Si è svolta oggi pomeriggio, alle 16:00, presso la Corte d’appello di Bari, la terza udienza di un originale “processo simbolico” all’intelligenza artificiale, costruito per esplorare in chiave giuridica un tema destinato a diventare sempre più concreto: la responsabilità per condotta antisindacale e per la sostituzione algoritmica di un lavoratore. Non si tratta di una causa reale — non esistono un’azienda convenuta né un lavoratore ricorrente in carne e ossa — ma di un’iniziativa che mobilita professionisti autentici su un caso costruito ad hoc, con l’obiettivo di simulare in modo rigoroso come il sistema giudiziario potrebbe affrontare controversie di questo tipo quando inizieranno a presentarsi nella realtà.
L’impianto dell’iniziativa riproduce fedelmente la struttura di un vero processo: a rappresentare l’accusa è il sostituto procuratore barese Roberto Rossi, affiancato dagli avvocati di Deloitte Legal Francesco Carparelli e Valeria Logrillo, con il supporto di consulenti come Carolina Velati, segretaria generale della Nidil Cgil di Bari, a conferma della componente sindacale della vicenda simulata. La difesa è affidata agli avvocati Andrea Di Comite, Michele Laforgia, Domenica Lenato e Mauro Petrarulo, con il contributo di consulenti aziendali. A giudicare il caso siede un collegio della Corte d’appello di Bari presieduto dalla giudice Maria Mitola, affiancata dalle colleghe Calia Di Pinto e Ornella Gozzo, con il supporto di una giuria popolare composta da esperti di innovazione, comunicazione e giudici del lavoro.
L’esperimento colloca al centro del dibattito processuale due questioni destinate a interessare da vicino gli studi legali che assistono aziende e lavoratori: se e quando la sostituzione di una posizione lavorativa con un sistema di intelligenza artificiale possa integrare gli estremi della condotta antisindacale prevista dall’articolo 28 dello Statuto dei lavoratori, e quali siano i confini di liceità per un datore di lavoro che automatizzi mansioni in precedenza svolte da personale dipendente, anche alla luce dei nuovi obblighi di trasparenza algoritmica introdotti dal decreto legislativo 179/2026, entrato in vigore proprio in questi giorni.
Al di là della natura simulata del procedimento, l’iniziativa barese testimonia un fenomeno reale e già in corso: ordini forensi, magistratura del lavoro e organizzazioni sindacali stanno attivamente elaborando, prima ancora che le prime controversie effettive giungano nelle aule giudiziarie, gli strumenti interpretativi necessari per inquadrare la sostituzione algoritmica del lavoro umano entro le categorie classiche del diritto sindacale e del lavoro.
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