L’intelligenza artificiale può leggere e sintetizzare fascicoli, ricostruire cronologie, individuare precedenti giurisprudenziali, controllare tecnicamente gli atti e contribuire persino all’analisi delle intercettazioni. Ma non può sostituire il magistrato e il suo intervento deve essere riconoscibile e verificabile.
Sono alcuni dei principi contenuti nelle Linee guida sull’utilizzo responsabile dell’Intelligenza Artificiale negli uffici giudiziari del Distretto, adottate il 7 settembre 2026 dalla Procura Generale presso la Corte d’Appello di Perugia.
Il documento prova a tradurre i principi generali sulla governance dell’IA in indicazioni concrete per il lavoro degli uffici giudiziari, individuando dieci possibili ambiti di applicazione e ponendo al centro trasparenza, riservatezza dei dati, tracciabilità, controllo dei risultati e supervisione umana.
Un assistente intelligente per leggere i fascicoli
Il primo ambito riguarda il fascicolo digitale. Sistemi di IA potranno essere utilizzati per sintetizzare gli atti, individuare persone, fatti, luoghi e date, costruire automaticamente la successione temporale degli eventi e segnalare elementi rilevanti o eventuali incongruenze presenti nella documentazione.
L’obiettivo è soprattutto ridurre i tempi necessari allo studio dei procedimenti più complessi, predisponendo anche schede riepilogative utili al magistrato.
Un secondo campo di applicazione è rappresentato dalla ricerca giurisprudenziale avanzata. L’intelligenza artificiale potrà aiutare a ricostruire gli orientamenti consolidati, individuare contrasti interpretativi, elaborare mappe della giurisprudenza e produrre sintesi ragionate dei precedenti.
Le linee guida precisano però che la conoscenza del precedente non deve trasformarsi in conformismo giurisprudenziale: la tecnologia deve ampliare gli strumenti conoscitivi del magistrato, non condizionarne l’autonomia valutativa.
Il “revisore intelligente”, non il magistrato artificiale
L’IA potrà intervenire anche nella verifica tecnica degli atti, segnalando possibili omissioni nella motivazione, riferimenti normativi errati, precedenti giurisprudenziali non più attuali oppure incoerenze logiche e redazionali.
Su questo punto le linee guida utilizzano una distinzione particolarmente efficace: lo strumento deve operare come “revisore intelligente” e non come “magistrato artificiale”.
La finalità, dunque, è migliorare la qualità tecnica dei provvedimenti senza trasferire alla macchina l’autonomia valutativa propria del magistrato.
IA anche per arretrato, riunioni e intercettazioni
L’intelligenza artificiale potrà essere impiegata anche sul versante organizzativo. I sistemi potranno analizzare sopravvenienze, definizioni, arretrato, tempi di trattazione e aree di maggiore criticità, fornendo elementi utili alla programmazione delle risorse e alle funzioni direttive degli uffici.
È previsto inoltre il possibile ricorso a sistemi di trascrizione delle riunioni capaci di produrre automaticamente il verbale e di estrarre le decisioni assunte.
Più delicato è il capitolo delle intercettazioni. L’IA potrà essere utilizzata per classificare conversazioni, individuare persone, luoghi ed eventi, ricostruire reti di relazioni e identificare temi ricorrenti. In questo caso le linee guida stabiliscono espressamente che i risultati prodotti dovranno essere sottoposti a verifica e validazione umana.
Dalla ricostruzione delle prove alla formazione dei magistrati
Un ulteriore utilizzo riguarda la possibilità di integrare fonti documentali differenti per costruire cronologie dinamiche del quadro probatorio. Per gli uffici requirenti di secondo grado, questi strumenti potrebbero anche fornire una ricostruzione sintetica dello svolgimento del dibattimento di primo grado.
L’IA trova spazio inoltre nella formazione e nell’aggiornamento professionale di magistrati e personale amministrativo: potrà illustrare novità normative e giurisprudenziali, predisporre materiali di studio, personalizzare percorsi formativi, contribuire alla preparazione di modelli condivisi e simulare casi pratici.
Le banche dati giudiziarie, infine, potranno essere rese interrogabili attraverso il linguaggio naturale e sistemi di ricerca semantica, nel rispetto delle esigenze di sicurezza e anonimizzazione.
Se interviene l’IA bisogna dichiararlo
Uno dei punti centrali delle linee guida è però il principio della “trasparenza dichiarativa”.
Quando l’intelligenza artificiale contribuisce alla formazione di un atto, di un documento o di un elaborato destinato alla circolazione interna o esterna, il suo utilizzo deve essere esplicitamente segnalato.
La dichiarazione serve a rendere conoscibile il procedimento attraverso il quale il documento è stato formato e a consentire un controllo sulla qualità e sull’affidabilità del risultato.
Un principio che la stessa Procura Generale ha già applicato al documento appena adottato: nelle linee guida viene infatti dichiarato espressamente che anche il testo delle linee guida è stato redatto con l’ausilio degli strumenti ministeriali di intelligenza artificiale.
Bisognerà poter ricostruire cosa ha fatto l’algoritmo
La trasparenza non si esaurisce, tuttavia, nella dichiarazione dell’utilizzo dell’IA.
Il decimo punto delle linee guida riguarda specificamente la tracciabilità e il controllo. Nell’impiego di sistemi di intelligenza artificiale in ambito processuale dovrebbe essere possibile ricostruire quale sistema è stato utilizzato, quali dati sono stati elaborati, quali risultati sono stati prodotti e quali verifiche sono state successivamente compiute dall’operatore umano.
L’obiettivo è creare una catena verificabile dell’intervento tecnologico, mantenendo individuabile la responsabilità della persona.
AI Act, legge italiana e indicazioni del CSM
Le regole adottate a Perugia si inseriscono nel quadro normativo che si è progressivamente formato attorno all’utilizzo dell’intelligenza artificiale.
Le linee guida richiamano espressamente il Regolamento Ue 2024/1689, l’AI Act, e la legge italiana n. 132 del 23 settembre 2025, oltre alle raccomandazioni approvate dal Consiglio Superiore della Magistratura l’8 ottobre 2025 e aggiornate con la delibera del 22 luglio 2026.
Proprio quest’ultima è intervenuta anche alla luce dell’avvio della sperimentazione di Microsoft 365 Copilot presso il Ministero della Giustizia.
Il documento non viene comunque presentato come un insieme di regole definitive. La Procura Generale parla piuttosto di un metodo di lavoro aperto all’aggiornamento, al confronto istituzionale e alla sperimentazione, prevedendo anche il contributo dell’Avvocatura nella costruzione di regole condivise per l’utilizzo dell’IA nel sistema giudiziario.
Dall’ufficio per il processo all’“ufficio dell’intelligenza aumentata”
La prospettiva finale indicata dalla Procura Generale è il progressivo passaggio dall’ufficio per il processo all’“ufficio dell’intelligenza aumentata”.
Non un ufficio nel quale l’algoritmo prende il posto del magistrato, dunque, ma un’organizzazione nella quale strumenti intelligenti ampliano le capacità di ricerca, analisi e gestione delle informazioni degli operatori della giustizia.
Il limite rimane quello della responsabilità decisionale: ogni attività svolta con il supporto dell’IA deve essere sottoposta alla verifica critica della persona e la decisione finale deve restare umana.
Le linee guida di Perugia delineano così un primo modello operativo di “intelligenza aumentata” applicata alla giustizia: più automazione nelle attività di ricerca, analisi e organizzazione, ma anche maggiore trasparenza sull’intervento degli algoritmi e piena tracciabilità del loro utilizzo.
Consulta il documento integrale: Linee Guida IA-Procura Generale di Perugia_signed
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