Il caso che ha riacceso il dibattito è quello del sito “tangentirai.it”: un uomo aveva registrato il dominio, aperto profili Facebook e Twitter dedicati, utilizzato il logo Rai e descritto l’azienda come un sistema dedito alla corruzione. Il Tribunale lo aveva condannato in primo grado a 40mila euro; la Corte d’Appello di Roma, con la sentenza n. 2917 del 2023, ha ridotto l’importo a 14mila euro, ritenendo le accuse gravi e consapevoli ma rilevando la scarsissima diffusione dei siti, l’assenza di testate nazionali coinvolte e la modesta notorietà dell’autore.
La pronuncia si inserisce in un orientamento consolidato secondo cui il danno non patrimoniale da diffamazione, anche online, non è “in re ipsa”: la Cassazione, con l’ordinanza n. 19277 del 7 luglio 2023, ha ribadito che la vittima deve provare le conseguenze pregiudizievoli — sofferenza interiore e perdita di stima altrui — sia nell’an, anche tramite presunzioni basate sulla diffusione dello scritto, sia nel quantum, rimesso alla valutazione equitativa del giudice ai sensi degli artt. 1226 e 2056 del codice civile, con obbligo di motivazione a pena di nullità (art. 132 c.p.c.).
Per orientare la liquidazione, i giudici di merito fanno sempre più riferimento alle Tabelle di Milano elaborate dall’Osservatorio sulla Giustizia Civile, aggiornate nel 2024 su cinque fasce: da forme “tenui” (1.000-10.000 euro) a ipotesi “eccezionali” (oltre 50.000 euro), passando per la fascia “media”, oggi quantificata tra 23.498 e 35.247 euro. Incidono sulla collocazione in fascia la notorietà di chi diffama, il ruolo della vittima, la gravità del fatto attribuito, l’eventuale reiterazione, l’elemento psicologico e, soprattutto online, l’ampiezza della platea raggiunta.
Per gli avvocati che assistono vittime o accusati di diffamazione sul web, la lezione pratica è duplice: la richiesta risarcitoria va sempre ancorata a elementi probatori concreti sulla diffusione del contenuto, e la scarsa popolarità di un sito può ridurre sensibilmente il risarcimento anche a fronte di accuse gravissime.
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