Licenziamento per giusta causa
Con la sentenza n. 26938, la Sezione Lavoro della Corte ha chiarito che, in materia di licenziamento per giusta causa, non basta verificare se il fatto contestato rientri nelle disposizioni contrattuali che consentono il licenziamento. È essenziale, infatti, valutare concretamente se il comportamento del dipendente sia così grave da compromettere la fiducia del datore di lavoro, rendendo insostenibile la prosecuzione del rapporto. Il caso trattava un dipendente del Genio civile di Carrara, licenziato per episodi di assenteismo documentati tramite videocamere e pedinamenti. La Corte ha confermato la legittimità del licenziamento, già convalidato nei precedenti gradi di giudizio.
Imputabilità e vizio di mente
La sentenza n. 38180 della Sezione Prima Penale ha ribadito un principio consolidato: i disturbi della personalità possono rientrare nel concetto di infermità, purché siano di tale gravità da incidere sulla capacità di intendere e di volere dell’autore del reato. Il caso riguardava un omicidio avvenuto a Catania, in cui l’imputato ha sostenuto di aver agito sotto l’influenza di un disturbo mentale. La Corte ha confermato che, per il riconoscimento del vizio di mente, è necessario dimostrare che tale disturbo abbia alterato significativamente la volontà dell’autore e sia legato causalmente al crimine commesso.
Scioglimento della comunione ereditaria e petizione ereditaria
Con la sentenza n. 26951, la Cassazione ha affrontato una disputa ereditaria, chiarendo che, nell’azione di scioglimento della comunione ereditaria, può essere implicitamente inclusa una petizione ereditaria quando si richieda la ricostruzione dell’asse ereditario e l’inclusione di beni sottratti da altri eredi. In questo caso, una complessa controversia familiare riguardava somme illecitamente prelevate da un erede. La Corte ha confermato la legittimità della decisione del Tribunale di Benevento e della Corte d’Appello di Napoli, sottolineando che la divisione patrimoniale ha efficacia esecutiva.
Apparenza della servitù e usucapione
La Sezione Seconda Civile, con la sentenza n. 26956, ha affrontato il tema dell’usucapione e del requisito dell’apparenza della servitù. La Corte ha precisato che per riconoscere una servitù è necessario che vi siano segni visibili e permanenti che ne rivelino l’esistenza. Il caso riguardava un proprietario terriero di Montabone, che richiedeva il riconoscimento di una servitù di passaggio. La Cassazione ha confermato che la semplice esistenza di una strada non è sufficiente; occorre dimostrare che essa sia stata realizzata specificamente per esercitare il diritto di passaggio.
Notifica tramite servizio postale
Con l’ordinanza n. 26957, la Cassazione ha trattato un caso di notifica di un atto impositivo attraverso il servizio postale. La Corte ha stabilito che, in situazioni in cui la notifica non viene consegnata al destinatario, è necessario produrre in giudizio l’avviso di ricevimento della raccomandata contenente la comunicazione di avvenuto deposito. Il caso riguardava una sanzione amministrativa contestata a Roma per violazioni compiute tra il 2008 e il 2012. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso del destinatario, confermando la validità della notifica.
Spese di giudizio
Infine, con la sentenza n. 26963, la Cassazione ha ribadito che la decisione del giudice di non compensare le spese processuali è discrezionale e non richiede una motivazione esplicita. Il caso trattava un contenzioso sulle spese processuali di un dipendente universitario, che aveva presentato ricorso contro la decisione del Tribunale di Macerata e della Corte d’Appello di Ancona. La Cassazione ha rigettato il ricorso.
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