ROMA – Il Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria (DAP), organo chiave per la gestione delle carceri italiane, è senza una guida dal 27 dicembre scorso. Tre mesi di vuoto ai vertici, in uno dei momenti più critici per il sistema penitenziario: suicidi in aumento, sovraffollamento insostenibile e allarme sulla diffusione dei cellulari tra i detenuti.
La nomina del nuovo capo del DAP, che sembrava cosa fatta con la proposta di Lina Di Domenico, è ora in una fase di stallo. Un’impasse che ha origine in un passaggio istituzionale mancato: la candidatura dell’attuale facente funzione è stata annunciata senza un confronto preliminare con il Quirinale, cui spetta la decisione finale.
IL RUOLO CHIAVE DI DELMASTRO
Il sottosegretario alla Giustizia Andrea Delmastro, da mesi figura centrale nella gestione del sistema penitenziario, è apparso come l’unico riferimento per la polizia penitenziaria anche durante la cerimonia di martedì scorso, in occasione della festa del Corpo. È stato lui, e non un capo ufficiale del DAP, a premiare gli agenti distintisi nel corso dell’anno, segnando di fatto una continuità nella gestione senza una vera transizione di potere.
Secondo fonti vicine al ministero, il nome di Di Domenico è stato fatto circolare con troppa leggerezza, senza l’adeguata condivisione con il Quirinale, e ora la questione è diventata un nodo politico. L’ex capo del DAP, Giovanni Russo, si era dimesso dopo una serie di tensioni interne, acuite dalla sua testimonianza nel caso Cospito, ritenuta decisiva per la condanna dell’anarchico.
SUICIDI E SOVRAFFOLLAMENTO: UNA CRISI SENZA PRECEDENTI
Nel frattempo, la situazione nelle carceri continua a peggiorare. Il 2024 ha già segnato un tragico record con 90 suicidi tra i detenuti, un numero mai raggiunto prima. E il 2025 non sembra iniziare meglio: nei primi tre mesi dell’anno, si sono tolti la vita già 20 detenuti.
Alla drammatica emergenza suicidi si somma il problema cronico del sovraffollamento. Le carceri italiane ospitano oggi circa 60mila detenuti a fronte di una capienza regolamentare di poco più di 50mila posti. A questo si aggiunge una carenza strutturale di personale: mancano circa 8mila agenti di polizia penitenziaria, come denuncia Gennarino De Fazio, segretario della UILPA Polizia Penitenziaria.
“La situazione è ormai insostenibile – afferma De Fazio – Abbiamo carenze logistiche, strutturali e sanitarie gravissime. E il governo si occupa dell’Albania mentre qui manca un capo delle carceri.”
IL NODO POLITICO E LE INCERTEZZE SUL FUTURO
La nomina di Lina Di Domenico, ritenuta figura competente e stimata, è ora bloccata da un’impasse politica che nessuno sembra in grado di sbloccare. Fonti interne al ministero parlano di un rischio di “bruciatura” per qualsiasi altro nome venga proposto in alternativa.
Il futuro della gestione carceraria appare quindi avvolto nell’incertezza. Mentre il sistema penitenziario continua a implodere sotto il peso della crisi, il DAP resta senza guida e la politica non riesce a trovare una soluzione.
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