Bonifici istantanei senza costi extra: dal 9 gennaio scatta la rivoluzione per i correntisti

A partire dal 9 gennaio 2025, i bonifici istantanei costeranno esattamente come i bonifici ordinari. Niente più sovrapprezzi per i correntisti italiani, che potranno beneficiare di uno strumento di pagamento rapido, sicuro e disponibile 24 ore su 24, 7 giorni su 7.

La novità rientra nell’attuazione del Regolamento (UE) 2024/886, che ha già introdotto l’obbligo per le banche di garantire la ricezione e la conferma dell’accredito del bonifico istantaneo entro 10 secondi dall’ordine di pagamento. Ora arriva il secondo passo: l’allineamento delle commissioni.

Stop ai sovrapprezzi: bonifico istantaneo come quello ordinario

Il cambiamento riguarda tutti i conti di pagamento che già prevedono la ricezione di bonifici SEPA ordinari. Dal 9 gennaio, le banche non potranno applicare tariffe superiori a quelle previste per i bonifici tradizionali, che in alcuni casi sono già pari a zero, frutto della concorrenza tra gli istituti di credito.

Per i correntisti, la misura rappresenta un risparmio tangibile. Fino ad oggi, molti istituti hanno applicato costi extra per usufruire della rapidità e disponibilità immediata dei bonifici istantanei. La nuova regola elimina questo divario, rendendo l’uso dei bonifici istantanei più conveniente e accessibile.

In caso di abusi, parola all’Arbitro Bancario Finanziario

Gli utenti che dovessero notare anomalie nei costi applicati potranno rivolgersi all’Arbitro Bancario Finanziario per far valere i propri diritti. Sarà infatti compito delle autorità di vigilanza verificare il rispetto delle nuove disposizioni da parte degli istituti di credito.

Nel frattempo, il Ministero dell’Economia e delle Finanze (MEF) sta lavorando a un provvedimento per introdurre sanzioni nei confronti delle banche che non si adegueranno. Il provvedimento, atteso entro i primi mesi del 2025, mira a garantire il rispetto delle nuove regole e a tutelare i consumatori.

La roadmap delle novità: scadenze fino a ottobre 2025

Il Regolamento UE 2024/886 prevede un percorso di attuazione suddiviso in due tappe fondamentali:

  • Entro il 9 gennaio 2025: le banche dovranno garantire ai correntisti la ricezione di bonifici istantanei sui conti di pagamento, applicando commissioni non superiori a quelle dei bonifici ordinari.
  • Entro il 9 ottobre 2025: sarà obbligatorio anche il servizio di invio dei bonifici istantanei dai conti di pagamento, con l’adeguamento dei canali dispositivi (home banking, app, ecc.) e l’introduzione del servizio gratuito di verifica del beneficiario (Verification of Payee – VoP) per ogni bonifico in uscita.

Che cos’è il bonifico istantaneo?

Il bonifico istantaneo, noto a livello tecnico come Sepa Instant Credit Transfer (SCT Inst), consente il trasferimento immediato di fondi da un conto di pagamento all’altro. La disponibilità del denaro per il beneficiario è immediata e l’operazione, una volta eseguita, è irrevocabile.

La differenza rispetto al bonifico ordinario è la velocità: i bonifici tradizionali possono richiedere fino a 24-48 ore per l’accredito, specialmente nei giorni festivi o nei weekend. I bonifici istantanei, invece, sono operativi 24 ore su 24, 7 giorni su 7, anche nei giorni festivi.

Il viceministro Sisto agli avvocati: “L’IA è un fantasma nero, la professione va difesa con i denti”

Bari – «I giovani avvocati devono essere bravissimi, perché c’è un nemico in agguato: l’intelligenza artificiale, un grande fantasma nero». Con queste parole, il viceministro della Giustizia, Francesco Paolo Sisto, ha lanciato un monito alla categoria forense durante il suo intervento – in videocollegamento da Roma – alla cerimonia “Cinquant’anni di toga”, svoltasi nell’aula magna della Corte d’Appello di Bari.

L’IA, secondo il viceministro, rappresenta una sfida cruciale per la professione legale. «Con l’intelligenza artificiale, anche i non laureati possono scrivere splendide memorie, indipendentemente dalle proprie competenze», ha dichiarato Sisto, evidenziando il rischio di un “livellamento verso l’alto” delle prestazioni professionali, che potrebbe «piallare le competenze» degli avvocati.

Le sue parole giungono in un momento di riflessione profonda sulla crisi della professione. Sisto ha messo in evidenza un altro problema: il calo degli iscritti all’esame di abilitazione forense. «Ci sono più pensionati che nuovi iscritti», ha affermato, rilevando una riduzione di 1300 candidati rispetto all’anno precedente. Un dato preoccupante, soprattutto perché il calo riguarda maggiormente le donne rispetto agli uomini.

Nonostante il clima celebrativo dell’evento, il viceministro ha invitato la categoria a non abbassare la guardia. «Quella di oggi è una festa, ma non ci dobbiamo distrarre dalla consapevolezza che dobbiamo difendere questa professione strenuamente, con i denti», ha sottolineato Sisto.

Sulmona e altri tre tribunali salvi: “Resteremo aperti”

Sulmona – I tribunali di Sulmona, Avezzano, Lanciano e Vasto resteranno aperti. A ribadirlo è stato Gaetano Campo, Capo del Dipartimento dell’Organizzazione Giudiziaria (DOG), durante un incontro con la delegazione del Coordinamento di sindaci e presidenti degli ordini forensi, giunti nuovamente a Roma per difendere i quattro presidi giudiziari.

La conferma arriva dopo settimane di mobilitazione. «Siamo aperti e resteremo aperti», ha dichiarato Luca Tirabassi, presidente del Consiglio dell’Ordine Forense di Sulmona, che ieri ha convocato un’assemblea degli avvocati per illustrare le ultime iniziative del Coordinamento, composto da rappresentanti degli Ordini Forensi e amministratori locali delle quattro città interessate dalla riforma della geografia giudiziaria.

Tirabassi ha ricordato che segnali incoraggianti erano già emersi nell’incontro del 19 novembre scorso presso il Ministero della Giustizia, alla presenza del sottosegretario Andrea Delmastro Delle Vedove e dei parlamentari Guido Liris, Etelwardo Sigismondi e Guerino Testa. «Avevamo avuto importanti rassicurazioni già dal sottosegretario Delmastro – ha spiegato Tirabassi – e ora l’analoga conferma ci è stata fornita anche dal capo del DOG. Resteremo ovviamente vigili per verificare che tali intendimenti siano concretizzati nel più breve tempo possibile».

Il Coordinamento, tuttavia, non abbassa la guardia. Se i tempi di approvazione del disegno di legge governativo dovessero dilatarsi, Tirabassi ha già annunciato la strategia: «Laddove il disegno di legge di matrice governativa non fosse approvato in tempi celeri, sarà nostra premura sollecitare il Governo ad adottare un’ultima proroga “ponte” per consentire al Parlamento di varare definitivamente la legge di salvaguardia nell’ambito di una più ampia revisione della geografia giudiziaria».

La chiusura dei quattro tribunali non provinciali, più volte denunciata dal Coordinamento, avrebbe infatti gravi conseguenze. «Con la soppressione di questi presidi, metà regione – e proprio quella orograficamente più complicata – si troverebbe sguarnita di punti di riferimento giudiziari, con gravi disagi e pregiudizi per la tutela dei diritti e della stessa sicurezza dei residenti del Centro Abruzzo», ha sottolineato Tirabassi.

Il rischio di lasciare i cittadini senza presidi di giustizia in territori difficili da raggiungere è al centro delle preoccupazioni di sindaci, avvocati e amministratori locali, che chiedono certezze non solo sui tempi di approvazione della legge, ma anche sulla possibilità di garantire continuità operativa ai tribunali.

La battaglia, per ora, sembra aver ottenuto un importante risultato, ma la vigilanza resterà alta: la partita sulla geografia giudiziaria non è ancora chiusa.

Giustizia in affanno a Belluno, Padrin: «Scriverò al Ministero»

Belluno – La giustizia a Belluno rischia il collasso, e il presidente della Provincia, Roberto Padrin, lancia l’allarme: «Raccolgo le preoccupazioni degli avvocati bellunesi: la situazione descrittami rispetto all’ufficio del Giudice di Pace e della cancelleria del Tribunale necessita di spiegazioni. Alla vigilia degli appuntamenti olimpici, il nostro territorio ha bisogno di un sistema giustizia che dia risposte in tempi consoni a cittadini e imprese».

Le dichiarazioni di Padrin giungono all’indomani di un incontro con una delegazione di avvocati bellunesi, svoltosi martedì 17 dicembre a Palazzo Piloni. Presenti all’incontro il presidente dell’Ordine degli Avvocati di Belluno, Daniele Tormen, il presidente della Camera Civile, Valentino De Castello, e il consigliere della Camera Civile, Martino Fogliato.

I tre legali hanno consegnato al presidente Padrin una lettera in cui si denuncia la carenza di organico al Tribunale, con particolare riferimento all’ufficio del Giudice di Pace. La situazione è descritta come drammatica: «Ricordiamo che l’ufficio del Giudice di Pace non è un ufficio di secondaria importanza e la riforma della Giustizia, che entrerà in vigore nel 2025, ne amplierà ancora le competenze sia in ambito civile che in ambito penale», si legge nella lettera.

Gli avvocati evidenziano l’importanza cruciale dell’ufficio, definendolo «l’ufficio degli affari urgenti dei comuni cittadini», dove si trattano pratiche quotidiane come restituzioni di patenti, contravvenzioni al codice della strada, risarcimenti per incidenti stradali, recuperi crediti e questioni condominiali. Tuttavia, l’attuale operatività è gravemente compromessa: «Oggi l’ufficio civile è chiuso e svolge solo udienze per gli affari pregressi. Le nuove cause vengono iscritte, il cittadino paga, ma poi restano lì in attesa che un cancelliere venga nominato e le passi a un giudice. È paragonabile a un pronto soccorso formalmente aperto, dove giungono ambulanze con pazienti gravi che vengono abbandonati senza assistenza perché non c’è nessuno all’accettazione».

La metafora del “pronto soccorso vuoto” ha colpito il presidente Padrin, che ha commentato: «La situazione tratteggiata dagli avvocati Fogliato, Tormen e De Castello è grave e preoccupante, perché mette in difficoltà soprattutto i cittadini».

Padrin non intende restare a guardare. «Dato che il Tribunale di Belluno sarà chiamato a gestire i contenziosi che dovessero emergere da qui ai prossimi mesi anche in riferimento alle Olimpiadi, non possiamo permetterci che sia ingessato o bloccato», ha dichiarato. L’impegno del presidente è chiaro: «Scriverò al Ministero della Giustizia per segnalare questa situazione e chiedere risposte precise. Sappiamo benissimo che la montagna sconta rarefazione di servizi e carenza di personale, ma sono certo che lo stesso Ministero saprà garantire l’efficienza di cui abbiamo bisogno».

L’attenzione, dunque, è tutta rivolta a Roma, con la speranza che il grido d’allarme di Belluno non cada nel vuoto.

Aiga, separazione delle carriere per un processo più giusto ed equo

BERGAMO. L’Associazione Italiana Giovani Avvocati (AIGA) ribadisce il proprio sostegno alla riforma che prevede la separazione delle carriere dei magistrati. “La separazione delle carriere rappresenta la concreta attuazione del giusto processo previsto dall’articolo 111 della nostra Costituzione”, ha affermato Carlo Foglieni, presidente nazionale AIGA, intervenendo a Bergamo, presso la Fondazione Serughetti La Porta, al convegno in materia di proposte di riforma della Costituzione e incidenza sugli equilibri tra i poteri dello Stato. L’evento è stato organizzato da Laura Cocucci, referente locale dell’Area democratica per la giustizia, promosso nell’ambito della presentazione del libro “Loro dicono, noi diciamo”.

Nel corso del dibattito, che ha visto la partecipazione di molti cittadini, sono intervenuti Barbara Pezzini, portavoce del Comitato Bergamasco per la difesa della Costituzione e costituzionalista dell’Università di Bergamo, il procuratore di Bergamo Maurizio Romanelli e Armando Spataro, coautore del libro, i quali hanno spiegato perché – a loro avviso – le riforme costituzionali proposte (premierato forte, autonomia differenziata e separazione delle carriere) violino tre principi cardine della Costituzione: la partecipazione democratica, l’indipendenza della magistratura e l’uguaglianza dei cittadini.

A fare da contraltare l’intervento del presidente Foglieni che, dopo aver evidenziato come la giustizia non sia contemplata nella proposta dell’autonomia differenziata trattandosi di materia di competenza esclusiva statale ed esuli dal premierato forte, ha ribadito come la separazione delle carriere sia “essenziale per rendere il processo più equo e giusto perché lo assegna ad un giudice terzo a garanzia dell’imparzialità della decisione. L’auspicio è dunque quello che la proposta sulla separazione delle carriere venga finalmente approvata”.

Contributo unificato, raggiunto accordo. Modico acconto per scongiurare estinzione causa

“Vivo apprezzamento del Ministero della giustizia per l’approvazione delle disposizioni che modificano la disciplina del contributo unificato, contenute nella manovra di finanza pubblica 2025 e frutto di intese con il Consiglio Nazionale Forense, tese a semplificare il pagamento e a razionalizzare le procedure di recupero del gettito erariale, nel rispetto delle tutele costituzionali che garantiscono l’accesso alla giustizia”.

“Resta fermo l’impegno del Ministero ad individuare un altro veicolo normativo per introdurre le ulteriori disposizioni in materia di contributo unificato, già condivise con l’istituzione forense, volte alla riduzione in misura percentuale degli attuali importi dovuti, nei casi di comportamento virtuoso nell’assolvimento dell’obbligo tributario”. Così la nota diffusa dal Ministero.

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Commissione europea, 1,3 miliardi di € a favore di Silicon Box per la creazione di un nuovo impianto a Novara

La Commissione europea ha approvato, ai sensi delle norme dell’UE in materia di aiuti di Stato, una misura italiana da 1,3 miliardi di € a favore di Silicon Box per la costruzione, a Novara, di un impianto avanzato di confezionamento e di collaudo di semiconduttori. La misura rafforzerà la sicurezza dell’approvvigionamento, la resilienza e l’autonomia tecnologica dell’Europa nel settore delle tecnologie dei semiconduttori, in linea con gli obiettivi stabiliti nella comunicazione relativa a una normativa sui chip per l’Europa e con gli orientamenti politici della Commissione europea per il 2024-2029.

La misura prevista dallo Stato italiano

L’Italia ha notificato alla Commissione il suo piano di sostegno al progetto di Silicon Box di creare un nuovo impianto avanzato di confezionamento e collaudo di semiconduttori a Novara, in Italia. Il confezionamento avanzato consente l’integrazione di diversi chip, spesso con funzioni diverse, in un’unica confezione, e di creare un modulo multi-chip o “chiplet”. Questa tecnologia consente al chiplet di funzionare come un unico chip, offrendo migliori prestazioni ed efficienza energetica.

Il nuovo impianto fornirà soluzioni di confezionamento avanzato che integrano chiplet in pannelli (panel-level packaging) anziché in wafer (wafer-level packaging), unitamente a tecniche di integrazione 3D. L’impianto gestirà le principali fasi di fabbricazione, vale a dire l’assemblaggio, il confezionamento e il collaudo di semiconduttori. Si prevede che l’impianto, che dovrebbe funzionare a piena capacità nel 2033, sarà in grado di produrre circa 10 000 pannelli alla settimana.

L’aiuto prenderà la forma di una sovvenzione diretta di importo pari a circa 1,3 miliardi di € a favore di Silicon Box, a sostegno di un investimento totale dell’impresa di 3,2 miliardi di €. Nell’ambito della misura, Silicon Box ha convenuto di:

  • garantire che il progetto abbia un impatto più ampio con effetti positivi sulla catena del valore dei semiconduttori dell’UE;
  • contribuire allo sviluppo della prossima generazione di tecnologie di confezionamento avanzato dell’UE;
  • attuare gli ordini classificati come prioritari in caso di problemi di approvvigionamento, in linea con la normativa europea sui chip; e
  • sviluppare e realizzare formazioni in materia di istruzione e competenze per aumentare il bacino di forza lavoro qualificata in possesso delle necessarie competenze.

Valutazione della Commissione

La Commissione ha valutato la misura notificata dall’Italia alla luce delle norme dell’UE sugli aiuti di Stato, in particolare dell’articolo 107, paragrafo 3, lettera c), del trattato sul funzionamento dell’UE (“TFUE”), che permette agli Stati membri di concedere aiuti per agevolare lo sviluppo di alcune attività economiche a determinate condizioni, e dei principi enunciati nella comunicazione relativa a una normativa sui chip per l’Europa.

L’illusione dell’ordine: tra confini dell’AI e sovranità digitale europea

L’Ordine degli Avvocati di Milano ha adottato la prima Carta dei Principi in Italia per l’uso consapevole dell’intelligenza artificiale (AI) nella pratica forense. Il progetto, battezzato Horos, prende il nome dalla pietra di confine dell’antica Grecia, simbolo di ordine e limite rispetto al caos. Proprio come quella pietra tracciava il confine tra il conosciuto e l’ignoto, il progetto mira a definire il perimetro entro cui l’AI può essere utilizzata con rigore e trasparenza nella professione legale.

L’Europa e la sovranità digitale: il rischio di “regalare” dati a Stati esteri

Ad oggi, l’Europa non dispone di algoritmi di intelligenza artificiale propri e autonomi. Gli strumenti più diffusi e utilizzati – come ChatGPT (statunitense) o Ernie (cinese) – provengono da Paesi extraeuropei, con tutte le implicazioni che questo comporta in termini di sovranità digitale e protezione dei dati.

Sebbene l’Unione Europea abbia stanziato fondi per favorire lo sviluppo di sistemi di intelligenza artificiale “made in Europe”, i risultati concreti richiederanno tempo. Nel frattempo, l’utilizzo di AI extraeuropee comporta un rischio significativo: l’esposizione dei dati – anche sensibili – a Paesi con normative sulla privacy diverse e, spesso, meno garantiste di quelle europee.

Ogni volta che un avvocato, un’impresa o un cittadino utilizza strumenti di AI americani o asiatici, contribuisce involontariamente a trasferire informazioni verso l’estero. Questo paradosso non riguarda solo la privacy individuale, ma tocca la sfera della sovranità digitale europea. Affidarsi a tecnologie straniere significa, di fatto, cedere una parte del controllo sui dati e sulle decisioni automatizzate, con il rischio di perdere la capacità di autodeterminazione digitale.

Il paradosso dell’ordine e del caos: quando il tentativo di razionalizzare diventa disordine

L’idea di voler “dare ordine al caos” ha radici profonde nella cultura greca, dove la nozione di Horos (confine) rappresentava il limite tra il conosciuto e l’ignoto. Tuttavia, la scienza moderna ha scardinato questa visione. Con la teoria quantistica, Werner Heisenberg, Max Born e Pascual Jordan hanno dimostrato che ciò che percepiamo come caos è, in realtà, una forma di ordine intrinseco. L’incertezza e la probabilità, pilastri della meccanica quantistica, ci ricordano che l’apparente disordine della natura non è casuale, ma segue logiche che spesso sfuggono alla nostra comprensione.

Applicando questa riflessione al nostro rapporto con la tecnologia, emerge un paradosso interessante. Quando cerchiamo di “mettere ordine” attraverso la razionalizzazione – come avviene nel tentativo di normare l’uso dell’intelligenza artificiale – in realtà potremmo non fare altro che sovrapporre il nostro schema umano a un ordine naturale che non ci è del tutto chiaro.

Se la natura ci mostra che il disordine percepito è, in realtà, ordine, allora il nostro tentativo di razionalizzare potrebbe produrre l’effetto opposto: creare un disordine artificiale. Nella pratica forense, ciò potrebbe tradursi nella creazione di regole rigide che, invece di chiarire, complicano ulteriormente il rapporto tra uomo e tecnologia. L’AI, infatti, funziona su schemi e logiche spesso opachi e non interpretabili dall’uomo (le cosiddette black box algorithms), costringendoci a confrontarci con un ordine che non possiamo controllare pienamente.

Il vero confine da tracciare, dunque, non è tra ordine e caos, ma tra ciò che possiamo comprendere e ciò che dobbiamo accettare di non controllare. Questo stesso principio si applica alle leggi sulla trasparenza dell’AI, dove il tentativo di rendere “comprensibile” il funzionamento degli algoritmi si scontra con la complessità intrinseca della tecnologia.

In definitiva, il progetto Horos dell’Ordine degli Avvocati di Milano – che mira a “dare confini” all’uso dell’AI – affronta questa sfida cruciale. Ma la domanda rimane aperta: stiamo tracciando confini utili o stiamo solo illudendoci di poter mettere ordine in un sistema che, per natura, risponde a una logica che non ci appartiene?

Carceri, Russo (DAP): “Allarmante la questione sanitaria”

Il Capo del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria (DAP), Giovanni Russo, ha sollevato preoccupazioni riguardo alla salute dei detenuti, descrivendo la situazione come “drammatica” sotto il profilo sanitario. Durante una riflessione con TrendSanità, Russo ha evidenziato che, nonostante il sovraffollamento e i diritti dei detenuti siano tematiche su cui il DAP sta lavorando quotidianamente, la questione sanitaria rimane una delle più gravi.

“La salute è un aspetto fondamentale. Quando parlo direttamente con i detenuti, non emergono prima il sovraffollamento o le problematiche relative ai diritti, ma una condizione sanitaria che lascia molto a desiderare. Sebbene la sanità penitenziaria sia gestita dalle ASL, il Dipartimento avverte come una propria manchevolezza l’incapacità di garantire ai detenuti un’assistenza sanitaria equivalente a quella dei cittadini liberi”, ha dichiarato Russo.

Le difficoltà nell’assistenza sanitaria e la mancanza di personale

Uno dei problemi principali riguarda la diagnostica. Molti esami di base, non particolarmente specialistici, non vengono eseguiti perché richiedono il trasferimento dei detenuti in ospedale, ma spesso questi trasferimenti non avvengono a causa della carenza di personale. Questo impedisce ai detenuti di sottoporsi a controlli preventivi necessari, creando frustrazione e disagi che potrebbero sfociare in patologie più gravi.

Russo ha anche sottolineato che la composizione multietnica della popolazione carceraria rende necessario un approccio personalizzato. “Circa un terzo della popolazione carceraria non appartiene alla nostra comunità originaria, portando con sé patologie e risposte alle terapie molto diverse dalle nostre. Questo richiede un trattamento preventivo e curativo individualizzato”, ha spiegato.

Investimenti in tecnologia: la telemedicina come risposta

Per fronteggiare queste problematiche, il DAP ha avviato investimenti in nuove tecnologie, come la telemedicina. Già in oltre 45 istituti penitenziari, la telemedicina è attiva con risultati soddisfacenti. Questa innovazione ha permesso di risolvere parzialmente i problemi legati ai trasferimenti dei detenuti e ha migliorato l’efficienza dei trattamenti sanitari.

L’intelligenza artificiale come strumento di prevenzione

Un altro passo importante verso il miglioramento delle condizioni sanitarie e della sicurezza in carcere è l’uso dell’intelligenza artificiale (AI). “La vera svolta arriverà grazie all’intelligenza artificiale. Stiamo lavorando con l’AGID per implementare sistemi di allerta che ci permettano di rilevare segnali di disagio nei detenuti, prevenendo tragici eventi come i suicidi. L’intelligenza artificiale non sarà un ‘Grande Fratello’, ma uno strumento specifico per monitorare le necessità individuali”, ha concluso Russo.

Niente aumenti per le multe stradali nel 2025 ma si teme una “stangata” nel 2026

Il Governo Meloni ha deciso: nel 2025 non ci sarà l’adeguamento delle multe stradali all’inflazione. Attraverso un comma del decreto Milleproroghe, è stato confermato il rinvio già disposto per il biennio 2023-2024, prorogandolo di un ulteriore anno. Il prossimo aggiornamento scatterà quindi solo nel 2026, ma il rischio di un aumento pesante delle sanzioni preoccupa le associazioni dei consumatori.

Il motivo della proroga
La decisione del Governo è motivata dalla volontà di contenere il peso economico sulle famiglie italiane, già provate dal caro-vita e dall’aumento dei prezzi al consumo. Tuttavia, le associazioni dei consumatori hanno lanciato l’allarme: il congelamento degli aumenti potrebbe portare a una “stangata” per gli automobilisti, con rincari cumulativi che rischiano di gravare pesantemente sulle loro tasche.

Cosa prevede il decreto Milleproroghe
Il decreto stabilisce che, entro il 1° dicembre 2025, un nuovo provvedimento dovrà adeguare le sanzioni stradali all’inflazione del biennio 2024-2025. Di norma, il Codice della Strada prevede un aggiornamento delle multe ogni due anni in base all’indice FOI (Indice dei Prezzi al Consumo per le Famiglie di Operai e Impiegati), come stabilito dall’art. 195 del Codice.

A partire dal 2026, quindi, le multe per le infrazioni stradali subiranno un incremento proporzionale all’andamento dell’inflazione. Se l’inflazione dovesse mantenere ritmi elevati, i rincari potrebbero essere significativi.

Le reazioni delle associazioni dei consumatori
Se da un lato la sospensione degli aumenti è stata accolta positivamente, dall’altro le associazioni dei consumatori chiedono misure più incisive. Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori (UNC), ha proposto di annullare definitivamente l’adeguamento biennale, per evitare che nel 2026 si verifichi un aumento “a valanga” che incorpori le percentuali non applicate negli anni precedenti.

“Se non si specifica chiaramente che nel 2026 scatterà solo l’adeguamento relativo al biennio 2024-2025, rischiamo di trovarci con un aumento che comprende anche gli adeguamenti non effettuati negli anni precedenti”, ha dichiarato Dona. La prospettiva è che il rialzo possa arrivare al 17,7%, considerando anche gli arretrati non applicati nel periodo 2020-2024.

Il rischio di una “stangata” per gli automobilisti
L’allarme lanciato dalle associazioni è concreto. Gabriele Melluso, presidente di Assoutenti, ha calcolato che l’adeguamento delle multe all’inflazione potrebbe portare a rincari dal +3% al +51%, a seconda dell’andamento dei prezzi. L’aumento potrebbe scattare già dal 1° gennaio 2026, e l’accumulo delle percentuali non applicate potrebbe tradursi in un rialzo complessivo del 17,6%.

Esempi concreti? La multa per divieto di sosta, oggi pari a 42 euro, potrebbe salire fino a 49 euro, un aumento non trascurabile per gli automobilisti, soprattutto in un contesto economico già gravoso.

Il rinvio deciso dal Governo Meloni ha l’obiettivo di dare respiro ai cittadini, ma rischia di trasformarsi in una “trappola” nel 2026, quando gli aumenti potrebbero sommarsi, con un impatto significativo sulle multe stradali. Le associazioni dei consumatori chiedono al Governo maggiore chiarezza e la garanzia che non si verifichi un accumulo di aumenti. Resta da vedere se l’esecutivo accoglierà queste richieste o se, a partire dal 2026, gli automobilisti dovranno fare i conti con un salasso.

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