21 Settembre 2026 - Professione forense

Avvocati, il 30 settembre arriva la tripla scadenza Cassa Forense

Si sovrappongono nello stesso giorno l'invio del Modello 5 sui redditi 2025, la prima rata di acconto del contributo modulare e la quarta rata dei contributi minimi: chi salta l'appuntamento rischia sanzioni fino al 24% e interessi di mora

Per tutti gli iscritti agli albi forensi italiani si avvicina un mercoledì di adempimenti fitto di scadenze: il 30 settembre 2026 convergono infatti tre obblighi distinti verso la Cassa Nazionale di Previdenza e Assistenza Forense.

Il primo adempimento è l’invio telematico del Modello 5/2026, la dichiarazione dei redditi e volumi d’affari relativi al 2025, disponibile nell’area riservata del sito di Cassa Forense dal 30 luglio scorso. L’obbligo riguarda avvocati e praticanti iscritti, associazioni professionali, società tra professionisti e società tra avvocati, ed è dovuto anche in assenza di reddito o di partita IVA attiva.

Il secondo adempimento è il versamento della prima rata di acconto 2026 relativa al contributo soggettivo modulare volontario, la cui aliquota può variare dall’1% al 20% del reddito professionale netto, calcolato su un tetto massimo di 130mila euro: la rata corrisponde al 50% dell’importo dovuto, con il saldo rinviato al 31 dicembre.

Il terzo appuntamento è la quarta e ultima rata dei contributi minimi obbligatori 2026, comprensiva del contributo minimo soggettivo, di quello integrativo e del contributo di maternità, quest’ultimo fissato in 94 euro. Gli avvisi sono generabili dall’area “Accessi riservati – Posizione personale – Pagamenti” tramite PagoPA oppure F24, con una scelta tra le due modalità valida in modo irrevocabile per tutte le rate dell’anno.

Chi non versa entro i termini rischia sanzioni progressive: nessuna sanzione, solo interessi, se si paga entro 8 giorni dalla scadenza; il 4% tra il nono e il trentesimo giorno; il 6% tra il trentunesimo e il centocinquantesimo; il 10% dopo il centocinquantunesimo giorno, fino alla sanzione ordinaria del 24% in caso di accertamento, oltre agli interessi di mora al tasso annuo del 2,75%. Anche la sola omessa comunicazione del Modello 5 comporta una penale fissa, crescente da 80 a 240 euro in base al ritardo con cui si regolarizza la posizione.

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