Venezia, inaugurata la nuova sede del tribunale civile

“L’emozione è pari a quella di tornare in un posto dove ho lavorato per più di quarant’anni. Questa nuova sede è razionale, ma anche molto bella e ariosa, e una grande conquista per Venezia. Grazie a tutti coloro che hanno collaborato a questo risultato; senza la convergenza di competenze e di buona volontà non saremmo arrivati a questo punto”.
Il ministro Nordio ha oggi inaugurato a Venezia la nuova sede del tribunale civile e degli uffici amministrativi della presidenza, insieme al presidente del Tribunale, Salvatore Laganà e al presidente della Corte d’Appello, Carlo Citterio. Presenti all’evento anche il vicepresidente del Csm, Fabio Pinelli, il sindaco Luigi Brugnaro, il presidente della Giunta regionale, Luca Zaia e il presidente del Consiglio dell’Ordine degli Avvocati, Tommaso Bortoluzzi.
Da secoli ubicati nelle Fabbriche Vecchie e Nuove di Rialto, gli uffici sono stati definitivamente trasferiti nella Cittadella giudiziaria di piazzale Roma, che da anni ospita il settore penale. Il trasferimento è stato reso possibile grazie alla ristrutturazione dell’ex sede della Manifattura Tabacchi, rivitalizzando così un importante complesso di archeologia industriale.

Riforma fiscale: il rapido aggiornamento dei decreti attuativi e l’evoluzione della compliance

Negli ultimi mesi, l’implementazione della riforma fiscale ha accelerato, con l’introduzione di una serie di decreti ministeriali e provvedimenti delle Entrate che stanno trasformando il panorama della gestione fiscale e della compliance in Italia. A distanza di un anno dall’approvazione della legge delega (Legge 111/2023), i numeri sono in costante crescita, segnando un +37% rispetto al 26,5% iniziale. Tuttavia, la piena attuazione delle disposizioni prevede ulteriori passaggi.

Nel dettaglio, il mese di novembre ha visto l’emanazione di tre decreti legislativi fondamentali, accompagnati da numerosi provvedimenti di seconda livello. Tra questi, il decreto 139/2024 sulle successioni e le imposte indirette, quello sulle dogane (141/2024), e il decreto finalizzato a regolare l’Irpef-Ires. Questi provvedimenti, ancora in attesa di pubblicazione ufficiale in Gazzetta Ufficiale, promettono di semplificare e rendere più trasparente il sistema fiscale, ma sollevano anche interrogativi sulla loro effettiva implementazione.

Tra i cambiamenti più significativi, il Digs (Digitale Interattivo Gestione Successioni) ha introdotto una serie di modifiche che mirano a migliorare la compliance, con l’introduzione di nuovi criteri per l’attestazione dell’efficacia del ravvedimento speciale. Inoltre, il recente provvedimento sui compensi per i componenti della commissione di gara per la gestione automatizzata dei lotti ha avuto un grande impatto. Tuttavia, il percorso non è esente da difficoltà burocratiche. Il decreto sulla riscossione, ad esempio, ha dovuto affrontare il rinvio di molte delle sue disposizioni, con i termini di dilazione delle imposte ancora in fase di perfezionamento.

Un altro ambito in evoluzione riguarda la gestione dei rappresentanti fiscali. Il decreto ministeriale firmato il 31 luglio 2023, che definisce l’identikit del rappresentante fiscale, ha visto la sua attuazione rallentata dal mancato allineamento delle modalità operative da parte delle Entrate. Un altro esempio emblematico di rallentamento riguarda il codice di condotta per le imprese aderenti al regime di compliance, introdotto nel decreto Mef del 29 aprile 2024, che però richiederà ulteriori aggiustamenti in futuro.

Nonostante questi rallentamenti, il ritmo delle modifiche normative è stato accelerato nelle ultime settimane. A ottobre, il decreto sulla riscossione ha finalmente definito le modalità di applicazione per i cittadini e le imprese. Questo, insieme a nuove misure in ambito fiscale e con l’introduzione di modalità di compliance più stringenti, sta dando un impulso significativo all’attuazione della riforma.

Il passo successivo sarà la gestione della “silver economy”, un altro importante capitolo che riguarda la transizione dei professionisti più anziani verso la pensione. Le modifiche normative, infatti, hanno un impatto diretto anche su questo segmento, poiché alcuni professionisti che hanno raggiunto l’età pensionabile preferiscono continuare a lavorare per integrare la propria pensione. Questo fenomeno sta portando alla definizione di nuove strategie previdenziali, come il recente aumento dell’aliquota contributiva per gli avvocati pensionati.

Professionisti over 50: l’ascesa dei pensionati attivi e la sfida della Silver Economy

Il mondo delle professioni liberali sta vivendo una trasformazione interessante, con un numero crescente di professionisti che, pur avendo diritto alla pensione, decidono di continuare a lavorare. Un fenomeno che è ormai noto come “silver economy”, e che ha trovato riscontro anche nel XIV Rapporto Adepp sulla previdenza privata, presentato a Roma la scorsa settimana. Secondo i dati, dal 2005, il numero di pensionati attivi è aumentato in modo esponenziale, passando dal 25,2% al 42,7% nel 2023.

La crescita dei pensionati che continuano a lavorare è stata particolarmente marcata tra avvocati, commercialisti, architetti e ingegneri, con percentuali che variano in base alla categoria professionale. Gli avvocati, ad esempio, sono tra i più inclini a non abbandonare la professione, con il 77% dei pensionati che continua a essere attivo. Tra i commercialisti, invece, la cifra sale all’81%. Un dato che sottolinea come la professione sia ormai vista come una vocazione e non solo un mestiere.

Ma perché i professionisti over 50, e in particolare quelli tra i 60 e i 70 anni, decidono di non smettere di lavorare? Le motivazioni sono molteplici. Da un lato, c’è il desiderio di non abbandonare un’attività che ha rappresentato per anni la propria identità professionale; dall’altro, la necessità di integrare il reddito della pensione, spesso insufficiente a mantenere lo stesso tenore di vita. A tutto questo si aggiungono dinamiche legate al passaggio generazionale nelle professioni, dove spesso non c’è una figura giovane pronta a prendere il posto del professionista anziano, costringendolo a restare attivo.

I numeri parlano chiaro: nel 2023, i professionisti under 30 hanno guadagnato in media 16.954 euro, mentre quelli tra i 60 e i 70 anni hanno raggiunto un reddito di circa 53.495 euro. La disparità di reddito tra le diverse fasce di età è quindi evidente, e pone un tema rilevante per le politiche previdenziali.

Tuttavia, il fenomeno dei pensionati attivi non riguarda solo gli aspetti economici. Esso si inserisce all’interno di un contesto più ampio legato all’evoluzione delle dinamiche sociali e culturali. La previdenza privata, infatti, sta evolvendo per far fronte a questa nuova realtà. Tra le novità più significative, c’è l’aumento dell’aliquota contributiva per gli avvocati pensionati, che dal 7,5% è stata portata al 12%, ma solo la metà di quanto versato verrà effettivamente accreditato nel montante pensionistico.

Ma non solo: dal 2025, l’ente bilaterale Ebipro ha annunciato nuove misure di sostegno, pensate per favorire la conciliazione tra vita privata e lavoro. Tra queste, ci sono indennità per la frequenza dei centri estivi, per i congedi parentali dei padri o dei genitori single, e per l’assistenza a familiari con grave disabilità.

Bonus Natale 2024: come ottenerlo anche senza cedolino di tredicesima

Con l’arrivo delle festività, cresce l’attesa per il bonus Natale. Ma cosa succede per i lavoratori che non ricevono il cedolino della tredicesima? Ecco come ottenere il bonus anche in questi casi, senza complicazioni burocratiche.

I lavoratori a chiamata e il bonus Natale

Per i lavoratori a chiamata, che non percepiscono il cedolino della tredicesima mensilità, è possibile comunque ricevere il bonus Natale, ma solo se il datore di lavoro prepara un documento ad hoc. Questo è fondamentale per garantire agli operai gli stessi diritti degli altri dipendenti, con il bonus che verrà formalizzato nella dichiarazione dei redditi.

Operai edili e agricoli: normative speciali

Anche per gli operai edili e agricoli esistono disposizioni specifiche. Nel caso degli operai agricoli a tempo determinato, la gratifica natalizia si inserisce nel contesto dell’elemento retributivo “terzo elemento”, che va erogato insieme alla tredicesima. La corresponsione del bonus natalizio avviene in base alle stesse modalità previste per altri lavoratori, sebbene ci siano alcune differenze a livello territoriale.

La condizione fiscale del lavoratore

Il bonus natalizio è riservato a chi ha almeno un figlio a carico e un reddito inferiore ai limiti fissati dalla legge (4.000 euro per un figlio sotto i 24 anni). È importante che il reddito complessivo venga correttamente calcolato in fase di dichiarazione, per non perdere l’opportunità di accedere al bonus.

Il ruolo del datore di lavoro

I datori di lavoro devono seguire con attenzione le normative per garantire che i lavoratori senza cedolino della tredicesima possano ricevere il bonus Natale. Ciò implica la preparazione di documenti certificativi per l’erogazione dell’indennità, così da evitare problematiche fiscali future.

L’intelligenza artificiale raddoppia, ma l’Italia è impreparata

La domanda di professionisti specializzati nell’intelligenza artificiale (IA) generativa sta raddoppiando, ma la scarsità di competenze specifiche, sia tecniche che trasversali, continua a rappresentare una delle sfide più grandi. Un recente studio condotto in collaborazione tra Gi Group Holding e Microsoft Italia evidenzia che le offerte di lavoro nel campo dell’IA generativa sono aumentate significativamente, con un incremento del 250% rispetto all’anno precedente.

Nel panorama emergente, nuove figure professionali stanno prendendo piede, come gli “AI Model & Prompt Engineers”, che si occupano di perfezionare i prompt utilizzati per interagire con i modelli linguistici avanzati, e i “Data Curators & Trainers”, responsabili della qualità e integrità dei dati. Tuttavia, sebbene la domanda stia crescendo, il numero di professionisti qualificati non riesce a tenere il passo con questa evoluzione rapida.

In Italia, sebbene ci sia un grande potenziale per l’adozione dell’IA, il Paese è ancora indietro rispetto ad altri in termini di investimenti in startup e scale-up legate a questa tecnologia. Le università italiane sono scarsamente presenti nei ranking mondiali e solo una piccola percentuale di infrastrutture per data center sono localizzate nel nostro territorio. La mancanza di competenze specifiche e la lentezza nell’adottare soluzioni su larga scala pongono l’Italia in una posizione di svantaggio, nonostante il potenziale di crescita economica che l’IA potrebbe generare.

Il futuro del lavoro in Italia potrebbe quindi essere segnato da una crescente domanda di competenze nell’IA generativa, ma è fondamentale che vengano sviluppate nuove iniziative educative e di formazione per rispondere a questa sfida.

ANM in allerta: sciopero in vista contro la riforma della giustizia

L’Associazione Nazionale Magistrati (ANM) alza il tono dello scontro contro la riforma dell’ordinamento giudiziario voluta dal Governo. Alla vigilia dell’avvio del dibattito parlamentare, il Direttivo dell’ANM annuncia una mobilitazione senza precedenti: «Una o più giornate di sciopero e una manifestazione nazionale da tenersi dopo la prima approvazione della riforma». Il momento clou sarà, con ogni probabilità, l’inaugurazione dell’Anno Giudiziario a gennaio, alla presenza del Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella.

La riforma, che punta alla separazione delle carriere tra pubblici ministeri e giudici, è definita dall’ANM «uno strappo e non una nuova trama del tessuto costituzionale». Per il presidente Giuseppe Santalucia, la magistratura sarebbe sotto attacco: «Buona parte della stampa e dei media la ferisce con ogni genere di accuse, il tutto reso possibile dall’insofferenza che settori importanti della politica ostentano nei confronti della giurisdizione».

Oltre alla mobilitazione interna, l’ANM non esclude di rivolgersi alle istituzioni europee, con la possibilità di sollecitare procedure di infrazione contro l’Italia. L’obiettivo, spiegano, è “difendere le garanzie e i diritti dei cittadini”, che a loro avviso verrebbero compromessi dalla riforma.

La replica della politica: “Difendono le correnti”

Dal centrodestra la reazione non si è fatta attendere. Enrico Costa (FI) accusa l’ANM di voler proteggere il “vecchio sistema”: «Protestano per difendere le correnti che, fino a oggi, hanno deciso promozioni, incarichi e persino procedimenti disciplinari. Vogliono mantenere lo status quo, opponendosi a una riforma che fa perdere potere alle correnti e spinge sul merito».

Anche il senatore Maurizio Gasparri non usa mezzi termini: «Santalucia racconta fanfaluche con una retorica degna di miglior causa. È il solito tentativo di condizionare il Parlamento, ma questa volta non funzionerà».

Il Governo, per bocca della premier Giorgia Meloni, ha confermato che l’obiettivo della riforma resta quello di restituire credibilità alla giustizia, puntando su trasparenza e merito. «Non sarà una riforma contro la magistratura, ma per i cittadini», ha dichiarato Meloni.

Il braccio di ferro, tuttavia, è solo all’inizio. Da una parte, il Governo vuole segnare una svolta storica con la separazione delle carriere, dall’altra, la magistratura promette battaglia con tutte le armi a sua disposizione, incluse quelle internazionali. Il rischio, ormai consolidato, è che il confronto si trasformi nell’ennesimo scontro ideologico sulla giustizia italiana.

Manovra, le novità più rilevanti: aumento delle tariffe autostradali, 61 milioni per il privato in sanità e novità su scommesse e mutui

La manovra economica proposta dalla maggioranza si arricchisce di nuove misure che generano già discussioni e proteste dalle opposizioni. Tra le principali modifiche figura l’incremento delle tariffe autostradali, il rifinanziamento delle prestazioni sanitarie da acquisire dai privati, e una serie di novità su scommesse, mutui e politiche sanitarie. Ecco le principali novità in dettaglio.

Incremento delle tariffe autostradali: +1,8% nel 2025

Le tariffe autostradali subiranno un aumento dell’1,8% nel 2025, come previsto da un emendamento presentato alla manovra dai relatori. L’incremento corrisponde all’indice di inflazione programmato per il 2025 nel Piano strutturale di bilancio 2025-2029. Tale modifica riguarda le concessioni che non hanno aggiornato i propri piani economico-finanziari, suscitando già le prime critiche da parte delle forze di opposizione.

61 milioni per il privato in sanità: prestazioni per ridurre i pronto soccorso

Un altro emendamento destina 61 milioni di euro annui a partire dal 2026 per l’acquisizione di prestazioni sanitarie dal settore privato. Il governo intende investire in servizi di medicina generale, riabilitazione e lungodegenza, con l’obiettivo di alleggerire il carico sui pronto soccorso. La norma mira a integrare il servizio sanitario nazionale, una misura che potrebbe incontrare resistenze tra i professionisti del settore pubblico.

Nuove misure sulle scommesse online

Il sottosegretario al Mef, Federico Freni, ha confermato l’introduzione di un prelievo sulle scommesse online, destinato a finanziare le infrastrutture sportive. Sebbene non sia ancora chiaro se il prelievo sarà finalizzato a un determinato scopo, la misura ha suscitato un ampio dibattito, specialmente in un contesto di crescente attenzione alle problematiche legate al gioco d’azzardo e alle dipendenze patologiche.

Mutui: garanzia solo per under 36 e genitori single

Per quanto riguarda il settore dei mutui, una novità importante riguarda l’accesso alla garanzia del Fondo mutui per l’acquisto della prima casa. La misura sarà ora riservata esclusivamente a giovani sotto i 36 anni e a genitori single con figli minori. Questo cambiamento riduce la portata della norma che in precedenza prevedeva priorità anche per giovani coppie e nuclei familiari in difficoltà, limitando il beneficio solo a una ristretta fascia della popolazione.

Altre novità: fondo contro le dipendenze e equiparazione stipendi dei ministri

La legge di Bilancio introduce anche un fondo per contrastare le dipendenze patologiche e una stretta sulle scommesse online. Un’altra modifica di rilievo riguarda l’ipotesi di equiparare l’indennità dei ministri e sottosegretari non parlamentari a quella dei colleghi eletti, con una differenza di alcune centinaia di euro tra le due categorie.

Nuovo codice della strada: da oggi super stretta sull’alcol

Da oggi, 14 dicembre, cambiano le regole per gli automobilisti italiani. Le nuove norme del Codice della Strada prevedono un inasprimento delle sanzioni per chi guida in stato di ebbrezza, sotto effetto di sostanze stupefacenti o distratto dallo smartphone, introducendo anche nuove misure tecnologiche per garantire la sicurezza sulle strade.

Multa fino a 6.000 euro per la guida in stato di ebbrezza

Per chi guida con un tasso alcolemico compreso tra 0,5 e 0,8 grammi per litro, le sanzioni vanno da 573 a 2.170 euro, con la sospensione della patente da 3 a 6 mesi. Se il tasso è tra 0,8 e 1,5 g/L, scattano l’arresto fino a 6 mesi, un’ammenda tra 800 e 3.200 euro e la sospensione della patente da 6 mesi a un anno. Superato il limite di 1,5 g/L, si rischia l’arresto da 6 mesi a un anno, una multa fino a 6.000 euro e il ritiro della patente per un periodo compreso tra 1 e 2 anni.

Per i recidivi, è prevista l’installazione dell’alcolock, un dispositivo che impedisce l’avvio del motore se viene rilevato un tasso alcolemico superiore a zero. Dal 6 luglio 2024, tutti i veicoli di nuova immatricolazione dovranno essere predisposti per questo sistema, ma la normativa sarà pienamente attuata solo con l’entrata in vigore di un decreto previsto entro il giugno 2025.

Quanti bicchieri di vino è possibile bere senza superare il limite legale?

Determinare con esattezza quanti bicchieri di vino si possano bere senza superare il limite legale di alcol nel sangue è complesso. Infatti, la risposta dipende da vari fattori personali, come il peso corporeo, il sesso, la velocità del metabolismo e, non meno importante, la presenza di cibo nello stomaco.

In generale, un uomo di circa 80 kg può rimanere sotto il limite legale, pari a 0,5 grammi per litro di sangue, consumando circa mezzo litro di vino (equivalente a 3-4 bicchieri da 125 ml), a condizione che abbia mangiato. Una donna di 60 kg, invece, potrebbe raggiungere il limite legale con appena 2-3 bicchieri della stessa quantità. Tuttavia, è importante notare che bere a stomaco vuoto accelera l’assorbimento dell’alcol, facendo aumentare rapidamente il tasso alcolemico, e rendendo più facile superare i limiti consentiti.

Le stime sopra riportate sono indicative, ma la metabolizzazione dell’alcol varia significativamente da persona a persona. Anche un solo bicchiere di vino può comportare un rischio per chi è sensibile all’alcol o per chi ha un peso corporeo inferiore alla media.

Inoltre, non tutti gli alcolici influiscono allo stesso modo sul tasso alcolemico. Un bicchiere di vino contiene in genere tra i 10 e i 12 grammi di alcol, mentre una birra da 330 ml può arrivare a contenere 13 grammi di alcol. I superalcolici, invece, hanno concentrazioni di alcol molto più elevate.

Stupefacenti: tolleranza zero

Una delle principali novità riguarda la guida sotto l’effetto di droghe: non sarà più necessario dimostrare lo stato di alterazione alla guida. Sarà sufficiente accertare l’assunzione recente di sostanze stupefacenti tramite test salivare o esami del sangue. Questo varrà anche per farmaci con effetti psicotropi. Anche in questo caso, si attende un decreto che definisca modalità e tipologie di test.

Mano pesante sull’uso del cellulare

Chi guida utilizzando lo smartphone rischia multe da 250 a 1.000 euro, con una sospensione immediata della patente per una settimana se si hanno almeno 10 punti. Per chi ha meno punti, la sospensione sarà di 15 giorni. In caso di recidiva, la multa può raggiungere 1.400 euro, con la sospensione della patente fino a tre mesi e una decurtazione fino a 10 punti.

Le mafie sono la quarta industria del Paese

Il volume d’affari annuo delle mafie italiane si aggira attorno ai 40 miliardi di euro l’anno; una cifra spaventosa che vale praticamente due punti di Pil. Se effettuiamo una comparazione puramente teorica che, tuttavia, ci consente di “dimensionare” la portata del fenomeno, il fatturato dell’industria del crimine risulta essere ipoteticamente al quarto posto a livello nazionale, dopo quello registrato dall’Eni (93,7 miliardi di euro), dall’Enel (92,9 miliardi) e dal Gestore dei Servizi Energetici (GSE) (55,1 miliardi).

A dirlo è l’Ufficio studi della CGIA.

Va altresì segnalato che il dato relativo al giro d’affari delle organizzazioni criminali di stampo mafioso richiamato in precedenza è certamente sottostimato, poiché non è possibile misurare anche i proventi riconducibili all’infiltrazione di queste realtà nell’economia legale.

  • In Italia sono 150mila le imprese nell’“orbita” della criminalità organizzata

In virtù dei dati in possesso dell’Unità di Informazione Finanziaria (UIF) della Banca d’Italia – struttura che, per legge, riceve ogni anno dagli intermediari finanziari centinaia di migliaia di segnalazioni di operazioni finanziarie sospette – è stato possibile mappare il numero delle imprese presenti in Italia che potenzialmente sono contigue a contesti di criminalità organizzata. Oltre alle segnalazioni ricevute, la UIF ha incrociato anche gli scambi informativi acquisiti dalla Direzione Nazionale Antimafia e dall’Autorità giudiziaria. Grazie a questo mix di dati è stato possibile censire almeno 150mila imprese che potrebbero essere potenzialmente controllate o collegate a vario titolo alle organizzazioni criminali di stampo mafioso.

  • Napoli, Roma, Milano, Caserta e Brescia le realtà più a rischio

Analizzando la diffusione territoriale delle aziende in “odor di mafia”, scorgiamo che sono le attività più a rischio sono quelle presenti nelle grandi aree metropolitane. A Napoli, ad esempio, sarebbero quasi 18.500, a Roma poco più di 16.700 e a Milano sfiorano le 15.650 unità. In queste tre realtà geografiche è concentrato il 34 per cento circa delle imprese a rischio in tutto il Paese. Seguono Caserta con 5.873 imprese, Brescia con 4.043, Palermo con 4.016, Salerno con 3.862, Bari con 3.358 e Catania con 3.291.

  • Imprenditori nel mirino

Gli ambiti criminali in cui le mafie fanno business sono numerosissimi. Tra i principali segnaliamo il narcotraffico, il traffico d’armi, lo smaltimento illegale dei rifiuti, gli appalti pubblici, le scommesse clandestine, il gioco d’azzardo, l’usura, il contrabbando di sigarette e la prostituzione. Tra le attività esercitate da queste consorterie malavitose, le estorsioni sono quelle più remunerative e le vittime di questo reato sono, quasi esclusivamente, imprenditori. Non solo. Nei territori dove il numero di denunce all’Autorità giudiziaria per estorsione/racket – ma anche per reati ambientali, contraffazione, lavoro nero, caporalato, etc. – è molto alto, la probabilità che vi sia una presenza radicata e diffusa di una o più organizzazioni di stampo mafioso è altrettanto elevata.

  • Boom di denunce per estorsione

In questi ultimi anni l’estorsione è uno dei pochi reati che ha registrato un forte aumento del numero delle denunce. Negli ultimi dieci anni, infatti, i delitti denunciati dalle forze di polizia all’Autorità giudiziaria per estorsione sono aumentati del 66,2 per cento, mentre il complesso di tutti i delitti denunciati sono scesi del 19 per cento, passando da 2,89 milioni del 2013 a 2,34 milioni del 2023. E in particolar modo al Nord, fa sapere la Direzione Investigativa Antimafia, il fenomeno estorsivo si sta diffondendo senza ricorrere più a minacce esplicite e men che meno all’uso della violenza, ma cercando una specie di “complicità” con le vittime, imponendo, ad esempio, l’assunzione di personale o fornendo altre tipologie di servizi/forniture. Oppure, proponendo alle imprese soluzioni “condivise” con reciproci vantaggi, come l’attività di fatturazione per operazioni inesistenti, ove le vittime devono corrispondere in contanti anche l’importo dell’IVA che poi deve essere versata all’erario dal committente. Consentendo così a quest’ultimo di onorare l’adempimento fiscale e al contempo di occultare la richiesta estorsiva di denaro.

  • Situazione critica a Nordest: in 10 anni denunce quasi quintuplicate a Bolzano, Belluno e Verbano-Cusio-Ossola.

Come dicevamo in precedenza, tra il 2023 e il 2013 le denunce per estorsione sono aumentate del 66,2 per cento, con una punta massima del +128,3 per cento nel Nordest. In termini complessivi, è il Mezzogiorno con 3.877 la ripartizione geografica che nel 2023 ha registrato il più alto numero di denunce; seguono il Nordovest con 2.945, il Centro con 2.573 e il Nordest con 2.043. Sempre nello stesso arco temporale, tra le province, invece, le variazioni di crescita più importanti hanno interessato, in particolare, Bolzano con il +362,5 per cento, Belluno con il +330 per cento, Verbano-Cusio-Ossola con il +311,1 per cento, Benevento con il +278,6 per cento e Ferrara con il +257,1 per cento. In valore assoluto, infine, la Città Metropolitana di Roma è quella che nel 2023 ha registrato con 1.204 denunce l’ammontare complessivo più alto. Seguono Napoli con 836, Milano con 769, Torino con 474 e Bologna con 296.

Gratteri: “La Meloni ha mandato un segnale importante nella lotta alla mafia”

Nel suo ultimo libro, Una Cosa sola, il Procuratore capo di Napoli, Nicola Gratteri, apre uno spiraglio di credito al governo di Giorgia Meloni nella lotta contro la mafia, sostenendo che la revisione del 416bis potrebbe essere utile, dato che le mafie di oggi si avvalgono meno della violenza diretta, preferendo la corruzione e l’intimidazione. Tuttavia, Gratteri critica alcune delle riforme recenti, come l’abolizione dell’abuso d’ufficio e la stretta sulle intercettazioni, sostenendo che queste misure hanno reso più difficile il lavoro dei magistrati.

Gratteri ha dichiarato a Il Giornale che «il 416bis andrebbe rivisto», precisando che le mafie hanno meno bisogno di manifestare violenza per essere temute, potendo ora fare affidamento su metodi più sofisticati come la corruzione. Ha suggerito che il concetto di “forza di intimidazione” nel vincolo associativo dovrebbe essere ridefinito, includendo il concetto di “riserva di violenza”, poiché oggi le organizzazioni mafiose non necessitano più di manifestare fisicamente la loro forza.

Pur esprimendo apprezzamento per il fatto che il governo non abbia toccato la legislazione antimafia e il 41bis, Gratteri ha sollevato dubbi sulle recenti modifiche al codice penale e al codice di procedura penale, che secondo lui «hanno reso più difficile la ricerca della prova, rallentando i tempi del processo e indebolendo le parti offese».

Inoltre, Gratteri ha commentato lo scontro tra magistratura e politica, sostenendo che «i poteri dello stato devono rimanere separati» e che il dialogo tra le due istituzioni dovrebbe essere ripristinato. Ha anche sottolineato che, dopo il caso Palamara, i magistrati avrebbero dovuto fare ammenda e sciogliere il Csm per evitare accuse di autoconservazione.

Il magistrato ha infine ribadito la sua posizione sulla necessità di un approccio più equilibrato e meno conflittuale tra la politica e la magistratura, per il bene delle istituzioni e della giustizia.

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