24 Settembre 2026 - Fisco locale

Bollo auto, il paradosso del 2027: meno tasse per il 70% delle auto, riscossione più veloce per chi resta a pagare

Il decreto-legge 162/2026 esenta per un anno i veicoli fino a 80 kW, ma la riforma dei tributi locali introduce dal 1° gennaio 2027 l'accertamento esecutivo: un solo atto vale richiesta di pagamento, intimazione e titolo esecutivo

Due provvedimenti approvati a distanza di poche settimane disegnano un quadro apparentemente contraddittorio per il bollo auto: da un lato un taglio presentato come storico, dall’altro un inasprimento procedurale della riscossione per chi il tributo continuerà a doverlo versare. Una lettura congiunta dei due testi normativi restituisce la portata reale della riforma per gli automobilisti italiani.

Il decreto-legge 162/2026, approvato lo scorso 17 settembre, esenta dal pagamento del bollo i veicoli con potenza fino a 80 kW (108,7 cavalli), una soglia che copre circa il 70% del parco circolante italiano. Le moto restano esenti senza limiti di potenza. Il risparmio medio stimato è di circa 165 euro a veicolo, per un beneficio complessivo su circa 14 milioni di mezzi e un costo per lo Stato di 2,3 miliardi di euro, coperto con risorse derivanti da economie del PNRR trasferite alle Regioni.

Va però chiarito un punto che la comunicazione istituzionale ha lasciato in ombra: l’esenzione, allo stato attuale, vale solo per il 2027 e non è strutturale, nonostante l’annuncio della presidente del Consiglio Giorgia Meloni di volerla rendere permanente con la prossima Legge di Bilancio, passaggio che a oggi resta politicamente annunciato ma normativamente non ancora scritto. Inoltre chi possiede più veicoli può applicare l’esenzione a uno solo, quello con la potenza più bassa: la seconda auto di famiglia, se sopra gli 80 kW, continua a pagare regolarmente.

Per il restante 30% del parco auto — e per tutti i secondi veicoli esclusi dal beneficio — la riscossione cambia volto dal 1° gennaio 2027. Il decreto legislativo 147/2026, introduce per i tributi regionali e locali, bollo auto compreso, l’accertamento esecutivo: un unico atto che riunisce richiesta di pagamento, intimazione e titolo esecutivo, eliminando il passaggio autonomo della cartella. Decorsi i termini per l’impugnazione senza reazione del contribuente, l’atto diventa automaticamente titolo per la riscossione forzata, con fermo amministrativo del veicolo. Restano esclusi dalla nuova procedura i debiti di importo inferiore a 30 euro.

Non tutto il quadro è peggiorativo per il contribuente: la stessa riforma estende ai tributi locali il ravvedimento operoso “lungo”, già previsto per i tributi erariali, che consente di regolarizzare la propria posizione con sanzioni ridotte anche dopo l’avvio di un controllo, purché non sia stato ancora notificato un accertamento formale. E le sanzioni applicabili dopo l’accertamento restano quelle fissate dal Dlgs 87/2024, che nel 2024 le ha già ridotte dal 30 al 25%, con una scala progressiva del ravvedimento che va dallo 0,08% al giorno nei primi 14 giorni di ritardo fino al 3,57% oltre l’anno.

Dunque, chi rientra nell’esenzione 2027, può limitarsi a verificare i requisiti sul proprio veicolo. Chi ne resta escluso, invece, si trova davanti a un sistema di riscossione più rapido e con minori passaggi di garanzia procedurale rispetto al passato, il che rende ancora più conveniente il ricorso tempestivo al ravvedimento operoso prima che scattino i termini per l’accertamento esecutivo.

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