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Riorganizzazione del Ministero della Giustizia: rafforzata l’informatica e la transizione digitale

Roma, 29 maggio 2024 – Il Consiglio dei Ministri, su proposta del Ministro della Giustizia Carlo Nordio, ha approvato un nuovo regolamento che modifica il Regolamento di riorganizzazione del Ministero della Giustizia, emanato nel 2015.

L’obiettivo è quello di potenziare l’efficacia e l’efficienza dell’azione del Ministero in materia di informatica e transizione digitale.

Vengono infatti istituite due nuove strutture:

  • Un’unità di livello dirigenziale generale con il compito di sovrintendere all’innovazione tecnologica e alla digitalizzazione dei servizi.
  • Un ufficio di livello dirigenziale non generale dedicato alla gestione infrastrutturale.

Inoltre, il provvedimento rafforza le competenze del Dipartimento per la giustizia minorile e di comunità, adeguando la sua dotazione organica alle nuove esigenze.

Le novità in sintesi:

  • Istituzione di un’unità di livello dirigenziale generale per l’informatica e la transizione digitale;
  • Creazione di un ufficio di livello dirigenziale non generale per la gestione infrastrutturale;
  • Potenziamento delle competenze del Dipartimento per la giustizia minorile e di comunità.

Misure attuative della Legge di Bilancio 2024:

Il nuovo regolamento rappresenta un’attuazione concreta di quanto previsto dalla Legge di Bilancio 2024 (legge 30 dicembre 2023, n. 213), che aveva posto l’obiettivo di modernizzare il Ministero della Giustizia e renderlo più efficiente nella gestione dei servizi digitali.


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stretta di mano tra persone

Gli avvocati che diffondono la cultura del pro bono legale in Italia si incontrano a Milano

Milano  –   L’accesso alla giustizia è uno dei principi fondamentali della democrazia: non si tratta, infatti, solo di un diritto costituzionalmente garantito, ma di un caposaldo della civile convivenza, che consente alle persone di far valere i loro diritti nei tempi previsti dalla legge e davanti  alle autorità competenti. Ci sono però realtà e individui che, per ragioni differenti, faticano ad avere accesso alla giustizia, spesso per mancanza di risorse.

Sin dalla sua fondazione nel maggio 2017, l’Associazione Pro Bono Italia ETS (“PBI”) si prefigge di colmare questo “vuoto”, promuovendo lo sviluppo di una cultura dell’assistenza legale volontaria e gratuita in favore di organizzazioni non profit e persone svantaggiate. Oggi l’Associazione è composta da oltre cinquanta associati ed una rete (in costante crescita) di circa mille persone, tra avvocati, studi legali, giuristi d’impresa, associazioni forensi accademici e non-profit.

La sua attività si concretizza nell’organizzazione di incontri periodici di approfondimento e formazione e nello smistamento di centinaia di richieste d’assistenza, che transitano su una piattaforma digitale e vengono filtrate dalle due Clearinghouse attive oggi in Italia (facenti capo a PBI e CSVnet) per poi essere prese in carico dagli avvocati della rete.

I servizi erogati da questi ultimi sono prevalentemente di natura stragiudiziale e spaziano dal diritto societario e del Terzo Settore, alla contrattualistica, dalla privacy ai diritti dei detenuti, dal diritto immobiliare, alla tutela di soggetti vulnerabili, come migranti, LGBTQI+ ed attivisti. Dal luglio 2021, da quando è attiva la piattaforma digitale, sono state ricevute oltre 500 richieste, con un “matching rate” – tra richieste pubblicate e prese in carico dagli avvocati della rete – di circa il 90%.

Per fare il punto su queste attività, mercoledì 12 giugno, a Milano (dalle 12 alle 16 – presso lo studio legale Dentons in Piazza degli Affari 1) si tiene un importante appuntamento, organizzato da PBI e aperto alla partecipazione gratuita, il 7° Italy Pro Bono Day. Un’iniziativa parte della European Pro Bono Week che, con eventi in varie città europee, porta alla luce il lavoro svolto dagli avvocati nel sostenere la società civile e le organizzazioni per i diritti umani.

Come spiega il Presidente dell’Associazione Pro Bono Italia ETS, Avv. Giovanni Carotenutoin Italia, come in Europa, gli avvocati sentono la responsabilità professionale, sociale ed etica di dedicare parte del loro tempo e delle loro risorse al bene comune. Questo significa poter dare risposte, serie e competenti, anche a chi non può accedere al patrocinio a spese dello Stato, e resta in grandi difficoltà. Oggi, anche facendo leva sulla tecnologia, siamo impegnati a far sì che il volontariato di competenza rappresentato dal pro bono legale si trasformi in un importante strumento di cambiamento sociale”.

La giornata di lavori si inaugura alle 13, con una Roundtable (la numero 50, con cui si celebrano i primi 10 anni di attività) che vedrà la presentazione di alcune non-profit (tra cui Progetto Itaca, Telefono Rosa e Telethon). A seguire, le relazioni annuali delle Clearinghouse di CSVnet e PBI, un aggiornamento sulle attività del tavolo permanente avvocati-giuristi d’Impresa ed il lancio del tavolo permanente sull’immigrazione, che si occuperà inizialmente di favorire la mobilità lavorativa di rifugiati, migranti e richiedenti asilo nel nostro Paese, grazie al protocollo d’intesa sottoscritto di recente con la NGO Talent Beyond Boundaries.

Nel pomeriggio (ore 14.15) inizia invece il seminario “ll Terzo Settore ai tempi dell’AI. Il ruolo della società civile organizzata, tra rischi e opportunità”, organizzato in collaborazione con I-com (Istituto per la competitività), The Good Lobby e AIGI (Associazione Italiana Giuristi d’Impresa) sul tema dell’intelligenza artificiale, sue applicazioni nel mondo del non-profit, rischi, opportunità e regole.

I relatori (avvocati, docenti universitari, dirigenti di enti e associazioni) commenteranno e condivideranno ricerche ed esperienze, analizzando l’impatto delle nuove tecnologie per il benessere delle comunità e le sue implicazioni legali e sociali. Giovanni Carotenuto, Presidente PBI,  Giuseppe Catalano Presidente AIGI, Stefano Da Empoli, Presidente I-Com, Laura Ferrari, Policy Advisor The Good Lobby, Federico Fusco Partner Dentons, Chiara Giovannini Vice Direttrice Generale ANEC (European consumer voice in standardisation) e i docenti universitari Giusella Finocchiaro (Professoressa di Diritto privato e Diritto di Internet,  Università di Bologna), Andrea Grignolio Corsini (Professore di Storia della Medicina, Università Vita-Salute San Raffaele) e Gianluca Sgueo (Professore di Digital Democracy & Public Spaces, Ecole d’Affaires Publiques di SciencesPo Paris) partiranno dall’analisi dell’Artificial Intelligence Act, di recente approvazione, per parlare dell’impatto sul  piano dei diritti e delle sue possibili ripercussioni sulle attività umane.

 

Francesco Greco

Greco, CNF: “Con la separazione delle carriere si passa da una “cultura della giurisdizione” ristretta ai magistrati, a una “cultura della legalità”

«La separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri costituisce un importante passo avanti verso il giusto processo, previsto dall’art. 111 della Costituzione, perché assicura equidistanza tra accusa e difesa nei confronti del giudice. Inevitabile, dunque, è la previsione dell’istituzione di un Consiglio superiore per la magistratura giudicante e uno per quella requirente, perché mantenere un unico organo di autogoverno finirebbe, nel concreto, per vanificare la separazione delle due carriere. Questi passaggi, che concretizzano il principio costituzionale dell’uguaglianza tra accusa e difesa, contribuiranno a rendere chiara la terzietà del giudice e, dunque, a rafforzare la fiducia nel sistema giudiziario».

Lo dichiara il Presidente del Consiglio Nazionale Forense, Francesco Greco, il quale aggiunge: «un processo penale ideale necessita di un pubblico ministero forte, di un avvocato forte e di un giudice terzo altrettanto forte. Con la separazione delle carriere si passa da una “cultura della giurisdizione” ristretta ai magistrati, ad una “cultura della legalità” comune tra tutte le parti del processo, anche al difensore, e di conseguenza di maggior tutela per i cittadini».


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ANM: “Questa riforma è una sconfitta per la giustizia”

“La logica di fondo del disegno di legge sulla separazione delle carriere e l’istituzione dell’Alta corte si rintraccia in una volontà punitiva nei confronti della magistratura ordinaria, responsabile per l’esercizio indipendente delle sue funzioni di controllo di legalità. Gli aspetti allarmanti delle bozze del disegno di legge sono molteplici, leggiamo una riforma ambigua che crea un quadro disarmante”.

Ad affermarlo è una nota della Giunta esecutiva centrale dell’Associazione nazionale magistrati.

“È una riforma – prosegue la nota – che non incide sugli effettivi bisogni della giustizia, ma che esprime la chiara intenzione di attuare un controllo sulla magistratura da parte della politica, che si realizza essenzialmente con lo svilimento del ruolo e della funzione di rappresentanza elettiva dei togati del Csm e con lo svuotamento delle sue essenziali prerogative disciplinari, affidate a una giurisdizione speciale di nuovo conio”.

“Quella di oggi è una sconfitta per la giustizia, significa dar più potere alla maggioranza politica di turno, danneggiando innanzi tutto i cittadini. Per assumere nuove iniziative e per avviare una mobilitazione importante, anche dai territori, abbiamo deciso di convocare un Comitato direttivo centrale di urgenza che si terrà il 15 giugno prossimo”,

conclude la Giunta.

 


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DDL governativo sulla separazione delle carriere: la nota UCPI

Una prima dichiarazione del Presidente Petrelli sul DDL governativo sulla separazione delle carriere dei magistrati:

“Il testo governativo ad una prima lettura appare conforme alle attese in quanto segue le fondamentali linee della nostra proposta di riforma costituzionale di iniziativa popolare del 2017.

Abbiamo sempre ritenuto perfettibile la riforma costituzionale delle carriere, consapevoli della rilevanza di tale intervento, per cui si tratta di valutare attentamente questo nuovo disegno.

Due consigli presieduti dal Presidente della Repubblica sono garanzia di effettiva separazione e al tempo stesso di assoluta autonomia e indipendenza interna ed esterna di Pubblici Ministeri e Giudici.

Auspichiamo che il governo, assunta la responsabilità di questo nuovo testo, sappia coerentemente portare a compimento una riforma che l’avvocatura penale ha sempre ritenuto fondamentale per garantire ai cittadini un giudice terzo, in attuazione del giusto processo voluto dalla nostra Costituzione”.

 


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Approvato il ddl di riforma della giustizia: via libera alla separazione delle carriere e al sorteggio per il CSM

Il Consiglio dei Ministri ha dato il via libera al disegno di legge di riforma della giustizia, un provvedimento che mira a separare le carriere dei magistrati e a introdurre il sorteggio per la componente laica del Consiglio Superiore della Magistratura (CSM).

Ecco i punti chiave della riforma:

  • Separazione delle carriere: La riforma introduce una netta divisione tra le carriere dei magistrati requirenti (pubblici ministeri) e giudicanti. Questo significa che un magistrato non potrà più passare da un ruolo all’altro nel corso della sua carriera.
  • Sorteggio per il CSM: La componente laica del CSM, attualmente composta da membri eletti dal Parlamento, sarà invece nominata per sorteggio. Questo dovrebbe garantire una maggiore indipendenza e imparzialità del CSM.
  • Alta Corte: Viene istituita una nuova Alta Corte per giudicare i magistrati accusati di illeciti disciplinari. Questa competenza spettava in precedenza al CSM.
  • Modifiche al Csm: Il CSM sarà diviso in due sezioni, una per i magistrati requirenti e una per i giudicanti. A presiederle sarà sempre il Presidente della Repubblica.
  • Garanzia dell’indipendenza della magistratura requirente: Il ddl sottolinea l’indipendenza della magistratura requirente da qualsiasi interferenza del potere esecutivo o di altri poteri.

Le reazioni:

  • Maggioranza esultante: I leader della maggioranza hanno accolto con favore la riforma, definendola un passo importante per contrastare la degenerazione correntizia all’interno della magistratura e per garantire una maggiore giustizia ai cittadini.
  • ANM contraria: L’Associazione Nazionale Magistrati (ANM) si è invece detta contraria alla riforma, annunciando il ricorso a un referendum per abrogare le nuove norme.
  • Mantovano cauto sul referendum: Il sottosegretario alla presidenza Alfredo Mantovano ha affermato che non è scontato che si arrivi al referendum, invitando al confronto costruttivo in Parlamento.

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XI Congresso Giuridico Distrettuale a Bolzano: 30 maggio – 1° giugno 2024

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XI Congresso Giuridico Distrettuale a Bolzano: 30 maggio – 1° giugno 2024

L’edizione 2024 del Congresso Giuridico Distrettuale si terrà a Bolzano dal 30 maggio al 1° giugno, con l’organizzazione affidata al Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Bolzano.

L’evento, dal titolo “L’avvocatura moderna tra diritto, internazionalizzazione e nuove tutele”, offrirà un’ampia panoramica su tematiche giuridiche di attualità, con un ricco programma di sessioni dedicate a diverse aree del diritto:

  • Diritto civile e penale (sostanziale e processuale)
  • Diritto di famiglia e dei minori
  • Diritto del lavoro
  • Diritto amministrativo
  • Diritto dell’immigrazione
  • Diritto internazionale
  • Deontologia
  • Assistenza e previdenza forense
  • Diritto della crisi d’impresa
  • Pari opportunità

Il Congresso consentirà ai partecipanti di maturare un numero significativo di crediti formativi obbligatori (15 in totale, di cui 3 in materia di deontologia).

Oltre alle sessioni di lavoro, il programma prevede anche una lectio magistralis che si terrà giovedì 30 maggio presso l’Eurac. Venerdì 31 maggio, invece, si svolgerà una serata conviviale presso la Noisteria di Via Volta.

Le sessioni di venerdì e sabato si terranno presso le aule dell’Università di Bolzano.

Maggiori informazioni sul programma completo, sulle modalità di iscrizione e sulle quote di partecipazione sul sito web del Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Bolzano.


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Giustizia; Gallo (Ocf): “Il Ministero della giustizia cancelli le faq sugli organismi di mediazione dal proprio sito e apra confronto con le rappresentanze dell’avvocatura”

Il Ministero della Giustizia minaccia di sospendere le attività degli Organismi di Mediazione, con il rischio di paralizzare le mediazioni in corso in danno dei cittadini.

E’ l’allarme lanciato dall’Organismo Congressuale Forense (OCF), alla luce delle FAQ pubblicate lo scorso 14 maggio sul sito dello stesso Ministero.

“Sconcerta che il Ministero della Giustizia indichi che l’Avvocato il quale intenda divenire responsabile di un organismo debba dimostrare di possedere la qualifica di mediatore, nonostante il chiaro disposto dell’art. 4-bis del D. Lgs. 28/2010 secondo il quale gli avvocati iscritti all’albo sono di diritto mediatori. E preoccupa poi il rischio di una complessiva privatizzazione della mediazione, che potrebbe derivare da un’altra pretesa delle FAQ, ovvero che non potrà essere nominato responsabile dell’organismo il Presidente del Consiglio dell’Ordine o un consigliere, in danno della parità di trattamento tra Organismi pubblici e privati e della libera scelta per i cittadini di rivolgersi agli uni o agli altri”.

Lo dichiara il segretario dell’OCF, Accursio Gallo.

“Riteniamo inaccettabile – continua Gallo – che delle semplici FAQ portino ad annullare i fondamentali tratti distintivi tra Organismi pubblici e privati, con una interpretazione del tutto estensiva delle norme primarie e secondarie, oltretutto in prossimità della scadenza del termine di adeguamento fissato dal DM n. 150/2023 (15 agosto 2024), e a maggior ragione considerato che parrebbe siano in corso di adozione alcune modifiche normative”.

“Chiediamo dunque che il Ministero provveda alla immediata revoca delle FAQ, quanto meno nelle parti censurate sopra e avvii un aperto confronto con le rappresentanze dell’avvocatura. Venga in ogni caso prorogato il termine fissato dall’art. 43 1° co. DM n. 150, e si determini che, nel caso in cui venisse ravvisata una mancanza di conformità alla normativa da parte dell’Organismo, si conceda un termine di adeguamento, senza adottare allo stato automatici provvedimenti di sospensione” – conclude il segretario dell’Organismo Congressuale Forense.

 


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La Corte Suprema di Cassazione, con l’ordinanza n. 14770 del 27 maggio 2024, ha stabilito un principio importante in materia di responsabilità genitoriale. In particolare, la Corte ha affermato che la violazione dei doveri genitoriali può dar luogo al risarcimento dei danni non patrimoniali, anche se non rientra nelle tipiche misure previste dal diritto di famiglia.

La pronuncia si basa sull’idea che la violazione grave dei doveri genitoriali può ledere diritti fondamentali della persona tutelati dalla Costituzione. In tali casi, la vittima può richiedere il risarcimento del danno non patrimoniale subito, come ad esempio il dolore morale, la sofferenza psichica o il turbamento emotivo.

La Corte ha richiamato alcuni precedenti in cui ha già riconosciuto il diritto al risarcimento del danno non patrimoniale in caso di violazione dei diritti inviolabili della persona. Tra questi, la Cassazione 26301/2021, la Cassazione 28989/2019, la Cassazione 7513/2018, la Cassazione 2788/2019 e la Cassazione s.u. n. 26972/2008.

L’ordinanza in questione rappresenta un passo avanti importante nella tutela dei diritti dei minori. Essa riconosce che la violazione grave dei doveri genitoriali può avere conseguenze profonde sulla psiche e sul benessere dei figli, e che per tali danni è possibile ottenere un giusto risarcimento.

Ecco alcuni punti chiave dell’ordinanza:

  • La violazione dei doveri genitoriali può dar luogo al risarcimento dei danni non patrimoniali.
  • Il risarcimento è possibile solo in caso di violazione grave dei doveri genitoriali.
  • La violazione grave deve ledere diritti fondamentali della persona tutelati dalla Costituzione.
  • La vittima può richiedere il risarcimento del danno non patrimoniale, come ad esempio il dolore morale, la sofferenza psichica o il turbamento emotivo.

 


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Piazza della Loggia, Nordio: verità completa sulla strage, un dovere dello stato di diritto, rinforzi agli uffici giudiziari

Roma, 28 maggio 2024 – “50 anni fa, con la bomba di piazza della Loggia, i terroristi vollero attaccare il cuore della Repubblica, uccidendo cittadini richiamati dal bisogno di partecipazione alla vita democratica. Dopo mezzo secolo e tantissimi processi, la giustizia è riuscita ad accertare responsabilità e matrice di quella vile strage ed è tuttora impegnata – con nuovi dibattimenti – ad assicurare tutte le risposte ai familiari delle vittime e alla comunità intera.

In questo percorso, il Ministero della Giustizia sarà sempre al servizio degli uffici giudiziari, come ho voluto ricordare in occasione dell’inaugurazione dell’anno giudiziario proprio dal distretto di Brescia, scelto anche per il valore simbolico di questo anniversario e dell’impegno tutt’ora in atto per arrivare ad una verità completa sulla strage. Solo nell’ultimo anno, sono stati inviati a Brescia nuovi magistrati (7); entro giugno arriveranno altri addetti dell’Ufficio per il Processo (139) e altro personale amministrativo già è stato assunto (51 unità, più 74 nei prossimi mesi), mentre la digitalizzazione degli atti giudiziari di quella stagione offre ulteriori preziosi tasselli alla memoria e alla ricostruzione di quegli anni bui.

Fare giustizia è un dovere di ogni Stato di diritto e un nostro solenne impegno nei confronti di chi – 50 anni fa – perse la vita in piazza della Loggia, in nome della difesa delle istituzioni democratiche”.

Così il Ministro della Giustizia, Carlo Nordio.

 


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