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Riforma dell’ordinamento giudiziario: ok ai test psicoattitudinali per i magistrati

Il Consiglio dei ministri ha approvato, in esame definitivo, i seguenti provvedimenti:

  • Attuazione della legge 17 giugno 2022, n. 71, recante deleghe al Governo per la riforma dell’ordinamento giudiziario e per l’adeguamento dell’ordinamento giudiziario militare, nonché disposizioni in materia ordinamentale, organizzativa e disciplinare, di eleggibilità e ricollocamento in ruolo dei magistrati e di costituzione e funzionamento del Consiglio superiore della magistratura (decreto legislativo – esame definitivo) (Giustizia)

Sul provvedimento sono stati acquisiti i prescritti pareri delle Commissioni parlamentari. In seguito alle osservazioni formulate, il testo approvato in esame definitivo introduce test psicoattitudinali per i candidati in ingresso nei ruoli della magistratura. Inoltre, ai fini della valutazione di professionalità del magistrato, prevede per il consiglio giudiziario e il Consiglio superiore la possibilità di acquisire, oltre ai provvedimenti a campione, anche ulteriori specifici provvedimenti oppure intere categorie di provvedimenti. Infine, si consente l’ammissione al concorso anche dei candidati che siano stati dichiarati per quattro volte non idonei

  • Disposizioni sul riordino della disciplina del collocamento fuori ruolo dei magistrati ordinari, amministrativi e contabili, ai sensi dell’articolo 1, comma 1, lettera d), della legge 17 giugno 2022, n. 71 (decreto legislativo – esame definitivo) (Presidenza – Giustizia)

In accoglimento della condizione espressa dalle Commissioni parlamentari competenti, nel testo si prevede l’applicazione delle disposizioni relative al numero massimo dei magistrati fuori ruolo a partire dal 1° gennaio 2026 e si precisa che, fino a tale data, sono esclusi dal numero massimo dei magistrati collocabili fuori ruolo gli incarichi di cui all’art. 14 (membri di Governo, magistrati eletti, anche presso gli organi di governo autonomo, e magistrati collocati fuori ruolo ai sensi degli articoli 19 e 20 della legge 17 giugno 2022, n. 71).


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Riforma fiscale, dogane | Revisione della disciplina doganale e del sistema sanzionatorio in materia di accise e di altre imposte indirette sulla produzione e sui consumi (decreto legislativo – esame preliminare)

Affidamento di minori, disposizioni in materia di tutela dei minori in affidamento (disegno di legge)

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Revisione della disciplina doganale e del sistema sanzionatorio in materia di accise e di altre imposte indirette

Il Consiglio dei ministri, su proposta del Ministro dell’economia e delle finanze Giancarlo Giorgetti, ha approvato, in esame preliminare, un decreto legislativo che, in attuazione della legge delega per la riforma fiscale (legge 9 agosto 2023, n. 111), introduce la revisione della disciplina doganale e del sistema sanzionatorio in materia di accise e di altre imposte indirette sulla produzione e sui consumi.

  1. Revisione della disciplina doganale vigente

Per armonizzare la normativa italiana con quella dell’Unione Europea, si abroga il Testo unico delle disposizioni legislative in materia doganale (decreto del Presidente della Repubblica 23 gennaio 1973, n. 43) e si aggiornano e riducono le disposizioni da esso previste. In particolare:

  • in conformità alla disciplina dettata dal codice doganale dell’Unione Europea (Regolamento (UE) n. 952/2013), si implementa la telematizzazione delle procedure doganali e si potenziano l’attività di controllo e verifica, anche mediante il coordinamento con le dogane delI’UE e quelle estere, e lo sportello unico doganale (SUDOCO);
  • si ridefiniscono le procedure di liquidazione, accertamento e riscossione dei tributi doganali e si revisiona l’istituto della controversia doganale e viene riorganizzato l’assetto degli uffici e dei servizi;
  • si rivede la disciplina sanzionatoria, con particolare riguardo al contrabbando.ù
  1. Spedizioniere doganale

Si aggiorna la disciplina per il conseguimento della patente di spedizioniere doganale, con la riduzione a un anno, da tre anni, della cadenza con cui l’Agenzia delle dogane e dei monopoli dovrà bandire gli esami e si allinea la disciplina dei centri di assistenza doganale (CAD) a quella UE, prevedendo la possibilità per gli spedizionieri di costituire società di capitali per l’esercizio delle funzioni proprie della categoria.

  1. Revisione del sistema sanzionatorio in materia di dogane, accise e tabacchi

Si interviene sul sistema sanzionatorio penale e amministrativo posto a tutela dell’accertamento e del pagamento delle imposte sulla produzione e sui consumi, prevedendo:

  • l’introduzione di un nuovo delitto di sottrazione all’accertamento o al pagamento dell’accisa sui tabacchi lavorati e di un nuovo illecito amministrativo di vendita di tabacchi lavorati senza autorizzazione o acquisto da persone non autorizzate alla vendita;
  • l’applicazione della confisca allargata anche in relazione ai più gravi reati in materia di accise;
  • la depenalizzazione di alcune ipotesi di minore gravità.
  1. Disciplina della responsabilità amministrativa degli enti

Si estende la responsabilità degli enti per illeciti amministrativi dipendenti da reato di cui al decreto legislativo 231 del 2001 anche ai reati di cui al testo unico delle accise; si prevede, in relazione all’ipotesi aggravata di illecito dipendente dai reati di contrabbando e dai reati in materia di accise, l’applicazione dell’interdizione dall’esercizio dell’attività e della sospensione o revoca di autorizzazioni, licenze o concessioni funzionali alla commissione dell’illecito; si aggiorna il riferimento normativo inerente alla competenza della Procura distrettuale allo svolgimento delle indagini preliminari relative al reato di associazione per delinquere finalizzata al contrabbando di tabacchi lavorati.

  1. Disciplina IVA delle operazioni di importazione in uno Stato UE di beni destinati ad essere trasferiti in altro Stato UE

Si prevedono specifiche norme sulla documentazione idonea a provare l’effettivo trasferimento dei medesimi beni in un altro Stato membro dell’Unione Europea e la costituzione di determinate cauzioni.


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Affidamento di minori, disposizioni in materia di tutela dei minori in affidamento (disegno di legge)

Il Consiglio dei ministri, su proposta del Ministro per la famiglia, la natalità e le pari opportunità Maria Eugenia Roccella e del Ministro della giustizia Carlo Nordio, ha approvato un disegno di legge che introduce disposizioni in materia di tutela dei minori in affidamento.

Il testo introduce disposizioni volte a tutelare il superiore interesse del minore a vivere e crescere all’interno della propria famiglia d’origine e a contrastare gli affidamenti impropri, ovvero affidamenti presso istituti o famiglie a lungo termine o sine die.

Inoltre, le norme rendono conoscibili a livello nazionale dati al momento presenti solo nei singoli tribunali, quali le strutture abilitate all’affidamento, il loro numero e il numero dei minori collocati presso istituti di assistenza pubblici o privati o presso comunità di tipo familiare.

A questo scopo, si istituiscono:

  • il “registro nazionale degli istituti di assistenza pubblici o privati, delle comunità di tipo familiare e delle famiglie affidatarie», con la finalità di monitorare il ricorso agli affidamenti dei minori temporaneamente privi di un ambiente familiare idoneo, contrastando il fenomeno dell’istituzionalizzazione impropria;
  • il “registro dei minori collocati in comunità di tipo familiare o istituti di assistenza pubblici o privati o presso famiglie affidatarie”, per acquisire un quadro unitario delle informazioni concernenti le diverse fattispecie di allontanamento dei minori dalle famiglie d’origine, compreso l’allontanamento temporaneo e l’affidamento preadottivo;
  • l’Osservatorio nazionale sugli istituti di assistenza pubblici o privati, sulle comunità di tipo familiare e sulle famiglie affidatarie, con funzione di controllo e di promozione in materia di comunità di tipo familiare e di famiglie affidatarie.

I due nuovi registri non sostituiscono, bensì integrano quanto previsto dai registri delle tutele e delle curatele istituiti presso l’ufficio del giudice tutelare.


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Violazione del diritto alla libertà di espressione di un giudice: la sentenza CEDU

Una sentenza della CEDU riafferma l’importanza della libertà di espressione per i giudici, anche quando si tratta di questioni controverse. La Corte ha sottolineato che i tribunali nazionali devono bilanciare attentamente il diritto alla libertà di espressione con l’interesse pubblico all’imparzialità della magistratura: un importante precedente per la tutela della libertà di espressione dei giudici in Europa.

I fatti:

La giudice rumena M. Vasilică-Cristi Danileţ pubblica due messaggi su Facebook: il primo critica l’influenza politica su alcune istituzioni e ipotizza l’intervento dell’esercito per difendere la democrazia, il secondo condivide un articolo di un pubblico ministero che critica le riforme legislative e la gestione dei procedimenti penali.

Il Consiglio Superiore della Magistratura (CSM) rumeno sanziona la giudice con una riduzione della retribuzione per due mesi, ritenendo che i messaggi violino il suo dovere di moderazione e danneggino la reputazione della magistratura.

La giudice Danileţ ricorre alla Corte europea dei diritti dell’uomo (CEDU) lamentando la violazione del suo diritto alla libertà di espressione (articolo 10 della Convenzione europea dei diritti dell’uomo) e del diritto alla vita privata (articolo 8).

La decisione:

La CEDU ha condannato la Romania per violazione dell’articolo 10 della Convenzione. La Corte ritiene che:

    • Le critiche della giudice Danileţ rientrano nel contesto di un dibattito su questioni di interesse pubblico.
    • La sanzione disciplinare ha avuto un effetto dissuasivo sul dibattito pubblico su questioni importanti.
    • I tribunali rumeni non hanno adeguatamente bilanciato il diritto alla libertà di espressione della giudice con l’interesse pubblico all’imparzialità della magistratura.
  • La Corte non ravvisa invece una violazione dell’articolo 8 della Convenzione.

Le opinioni dissenzienti:

Tre giudici hanno dissentito dalla decisione della maggioranza, ritenendo che:

    • La giudice Danileţ non aveva uno status particolare che giustificasse la sua partecipazione al dibattito pubblico su questioni delicate.
    • I messaggi della giudice non erano una critica motivata, ma una serie di affermazioni formulate con un linguaggio colorito.
    • La giudice avrebbe dovuto prestare maggiore cautela nelle sue espressioni per preservare l’apparenza di imparzialità.

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Nasce l’Unione Sportiva Forense Italiana: lo sport che unisce

Un grande successo per il Congresso Costituente dell’Unione Sportiva Forense Italiana (USFI), l’associazione di promozione sociale che si pone l’obiettivo di diffondere la pratica sportiva tra gli avvocati di tutta Italia.

L’evento, svoltosi a Roma lo scorso 22 e 23 marzo, ha visto la partecipazione di oltre 100 delegati provenienti da tutta la penisola, oltre a numerose autorità del mondo forense e sportivo, tra cui il presidente di Cassa Forense Avv. Valter Militi e il giornalista Mario Mattioli.

Al centro dei lavori congressuali, la discussione sul ruolo dello sport nella vita degli avvocati, come strumento di benessere fisico e mentale, di socializzazione e di crescita professionale.

L’USFI si propone di realizzare una serie di iniziative per promuovere la pratica sportiva tra gli avvocati, tra cui l’organizzazione di tornei, eventi e manifestazioni a livello nazionale e regionale, la creazione di una rete di gruppi sportivi forensi e la stipula di convenzioni con enti e associazioni sportive.

“L’Unione Sportiva Forense Italiana nasce dalla volontà di unire la passione per lo sport con i valori della professione forense”, ha dichiarato il presidente Cerniglia. “Lo sport è un elemento fondamentale per il benessere di tutti, e in particolare per gli avvocati, che quotidianamente si confrontano con sfide e pressioni lavorative. Attraverso le nostre attività, intendiamo promuovere uno stile di vita sano e attivo, favorire la socializzazione e lo spirito di squadra tra i colleghi e contribuire alla crescita della nostra professione”.

L’USFI è aperta a tutti gli avvocati che desiderano vivere lo sport come un’occasione di crescita e di divertimento.


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Corrompere onestamente: l’ossimoro di Calamandrei e l’arte della persuasione in tribunale

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Corrompere onestamente: l’ossimoro di Calamandrei e l’arte della persuasione in tribunale

L’incipit pungente

“Corrompere onestamente”: un ossimoro che cattura l’attenzione e disorienta il lettore. È con questa formula provocatoria che Piero Calamandrei, giurista e avvocato, apre il suo “Elogio dei giudici scritto da un avvocato”. Un paradosso che, al di là della sua natura ironica, racchiude una profonda verità sull’arte della persuasione in tribunale.

La lingua del diritto: ossimoro e monito

Calamandrei sceglie un ossimoro, figura retorica che accosta due termini antitetici, per sottolineare la complessità del linguaggio giuridico. Un linguaggio spesso considerato astruso e inaccessibile, composto da parole difficili e lontano dalla vita quotidiana. Ma l’ossimoro “corrompere onestamente” va oltre la semplice critica linguistica. Assume la valenza di un monito per gli avvocati, invitandoli a riflettere sull’importanza della chiarezza e della brevità nella loro oratoria.

La brevità e la chiarezza: armi di persuasione

Secondo Calamandrei, infatti, la vera “corruzione” del giudice non avviene attraverso mezzi illeciti o pressioni indebite, ma attraverso la forza della retorica. E la retorica più efficace è quella che si avvale di un linguaggio semplice e conciso, capace di trasmettere concetti complessi in modo chiaro e inequivocabile.

L’elogio della persuasione onesta

L’ossimoro “corrompere onestamente” diventa quindi un invito all’uso responsabile del linguaggio da parte degli avvocati. Un linguaggio che non deve essere oscuro o artificioso, ma capace di illuminare la verità e di condurre il giudice a una decisione giusta.

L’eredità di Calamandrei

Le parole di Calamandrei risuonano ancora oggi con grande attualità. In un mondo in cui la comunicazione è spesso superficiale e frammentaria, l’arte della persuasione onesta assume un valore ancora più importante. E la lezione del giurista italiano ci ricorda che la vera eloquenza non risiede nelle parole vuote, ma nella capacità di argomentare con chiarezza, rigore e onestà.


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Avvocato condannato per comportamento violento verso la compagna, Consiglio Nazionale Forense rigetta il ricorso contro la sanzione disciplinare

Il Consiglio Nazionale Forense ha rigettato il ricorso presentato da un avvocato contro la sanzione disciplinare dell’avvertimento per comportamento violento e aggressivo nei confronti della sua ex compagna.

I fatti

L’avvocato era stato accusato di aver avuto un comportamento violento e aggressivo nei confronti della sua ex compagna, sia all’interno che all’esterno della sua abitazione. La condotta contestata includeva urla, spintoni e lancio di oggetti.

La difesa

L’avvocato si è difeso sostenendo che i fatti contestati erano avvenuti nell’ambito della sua vita privata e che non avevano leso il decoro, l’immagine e la reputazione della professione forense.

La decisione del Consiglio Nazionale Forense

Il Consiglio Nazionale Forense ha rigettato il ricorso, rilevando che:

  • I doveri di probità, dignità, decoro, lealtà e correttezza devono essere rispettati dall’avvocato sempre, anche al di fuori dell’esercizio della professione.
  • Le norme deontologiche sanzionano comportamenti illeciti o condotte che comunque si riflettono in concreto sull’intera categoria professionale, determinando disdoro e screditandola.
  • La condotta dell’avvocato era stata posta in essere in violazione dei richiamati precetti deontologici.
  • Il fatto che la condotta si sia svolta in parte all’interno dell’abitazione privata non è rilevante, in quanto si è poi protratta anche all’esterno.

Il Consiglio Nazionale Forense ha quindi confermato la sanzione dell’avvertimento all’avvocato, riaffermando l’importanza dei principi deontologici che devono essere rispettati da tutti gli avvocati, anche nella loro vita privata.

Fonti

  • Consiglio Nazionale Forense, sentenza n. 312 del 22 dicembre 2023

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Nuovo codice etico per i commercialisti: equo compenso e social media al centro

Il Consiglio nazionale dei commercialisti ha approvato il nuovo Codice deontologico che entrerà in vigore il 1° aprile. Il testo aggiornato è il risultato di una pubblica consultazione durata due settimane e ha recepito le osservazioni di oltre 120 tra Ordini territoriali, associazioni di categoria e singoli iscritti.

Tra le principali novità:

  • Equo compenso: il nuovo Codice recepisce la legge 49/2023 introducendo una norma specifica sull’equo compenso.
  • Social media: regole più precise per la pubblicità e la comunicazione sui social network.
  • Rapporti tra colleghi: eliminato l’obbligo per il tirocinante di “rispettare il superiore”.
  • Sanzione unica: introdotta una sanzione unica per violazioni plurime nell’ambito del medesimo procedimento disciplinare.
  • Abuso di professione e pubblicità: rafforzate le norme contro l’abusivismo professionale e la pubblicità ingannevole.

Soddisfazione da parte del presidente nazionale Elbano de Nuccio: “Il nuovo Codice è più rispondente al contesto sociale in cui operiamo e tiene conto delle esigenze della categoria. Equo compenso, social media, rapporti tra colleghi e pubblicità sono solo alcuni degli aspetti su cui ci siamo concentrati”.

Il consigliere nazionale delegato alla deontologia, Pasquale Mazza, spiega: “Gli articoli sul compenso professionale forniscono ai commercialisti un supporto importante per la prossima campagna di rinnovo delle cariche nei collegi sindacali”.


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Malfunzionamento di APP (l’applicativo unico di gestione del processo penale telematico): l’on. Devis Dori deposita interrogazione a risposta scritta al Ministero della Giustizia

Consiglio dei Ministri: ecco i punti riguardanti la giustizia nel prossimo di domani, 26 marzo

Il Consiglio dei ministri è convocato martedì 26 marzo 2024, alle ore 17.30, a Palazzo Chigi, per l’esame del seguente ordine del giorno:

– SCHEMA DI DISEGNO DI LEGGE: Disposizioni in materia di tutela dei minori in affidamento (FAMIGLIA, NATALITA’ E PARI OPPORTUNITA’ – GIUSTIZIA);

– SCHEMA DI DISEGNO DI LEGGE: Disposizioni per la semplificazione e la digitalizzazione dei procedimenti in materia di attività economiche e di servizi a favore dei cittadini e delle imprese (PUBBLICA AMMINISTRAZIONE);

– SCHEMA DI DECRETO LEGISLATIVO: Revisione della disciplina doganale e del sistema sanzionatorio in materia di accise e di altre imposte indirette sulla produzione e sui consumi – ESAME PRELIMINARE (ECONOMIA E FINANZE);

– SCHEMA DI DECRETO LEGISLATIVO: Attuazione della legge 17 giugno 2022, n. 71, recante deleghe al Governo per la riforma dell’ordinamento giudiziario e per l’adeguamento dell’ordinamento giudiziario militare, nonché disposizioni in materia ordinamentale, organizzativa e disciplinare, di eleggibilità e ricollocamento in ruolo dei magistrati e di costituzione e funzionamento del Consiglio superiore della magistratura – ESAME DEFINITIVO (GIUSTIZIA);

– SCHEMA DI DECRETO LEGISLATIVO: Disposizioni sul riordino della disciplina del collocamento fuori ruolo dei magistrati ordinari, amministrativi e contabili, ai sensi dell’articolo 1, comma 1, lettera d), della legge 17 giugno 2022, n. 71 – ESAME DEFINITIVO (PRESIDENZA – GIUSTIZIA);

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Interrogazione dell’On. Devis Dori dopo la lettera dei procuratori della Repubblica di Roma, Milano, Napoli, Torino, Palermo e Perugia al Ministro della giustizia sulle notevoli criticità di «App», l’applicativo per l’attuazione del processo penale telematico, in particolare per quanto riguarda le archiviazioni.

App è l’applicativo unico di gestione del processo penale telematico ed è progettato per consentire a tutti i soggetti abilitati la redazione, la firma digitale e il deposito telematico dei provvedimenti penali, rendendo telematici tutti i flussi procedimentali, dall’iscrizione della notizia di reato all’udienza preliminare esclusa, integrandosi con il Pdp e il portale delle notizie di reato.

Evidentemente però qualcosa non va e pare che anche il CSM si sia interessato in questi giorni alla problematica. L’On. Dori chiede quindi quali urgenti iniziative il Ministro interrogato intenda adottare affinché possano essere definitivamente risolte tutte le criticità, in modo che l’applicativo App non comprometta il regolare svolgimento della giustizia penale italiana.

Link per scaricare l’interrogazione, clicca qui


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