23 Settembre 2026 - Avvocatura

Avvocati italiani 2026: più redditi, più intelligenza artificiale, e una riforma ancora da scrivere

Il Rapporto Censis-Cassa Forense fotografa una professione che cresce nei numeri ma resta divisa per genere e generazioni, mentre il governo ha fino a fine gennaio 2027 per completare la riforma dell'ordinamento forense

Chi sono, oggi, gli avvocati italiani

Secondo il Rapporto Censis-Cassa Forense 2026, gli iscritti alla Cassa Forense sono 228.641, di cui 211.464 attivi e 17.177 pensionati. L’età media è salita a 49,5 anni, oltre cinque anni in più rispetto a un decennio fa: un dato che segnala un ricambio generazionale rallentato. Le donne rappresentano il 46,6% del totale degli iscritti.

Sul piano reddituale, il volume d’affari complessivo della categoria supera i 16 miliardi di euro, mentre il reddito Irpef aggregato dichiarato per il 2024 è di 11,2 miliardi di euro, in crescita del 7,1% rispetto all’anno precedente. Il reddito medio individuale è salito a 51.912 euro, con un incremento dell’8,9%. Dietro la media, però, resta un divario di genere marcato: gli uomini dichiarano in media 67.959 euro, le donne 33.829 — meno della metà.

Tra gli avvocati under 40, solo il 42,4% esercita in uno studio autonomo, e il 30,3% ha preso in considerazione l’ipotesi di lasciare la professione, per ragioni prevalentemente economiche. La quota di chi definisce “molto critica” la propria situazione professionale è comunque scesa al 18,4%, il valore più basso dell’ultimo decennio.

La fotografia complessiva, insomma, è quella di una professione che cresce nei numeri aggregati ma resta segnata da diseguaglianze strutturali — di genere, di generazione, di accesso al mercato.

L’intelligenza artificiale entra nello studio legale

Il dato più significativo del rapporto riguarda proprio l’IA: la quota di avvocati che dichiara di utilizzare strumenti di intelligenza artificiale nel proprio lavoro è passata dal 27,5% al 55,3% in un solo anno. Tra gli under 40 l’adozione arriva al 70,3%. Gli usi prevalenti restano la ricerca giuridica, la gestione documentale e il supporto organizzativo dello studio — non, almeno per ora, la redazione autonoma di atti processuali, un uso che la giurisprudenza ha già sanzionato quando privo di verifica umana. È un’accelerazione che nessun altro indicatore del rapporto avvicina per velocità, e che ridisegna in tempo reale il modo in cui gli studi — soprattutto quelli più giovani — organizzano il lavoro quotidiano.

La riforma dell’ordinamento forense: dove siamo

Il 22 luglio 2026 il Senato ha dato il via libera definitivo alla legge delega di riforma dell’ordinamento forense (disegno di legge n. 1917), pubblicata in Gazzetta Ufficiale il 1° agosto (legge n. 137/2026). Il governo ha sei mesi di tempo — quindi fino a fine gennaio 2027 — per adottare i decreti legislativi attuativi. Ad oggi quei decreti non sono ancora stati scritti: la partita più importante, quella che deciderà l’impatto reale della riforma, si gioca proprio in queste settimane.

I punti principali della delega: reintroduzione del giuramento dell’avvocato (abolito nel 2012); segreto professionale qualificato come “inviolabile e indisponibile”; ampliamento delle attività riservate (negoziazione assistita, mediazione); nuove regole sulle società tra avvocati con soci di capitale, che dovranno comunque mantenere almeno due terzi di capitale e diritti di voto in mano ai soci professionisti; revisione dell’esame di Stato, con due prove scritte e una prova orale pratica; limite di tre mandati per i membri degli organi di governance forense.

Sul fronte compensi, la delega conferma la libertà di pattuizione tra avvocato e cliente, purché “proporzionata alla quantità e qualità del lavoro svolto”, mantenendo però l’obbligo di preventivo scritto e l’applicazione dei parametri ministeriali in assenza di accordo formalizzato. Resta vietato il patto di quota lite in senso assoluto.

Come osservano i primi commenti alla norma, il voto definitivo “non è il punto di arrivo” ma segna l’inizio della fase più delicata: gli effetti concreti della riforma — sulla concorrenza tra studi, sull’accesso dei più giovani, sulla tenuta del segreto professionale — dipenderanno dal contenuto dei decreti attuativi, ancora da scrivere. È in questa fase, tra l’altro, che si inseriscono i due dati sopra: una professione che invecchia e fatica a rinnovarsi, ma che nello stesso anno ha più che raddoppiato l’uso di strumenti di IA, è anche il terreno concreto su cui la riforma — in materia di società tra avvocati, accesso alla professione, tutela del segreto — dovrà misurarsi.

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