BRUXELLES – L’Unione europea prova a rilanciare i rapporti commerciali con gli Stati Uniti attraverso una mossa attesa da tempo: l’azzeramento dei dazi sui beni industriali americani. Una decisione che scioglie il nodo più delicato, quello delle auto, e che promette un impatto immediato sull’industria europea, a partire da quella automobilistica.
La Commissione ha presentato due proposte legislative: la prima prevede la rimozione totale delle tariffe sui prodotti industriali di provenienza statunitense – macchinari, componenti per auto, legno, carta, ceramica, cuoio – con un beneficio stimato per le imprese Usa di circa 5 miliardi di euro. Contestualmente, Washington si è impegnata a ridurre i dazi sulle vetture prodotte in Europa, che scenderanno dal 27,5% al 15% con effetto retroattivo dal 1° agosto. Solo per il mese di agosto, le case automobilistiche del Vecchio Continente risparmieranno oltre 500 milioni di euro.
Un’intesa che però avrà anche un costo: il bilancio comunitario perderà circa 3,6 miliardi di entrate tariffarie. «Si tratta di un sollievo per il nostro settore e di un segnale di cooperazione concreta», ha commentato il commissario Ue al Commercio Maroš Šefčovič, sottolineando che l’accordo «getta le basi per affrontare insieme sfide globali come l’acciaio».
La seconda proposta legislativa riguarda il settore agroalimentare. Verranno concesse quote agevolate per alcuni prodotti statunitensi considerati “non sensibili”: frutti di mare, frutta a guscio, latticini, cereali, semi oleosi, carne di maiale e persino bisonte. Esclusi invece i comparti più delicati per l’Ue, come manzo, pollame, riso ed etanolo. Prorogata infine per cinque anni l’esenzione dai dazi sull’aragosta, introdotta nel 2020, ora estesa anche a quella lavorata.
Ma i vantaggi non saranno a senso unico. Dal prossimo settembre alcune merci europee – sughero, aeromobili e loro componenti, prodotti farmaceutici generici e materie prime chimiche – entreranno sul mercato americano con dazi pari a zero o quasi.
Resta però l’incognita politica. Il presidente Usa Donald Trump ha già minacciato nuove tariffe punitive verso quei Paesi che introdurranno regole fiscali o digitali giudicate “discriminatorie”, oltre a possibili restrizioni sull’export di tecnologia e semiconduttori.
In attesa dell’approvazione definitiva da parte degli Stati membri e del Parlamento europeo, l’accordo segna comunque una tregua nei rapporti commerciali transatlantici, offrendo respiro a un’industria europea che, tra crisi energetica e rallentamento della domanda, aveva bisogno di un segnale forte da Bruxelles.
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