25 Agosto 2026 - Egocentric data

Come si addestra un robot umanoide: filmando chi lavora a due euro l’ora

In India migliaia di persone si filmano con uno smartphone legato alla fronte mentre piegano magliette, riparano motorini o affettano la frutta. I «dati egocentrici» sono la materia prima con cui si addestrano i robot umanoidi. A comprarli sono aziende americane, europee e sudcoreane: ed è proprio lì, sul mercato di destinazione, che il diritto…

Il dispositivo è banale: un telefono, una fascia elastica, un’applicazione. Il lavoro consiste nel fare quello che si farebbe comunque — piegare un capo, avvitare un bullone, sbucciare una banana — con l’accortezza di tenere sempre le mani dentro l’inquadratura, di muoversi lentamente e di non lavorare in controluce. Se le mani escono dal campo visivo, l’app avverte che non sta registrando nulla di utile.

La tariffa corrente, secondo le ricostruzioni delle agenzie internazionali, si aggira sulle 250 rupie l’ora: poco più di due euro. Chi ci lavora sono commesse di negozi d’abbigliamento, casalinghe, operaie tessili del Tamil Nadu, barbieri, meccanici che riparano scooter sul ciglio della strada. Le società che raccolgono il materiale hanno sedi in India e negli Stati Uniti e annoverano fra i committenti multinazionali della classifica Fortune 500.

Il termine tecnico è egocentric data: filmati in prima persona, girati dal punto di vista di chi esegue l’azione. Servono perché un modello linguistico può descrivere con precisione chirurgica come si piega una camicia, ma nessuna descrizione insegna a una mano meccanica la pressione della presa, l’angolo del polso, la correzione impercettibile che impedisce al tessuto di scivolare. Quel sapere non è scritto da nessuna parte: sta nel corpo di chi lo esercita da vent’anni. E l’unico modo per estrarlo è filmarlo.

Il mercato di sbocco è quello che negli ultimi mesi ha riempito le cronache: le previsioni delle banche d’affari parlano di oltre un miliardo di robot umanoidi in servizio entro il 2050, in prevalenza per usi industriali e commerciali. Ogni ambiente richiede il proprio repertorio di movimenti — magazzino, officina, negozio, casa di riposo, cucina — e dunque il proprio giacimento di filmati.

L’arbitraggio

Il dettaglio che rende la vicenda giuridicamente istruttiva è la sua geografia. La raccolta avviene in India; l’utilizzo, in larga parte, in Europa, Nord America e Corea. Non è un caso.

L’India ha approvato nel 2023 il Digital Personal Data Protection Act, e nel novembre 2025 il governo ne ha notificato le regole attuative. Ma l’entrata in vigore è scaglionata: le disposizioni sostanziali — quelle che impongono obblighi concreti a chi tratta i dati — diventano efficaci solo a partire dal maggio 2027. Fino ad allora, la raccolta massiva di riprese in prima persona di persone identificabili avviene in una zona di attenuata pressione regolatoria. Chi acquista lo sa.

Nei filmati, peraltro, non c’è solo il lavoratore che ha firmato l’accordo. C’è il cliente che entra nel negozio, il collega che passa, il passante che si ferma a guardare il meccanico. Nessuno di loro ha acconsentito a nulla, e nessuno di loro riceverà mai due euro.

Un barbiere intervistato, che ha chiesto di non essere nominato, ha liquidato il tema con una frase che vale un’analisi di mercato: in India nessuno metterà mai in servizio quei robot, perché la manodopera costa poco; i robot serviranno ai Paesi ricchi. È esattamente la ragione per cui la sua immagine ha un prezzo così basso, e il modello che ne deriverà uno così alto.

Perché il problema torna in Europa

Sarebbe comodo archiviare la questione come un fatto esotico. Non lo è, per una ragione tecnica precisa: il Regolamento (UE) 2016/679 non si applica soltanto in ragione del luogo in cui i dati sono stati raccolti, ma anche in ragione dello stabilimento di chi li tratta.

Quando un’impresa europea acquisisce quelle registrazioni e le utilizza per addestrare un modello nel contesto delle attività del proprio stabilimento nell’Unione, effettua un trattamento di dati personali soggetto al GDPR. I lavoratori indiani ripresi in quei video sono, rispetto a quel trattamento, interessati a tutti gli effetti. Ne discende una catena di obblighi che il prezzo d’acquisto non estingue: individuazione di una base giuridica idonea, rispetto del principio di limitazione della finalità, e — poiché i dati non sono stati raccolti presso l’interessato — l’informativa prevista dall’art. 14, con le note difficoltà applicative del caso. Il fatto che il fornitore extra-UE dichiari di aver ottenuto un consenso non trasferisce all’acquirente una patente di liceità: la valutazione della validità di quel consenso, prestato da chi guadagna due euro l’ora e in un contesto di evidente asimmetria, resta un rischio in capo al titolare europeo.

Non finisce qui. L’art. 10 del Regolamento (UE) 2024/1689 impone, per i sistemi di IA ad alto rischio, che i set di dati di addestramento siano governati da pratiche adeguate, che ne siano documentate l’origine e le modalità di raccolta e che siano esaminati alla luce di possibili distorsioni. La disposizione è nata pensando alla rappresentatività statistica, ma la formula sull’origine dei dati apre uno spazio che riguarda anche la liceità della filiera a monte. E il Regolamento si applica ai fornitori stabiliti in Paesi terzi che immettono il sistema sul mercato dell’Unione: il baricentro è il mercato di destinazione, non il luogo di addestramento.

A questo si aggiungerà, quando il quadro sulla dovuta diligenza d’impresa avrà trovato un assetto stabile dopo l’intensa opera di revisione degli ultimi due anni, la questione della responsabilità lungo la catena del valore. Perché una filiera che si approvvigiona di lavoro a due euro l’ora per costruire macchine destinate a sostituire lavoro a venti euro l’ora è, sotto il profilo reputazionale prima ancora che giuridico, un’esposizione.

Ciò che il diritto non prevede affatto

Resta il vuoto più interessante, ed è quello che accomuna questa storia a quanto sta accadendo nelle fabbriche giapponesi, dove i costruttori registrano gli operai anziani per travasarne il mestiere nei robot.

Chi vende quattro ore di riprese cede, in via definitiva e irreversibile, un patrimonio di gestualità costruito in una vita. Non esiste una categoria giuridica che lo protegga. Non è opera dell’ingegno, perché manca il carattere creativo. Non è prestazione artistica, e dunque non attiva i diritti connessi dell’interprete. Non è invenzione, e dunque non genera alcun equo premio. Non è nemmeno segreto commerciale, perché non appartiene a un’impresa: appartiene — apparteneva — a una persona.

Una volta cristallizzato in un modello comportamentale, quel sapere diventa un asset patrimoniale replicabile all’infinito, di titolarità dell’acquirente. Il compenso è stato corrisposto una volta sola, all’ora, in rupie.

Non è un argomento contro la tecnologia: la robotica di servizio risolverà problemi reali in società che invecchiano. È un argomento sulla distribuzione. E poiché l’ordinamento europeo, a differenza di altri, dispone già di strumenti che intercettano il fenomeno sul mercato di destinazione, la domanda da porsi non è se il diritto possa fare qualcosa. È se qualcuno abbia intenzione di applicarlo.

Articoli simili

Esame da avvocato, tornano gli scritti tradizionali: due prove e un orale per l’abilitazione forense

Con il decreto Giustizia in via di approvazione definitiva si chiude la stagione delle modalità straordinarie introdotte durante la pandemia. Già dalla sessione 2026 l'esame…

Professioni, si cambia: il praticante non lavora più gratis

Il Senato approva la delega che ridisegna 15 ordinamenti: dal rimborso spese all'indennità per i tirocinanti, fino all'IA che entra nei codici deontologici

Gli umanoidi valgono già 6,3 miliardi. E nel 2027 bussano alla porta dell’Europa

La divisione robotica di Xpeng ha raccolto oltre 900 milioni di dollari nel primo round di finanziamento, il più consistente mai registrato in Cina per…

TORNA ALLE NOTIZIE

Iso 27017
Iso 27018
Iso 9001
Iso 27001
Iso 27003
Acn
RDP DPO
CSA STAR Registry
PPPAS
Microsoft
Apple
vmvare
Linux
veeam
0
    Prodotti nel carrello
    Il tuo carrello è vuoto