La Cassazione civile, sezione I, con l’ordinanza n. 28145 del 30 ottobre 2026, è tornata a pronunciarsi sull’istituto dell’affidamento cosiddetto “super-esclusivo”, confermando che esso può essere disposto quando risulti prevalente l’interesse del minore ad avere un solo genitore legittimato a decidere, anche a scapito del principio generale di bigenitorialità.
L’affidamento super-esclusivo si distingue dal più diffuso affidamento condiviso, che attribuisce a entrambi i genitori l’esercizio della responsabilità genitoriale e la facoltà di assumere le decisioni di maggiore interesse per il figlio, e dall’affidamento esclusivo “semplice”, che pur concentrando il collocamento in capo a un solo genitore lascia all’altro un potere di vigilanza e la possibilità di ricorrere al giudice in caso di decisioni pregiudizievoli. Nella forma super-esclusiva, invece, anche questo residuo potere di controllo viene meno, attribuendo al genitore affidatario una capacità decisionale pressoché piena.
Si tratta di un regime eccezionale, che la giurisprudenza di legittimità ammette solo in presenza di situazioni di particolare conflittualità o di inidoneità dell’altro genitore tali da rendere pregiudizievole, per il minore, il mantenimento di un assetto decisionale condiviso.
Per gli avvocati matrimonialisti la pronuncia offre un ulteriore tassello per calibrare le richieste nei procedimenti di separazione e divorzio ad alta conflittualità, nei quali la domanda di affidamento super-esclusivo va supportata da elementi concreti e specifici sull’inadeguatezza dell’altro genitore, non essendo sufficiente la sola conflittualità tra le parti a giustificare una deroga così incisiva al principio di bigenitorialità sancito dalla riforma del 2006.
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