4 Maggio 2026 - Welfare

Cassa Forense investe sulla professione: 19 bandi per sostenere avvocati e famiglie

Quasi 20 milioni di euro per il 2026 tra accesso al credito, innovazione degli studi, salute e sostegno familiare. Un intervento articolato che rafforza il welfare di categoria e prova a rispondere alle fragilità strutturali dell’avvocatura

Non solo assistenza, ma una vera architettura di sostegno alla professione forense. Con 19 bandi approvati per il 2026 e uno stanziamento complessivo che sfiora i 20 milioni di euro, Cassa Forense amplia e diversifica gli strumenti di welfare destinati agli iscritti, intervenendo su più livelli: esercizio della professione, formazione, salute e dimensione familiare.

L’impostazione non è casuale. I bandi disegnano un sistema che tenta di accompagnare l’avvocato lungo tutto il ciclo della vita professionale, dalle fasi iniziali fino alle situazioni di maggiore vulnerabilità. Tra le misure più significative, spiccano i contributi per facilitare l’accesso al credito per gli under 35, un segnale che intercetta una criticità ormai strutturale: la difficoltà dei giovani legali a sostenere i costi di avvio e consolidamento dell’attività.

Accanto a questo, emerge una crescente attenzione alla dimensione organizzativa e tecnologica degli studi. I contributi per l’acquisto di strumenti informatici e per l’allestimento di sale dedicate alla videoconferenza indicano una consapevolezza chiara: la competitività dell’avvocatura passa oggi anche dalla capacità di integrare modelli di lavoro digitali e servizi più efficienti.

Non meno rilevante è il capitolo dedicato alla formazione. Dai contributi per la preparazione all’esame di abilitazione alle borse per il conseguimento del titolo di cassazionista, fino al sostegno per corsi di alta formazione, l’intervento punta a rafforzare la qualità della professione. Una scelta che, letta in controluce, riflette la crescente specializzazione richiesta dal mercato legale e la necessità di investire in competenze avanzate.

Il piano si distingue però soprattutto per l’attenzione alle fragilità. I bandi dedicati agli avvocati impegnati in percorsi di follow up oncologico e alle professioniste vittime di violenza introducono una dimensione di welfare che supera la logica meramente economica, riconoscendo il peso delle condizioni personali sulla continuità dell’attività professionale.

Analoga impostazione si ritrova nelle misure per la salute, con contributi destinati a sostenere le spese di ospitalità in strutture per anziani o lungodegenti, e nel pacchetto dedicato alla famiglia: dai contributi per la nascita o l’adozione dei figli alle borse di studio, fino agli aiuti per l’alloggio universitario e ai sostegni per famiglie numerose o monogenitoriali.

Nel complesso, il dato numerico – 19 bandi e quasi 20 milioni di euro – restituisce qualcosa di più di un semplice intervento finanziario. È il segnale di un cambio di prospettiva: dalla previdenza intesa come tutela ex post a un modello di welfare attivo, che prova a prevenire le criticità e a sostenere la sostenibilità della professione nel tempo.

Resta, tuttavia, una domanda di fondo. Se da un lato questi strumenti rappresentano un rafforzamento significativo del sistema di protezione, dall’altro confermano implicitamente la presenza di fragilità diffuse nell’avvocatura, tra precarietà iniziale, trasformazioni del mercato e crescente pressione competitiva.

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