Le pensioni si candidano a essere uno dei temi più discussi della prossima legge di bilancio, l’ultima manovra di questa legislatura prima del ritorno alle urne. Sul tavolo, tra le altre, la proposta della Lega di consentire un pensionamento anticipato a 64 anni, attraverso un ricalcolo contributivo dell’assegno riservato a chi rientra nel sistema misto – cioè a chi ha iniziato a lavorare prima del 1996. Il partito di Matteo Salvini valuterebbe anche di finanziare in parte l’anticipo attingendo al TFR, e punterebbe a bloccare l’ulteriore mese di attesa per la pensione di vecchiaia che scatterebbe da gennaio (67 anni e un mese). I dettagli della proposta, ancora da definire, potrebbero emergere nella riunione “pre-Pontida” della Lega in programma nei prossimi giorni a Roma.
La Cgil, dal canto suo, boccia di nuovo la proposta, come già fatto in passato, e lo fa con numeri precisi. Il ricalcolo interamente contributivo dell’assegno – condizione necessaria per accedere all’anticipo – produrrebbe, secondo le simulazioni del sindacato, una pensione inferiore fino al 10,6% rispetto al sistema misto attuale: per chi ha 40 anni di contribuzione e una retribuzione annua di 35mila euro, la differenza sarebbe di circa 182 euro al mese (da 1.726 a 1.543 euro); con 50mila euro di retribuzione la perdita salirebbe a 261 euro mensili, e con 70mila euro a oltre 365 euro – una riduzione che, ricorda il sindacato, si protrarrebbe per tutta la durata della pensione, non una tantum.
Ancora più netta la posizione della Cgil sull’ipotesi di utilizzare il TFR per finanziare l’uscita anticipata, già circolata lo scorso anno: una proposta che il sindacato definisce, nella newsletter Collettiva, “sbagliata e, alla prova dei numeri, addirittura folle”, perché scaricherebbe “interamente il costo dell’anticipo sulle lavoratrici e sui lavoratori”, costretti ad accettare un assegno più basso a vita e, in alcuni casi, a intaccare proprio il proprio TFR per raggiungere la soglia richiesta. Sulla stessa linea critica si è espressa anche la vicepresidente del Senato Mariolina Castellone (M5s), definendo l’ipotesi da bocciare “senza appello”, soprattutto “in un momento in cui pensioni e salari sono già sotto pressione”.
Resta sullo sfondo la posizione dell’Inps, chiamato a dare attuazione a qualsiasi soluzione normativa venga approvata: il presidente dell’istituto, Gabriele Fava, si è limitato per ora a ricordare che l’ente “cercherà di attuare a regola d’arte” quanto deciso dal legislatore, senza sbilanciarsi nel merito. Mancano ancora, va detto, le coperture finanziarie e i dettagli operativi della proposta: la vera discussione, e i veri numeri, si vedranno probabilmente solo con la presentazione della manovra.
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