più volte chiesto alle istituzioni di intervenire, senza però ottenere soluzioni concrete. Le difficoltà non si limitano alla Corte d’Appello: anche le sedi periferiche e gli uffici del Giudice di Pace soffrono di gravi inefficienze. Distefano definisce la situazione del Giudice di Pace un “nodo irrisolto”, con ritardi nei processi che causano frustrazione tra avvocati e cittadini.

La speranza della “Cittadella giudiziaria”

Nel futuro della giustizia catanese si parla da tempo della realizzazione di una “Cittadella giudiziaria”, un polo unico che dovrebbe risolvere molti dei problemi logistici e strutturali attuali. Tuttavia, i ritardi nei lavori non lasciano ben sperare. “La Cittadella potrà rappresentare un punto di svolta – ha dichiarato Distefano – ma servono risposte concrete subito, perché le difficoltà che incontriamo ogni giorno sono esasperanti”.

L’importanza della digitalizzazione

Un altro punto critico è rappresentato dalla scarsa modernizzazione delle strutture giudiziarie. Distefano ha sottolineato l’importanza di investire nella digitalizzazione del processo penale e civile, per migliorare l’efficienza e ridurre i ritardi. Attualmente, le carenze tecnologiche e organizzative aggravano ulteriormente i problemi di un sistema già sotto pressione.

Assicurazione obbligatoria anche per i veicoli fermi: le nuove sanzioni

A partire dal 23 dicembre 2023, è entrato in vigore un nuovo obbligo per tutti i proprietari di veicoli a motore: l’assicurazione per la responsabilità civile verso terzi sarà necessaria anche per i mezzi fermi in aree private, come cortili o garage. La novità è contenuta nel decreto legislativo n. 184 del 22 novembre 2023, che recepisce la direttiva europea 2021/2118. La legge estende l’obbligo di copertura assicurativa ai veicoli non in circolazione, a prescindere dal terreno su cui si trovano.

Le sanzioni

Per chi non si adegua, sono previste sanzioni pesanti. Le multe partono da 866 euro, con la possibilità di riduzione se il pagamento avviene entro cinque giorni dalla notifica. La stessa regola si applica anche alle macchine agricole, ma in questo caso le sanzioni possono arrivare fino a 3.464 euro. Tuttavia, per questo settore, è stata prevista una deroga fino al 1° luglio 2024. Sono esonerati dall’obbligo assicurativo solo i veicoli sequestrati o privi di una componente essenziale, come il motore.

Problemi e dubbi

Nonostante l’entrata in vigore della norma, permangono diverse criticità. In particolare, le compagnie assicurative non offrono ancora polizze specifiche per coprire i rischi di veicoli non circolanti, come quelli utilizzati esclusivamente in proprietà private. Questo rappresenta un grosso problema per molte aziende agricole, che utilizzano macchine operatrici non targate all’interno dei loro confini e che quindi non possono essere assicurate. La stessa difficoltà si riscontra anche per i concessionari e i rivenditori di veicoli agricoli.

Le difficoltà interpretative

Un ulteriore nodo è rappresentato dalle difficoltà interpretative del provvedimento. Gli operatori del settore lamentano la mancanza di linee guida ufficiali da parte del ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, rendendo complicata la corretta applicazione della norma. Ad esempio, resta poco chiaro quali veicoli siano effettivamente soggetti all’obbligo assicurativo e come debbano essere stipulate le polizze.

Le richieste delle imprese

Le associazioni di categoria, tra cui Confagricoltura, Cia e Copagri, insieme a Federacma e altre organizzazioni del settore, hanno richiesto una proroga dell’obbligo per le macchine agricole e un tavolo di confronto con il ministero per chiarire i numerosi aspetti tecnici e operativi. L’obiettivo è trovare soluzioni che riducano i costi e semplifichino la burocrazia per le imprese, tutelando allo stesso tempo il rispetto della normativa.

carcere rebibbia

Detenuti di Rebibbia chiedono il rispetto della sentenza della Consulta: la questione affettiva nelle carceri italiane

I detenuti del carcere di Rebibbia si stanno battendo per il rispetto di una sentenza della Corte Costituzionale che ha dichiarato incostituzionale la normativa vigente in materia di colloqui intimi. La sentenza n. 10 del 2024 ha sollevato una questione di legittimità costituzionale riguardante l’articolo 18 della legge sull’Ordinamento penitenziario, stabilendo che i detenuti devono poter avere colloqui privati con il proprio coniuge, partner dell’unione civile o persona stabilmente convivente senza il controllo a vista del personale di custodia, quando non vi sono ragioni di sicurezza contrarie.

I Garanti sollecitano l’attuazione della sentenza

Dopo la segnalazione dei detenuti, i Garanti del Lazio e di Roma, Stefano Anastasìa e Valentina Calderone, hanno preso posizione. In una lettera indirizzata alla direttrice del carcere di Rebibbia, Maria Donata Iannantuono, hanno sollecitato l’immediata individuazione di spazi adeguati per i colloqui intimi tra i detenuti e i loro partner, come stabilito dalla Corte Costituzionale.

Una rivoluzione culturale nella pena detentiva

La decisione della Corte Costituzionale rappresenta una svolta significativa nella concezione della pena detentiva, non più vista come una totale privazione dei diritti, ma come una limitazione che non deve comprimere completamente l’affettività del condannato. La sentenza ha messo in luce l’importanza della dimensione affettiva e relazionale nella vita dei detenuti, riconoscendo che la negazione di questi diritti incide negativamente non solo sui detenuti ma anche sui loro familiari e partner.

Lentezza nell’attuazione e azioni dei detenuti

Nonostante la sentenza sia stata emessa mesi fa, nessuna struttura penitenziaria sembra aver ancora adeguato le proprie prassi per conformarsi alla nuova normativa. I detenuti di Rebibbia, dopo aver ricevuto risposte insoddisfacenti dalla direzione del carcere, hanno deciso di intraprendere azioni più incisive. Il 31 luglio hanno inoltrato un reclamo formale ai principali responsabili del sistema penitenziario, denunciando la mancata attuazione della sentenza e richiedendo informazioni dettagliate su quando e come saranno implementate le disposizioni.

La risposta dei Garanti e le raccomandazioni

I Garanti hanno risposto prontamente, sottolineando che la sentenza della Corte ha effetto immediato e deve essere applicata senza ulteriori indugi. Hanno raccomandato la creazione di spazi idonei per colloqui privati e, in assenza di direttive ministeriali specifiche, l’adozione di un ordine di servizio interno per regolamentare questi colloqui.

 

nuova strategia italiana sull’Intelligenza artificiale

L’intelligenza artificiale rivoluziona il settore legale: risarcimenti più rapidi e più elevati grazie alla tecnologia

L’intelligenza artificiale (IA) sta apportando trasformazioni significative nel settore legale, tradizionalmente noto per la sua resistenza al cambiamento. Tra le startup che stanno guidando questa rivoluzione c’è EvenUp, un’azienda della Silicon Valley che sta cambiando il modo in cui gli avvocati specializzati in lesioni personali ottengono risarcimenti per i loro clienti.

Efficacia e innovazione con EvenUp

EvenUp ha sviluppato una piattaforma innovativa basata su IA che permette agli avvocati di ottenere risarcimenti più elevati in tempi significativamente più brevi. Utilizzando un vasto database di oltre 250mila sentenze e accordi di risarcimento, la piattaforma analizza i documenti clinici dei clienti e genera richieste di risarcimento personalizzate e adeguate. Questo processo consente agli avvocati di risparmiare fino a 15 ore per caso e di incrementare i risarcimenti ottenuti del 30%.

La startup è stata fondata da Ray Mieszaniec, Rami Karabibar e Saam Mashhad. Mieszaniec, co-fondatore e COO, ha deciso di avviare la startup dopo aver vissuto in prima persona le difficoltà di un risarcimento insufficiente per suo padre, rimasto invalido a seguito di un incidente d’auto. Questa esperienza personale ha spinto Mieszaniec a creare una soluzione per evitare ad altre famiglie di affrontare simili difficoltà.

Il panorama italiano: Lexroom.ai in prima linea

Anche in Italia, l’IA sta facendo sentire il suo impatto nel settore legale. Lexroom.ai, una piattaforma tutta italiana, sta cambiando radicalmente il modo in cui gli avvocati conducono le ricerche legali. Il software consente di formulare quesiti in linguaggio naturale, come se si stesse dialogando con un collega, e di ottenere risposte rapide e precise grazie a una banca dati giuridica altamente specializzata e costantemente aggiornata. Lexroom.ai rappresenta un vero e proprio cambio di paradigma, portando innovazione direttamente nel cuore della professione legale.

Sfide e preoccupazioni: l’IA nel mirino

Nonostante i benefici, l’uso dell’IA nel settore legale non è privo di sfide e preoccupazioni. La tecnologia può generare risposte errate o basate su dati non aggiornati, rischiando di compromettere la validità dell’attività legale. Un esempio eclatante di questo problema è il caso di un avvocato statunitense che ha citato in giudizio una sentenza inesistente generata da un chatbot.

 

 

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Tribunale di Padova solleva questione di legittimità costituzionale su esclusione della messa alla prova per stupefacenti di lieve entità

Padova – Il Tribunale di Padova ha sollevato una questione di legittimità costituzionale riguardante l’esclusione dell’istituto della messa alla prova per il reato di stupefacenti di lieve entità, previsto dall’articolo 73, comma 5, del DPR n. 309/1990. La decisione è contenuta nell’ordinanza della Sezione Penale, datata 24 maggio 2024 e firmata dal giudice dott. Chillemi.

Il contesto della questione

Il Tribunale di Padova ha messo in discussione la conformità alla Costituzione delle norme che regolano la messa alla prova per i reati di stupefacenti di lieve entità. In particolare, l’ordinanza solleva dubbi sulla compatibilità con gli articoli 3 e 27, comma 3, della Costituzione del combinato disposto degli articoli 168-bis del codice penale, 550 del codice di procedura penale e 73, comma 5, del DPR 9 ottobre 1990, n. 309.

Normative e questioni sollevate

L’articolo 73, comma 5, del DPR 309/1990 esclude l’accesso all’istituto della messa alla prova per i reati relativi a stupefacenti di lieve entità, differente rispetto ad altri reati per i quali tale istituto è previsto. Il Tribunale contesta questa esclusione, ritenendo che possa violare i principi di uguaglianza e di trattamento equo previsti dalla Costituzione. L’articolo 3 della Costituzione garantisce l’uguaglianza davanti alla legge, mentre l’articolo 27, comma 3, stabilisce che “le pene devono tendere alla rieducazione del condannato”, principio che potrebbe essere messo in discussione dalla non applicabilità della messa alla prova.

Il significato della messa alla prova

La messa alla prova è uno strumento giuridico che consente al giudice di sospendere il processo e di proporre al reo un programma di lavoro o di trattamento come alternativa alla condanna. Tale istituto mira alla rieducazione del condannato e alla reintegrazione sociale. L’esclusione di tale misura per i reati di stupefacenti di lieve entità potrebbe sollevare interrogativi sul rispetto dei diritti fondamentali del reo e sull’applicazione uniforme delle norme penali.

 

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Avvocato sospeso per otto mesi: non aveva controllato la PEC durante il procedimento

Un avvocato è stato sospeso dall’esercizio della professione per otto mesi dal Consiglio Distrettuale di Disciplina (CDD) di Brescia per non aver verificato la notifica di un’opposizione via PEC, relativa a un decreto ingiuntivo di oltre 100.000 euro. Il Consiglio Nazionale Forense (CNF) ha confermato la sospensione, respingendo il ricorso del legale con la sentenza n. 134/2024.

Secondo il CNF, l’avvocato ha agito con negligenza, non verificando la posta elettronica certificata (PEC) consapevole della possibilità che potesse arrivare un’opposizione al decreto ingiuntivo. Tale comportamento costituisce, secondo il Consiglio, una violazione dell’art. 26, comma 3 del codice deontologico, che sanziona il “mancato, ritardato o negligente compimento di atti inerenti al mandato”, soprattutto quando ciò avviene con “rilevante trascuratezza” degli interessi del cliente.

Una “svista” non scusabile

Nel corso del procedimento, l’avvocato ha cercato di difendersi sostenendo che la mancata lettura della PEC fosse stata una semplice “svista”. Tuttavia, il CNF ha rigettato questa giustificazione, definendo tale spiegazione come un “artificio linguistico” volto a mascherare un comportamento negligente.

Il legale, inoltre, aveva più volte negato al proprio cliente l’esistenza di un’opposizione in corso, continuando a fornire una rappresentazione distorta della realtà, aggravando così la sua posizione. Il CNF ha evidenziato come questa negligenza, frutto di disinteresse verso il cliente, fosse grave e al di sotto della diligenza professionale media.

Violazioni multiple del codice deontologico

La condotta dell’avvocato è stata giudicata in violazione degli articoli 9, 10 e 12 del codice deontologico forense, aggravata dal fatto che il mancato controllo della PEC ha comportato la mancata costituzione nel giudizio di opposizione, a scapito del cliente.

I “consigli” forniti dal legale al proprio assistito, secondo il CNF, erano volti a nascondere le proprie responsabilità derivanti dalla cosiddetta “svista”. Il Consiglio ha respinto anche l’idea che ammettere la confusione o l’errore potesse esonerare l’avvocato dalle conseguenze del comportamento negligente.

Sanzione confermata

La sospensione di otto mesi è stata ritenuta adeguata, tenendo conto anche del danno subito dal cliente. Il CNF ha inoltre considerato irrilevanti le scelte compiute dal nuovo legale subentrante e l’esito dell’appello. Anche il richiamo allo stato di insolvibilità del debitore è stato giudicato privo di rilevanza ai fini della decisione.

 

Bergamo: al via i lavori per la “Cittadella della Giustizia”, progetto da cinque milioni finanziato dal PNRR

Bergamo – La “Cittadella della Giustizia” di Bergamo si avvia a diventare realtà. Il primo passo decisivo è atteso entro la fine di settembre o l’inizio di ottobre, quando verrà posata la prima pietra di questo ambizioso progetto, volto a riqualificare l’ex convento della Maddalena. L’opera, dal valore di circa cinque milioni di euro, è finanziata dal Ministero della Giustizia e dai fondi del PNRR (Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza), con un termine tassativo: il cantiere dovrà essere completato entro giugno 2026.

La realizzazione della Cittadella è affidata all’Agenzia del Demanio, e si preannuncia come una svolta importante per il sistema giudiziario bergamasco. La nuova struttura ospiterà il Giudice di Pace e l’Eneo, l’Ufficio notificazioni, esecuzioni e protesti, fondamentali per le istanze della giustizia civile.

Un progetto atteso da anni

“Si tratta di un intervento importante”, ha dichiarato Cesare de Sapia, presidente del Tribunale di Bergamo. “Finalmente ci avviciniamo all’inizio dei lavori, dopo anni di attesa”. La necessità di nuovi spazi per la giustizia era ormai impellente. Attualmente, gli uffici del Giudice di Pace si trovano in via Sant’Alessandro, mentre le aule del settore civile sono situate in uno spazio poco accessibile, nel sottotetto, raggiungibile solo con una rampa di scale dopo il quarto piano.

Giulio Marchesi, presidente dell’Ordine degli Avvocati di Bergamo, ha sottolineato l’importanza dell’opera per superare problemi logistici e di barriere architettoniche che attualmente affliggono gli uffici giudiziari.

Iter burocratico e partenze imminenti

La storia della Cittadella della Giustizia ha vissuto momenti di stallo per anni, fino a una svolta tra la primavera e l’estate del 2021, quando si è raggiunto un accordo sulla fattibilità del progetto. A febbraio 2024 è stato firmato il contratto di appalto integrato con un raggruppamento di progettisti e imprese esecutrici, tra cui il Consorzio Stabile Fenix di Bologna e il Consorzio Stabile Conpat di Roma. Da quel momento, sono iniziate le interlocuzioni con la Soprintendenza per risolvere alcune prescrizioni tecniche.

Ora, con i lavori pronti a partire, Bergamo si prepara ad accogliere una struttura che promette di rivoluzionare l’organizzazione della giustizia locale, offrendo finalmente spazi adeguati e funzionali agli operatori del settore.

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