Con l’approvazione definitiva di due decreti legislativi, il Consiglio dei ministri ha completato il recepimento nell’ordinamento italiano del regolamento europeo sull’intelligenza artificiale (AI Act), introducendo un quadro normativo destinato a disciplinare in modo organico l’impiego dei sistemi di IA nei settori pubblici e privati più sensibili.
I provvedimenti, adottati in attuazione della legge delega n. 132 del 2025, intervengono su due fronti distinti ma complementari: il primo regola l’utilizzo dell’intelligenza artificiale nelle attività di polizia, nella responsabilità civile e penale; il secondo definisce la governance nazionale dell’IA e ne disciplina l’impiego nella pubblica amministrazione, nella formazione, nel lavoro, nella sanità e nella giustizia.
L’intelligenza artificiale nelle attività di polizia
Uno degli aspetti più delicati riguarda l’impiego dell’intelligenza artificiale da parte delle forze di polizia.
Il decreto ribadisce un principio destinato a rappresentare il cardine dell’intero sistema: le decisioni che producono effetti giuridici nei confronti delle persone non possono essere affidate esclusivamente a un algoritmo, ma devono rimanere sotto il controllo e la responsabilità dell’operatore umano.
L’identificazione biometrica in tempo reale viene consentita soltanto in circostanze eccezionali, per periodi limitati e previa autorizzazione dell’autorità giudiziaria. Parallelamente viene vietata la creazione di archivi biometrici ottenuti mediante raccolte massive e indiscriminate di immagini o dati reperiti sul web.
Il testo introduce inoltre nel Codice penale il nuovo articolo 437-bis, che punisce l’omessa adozione delle misure di sicurezza previste per i sistemi di intelligenza artificiale ad alto rischio e la loro alterazione illecita.
Sul piano della responsabilità civile vengono rafforzati gli strumenti di tutela dei cittadini, prevedendo un più agevole accesso alla documentazione tecnica dei sistemi utilizzati, una presunzione del nesso causale in determinate ipotesi, la possibilità di adire un giudice territorialmente vicino alla residenza del danneggiato e l’azione diretta nei confronti della compagnia assicuratrice.
Più garanzie dopo il confronto parlamentare
Il testo definitivo recepisce numerose osservazioni formulate dal Parlamento, dalla Conferenza Unificata e dal Garante per la protezione dei dati personali.
Tra le modifiche più rilevanti figurano la definizione dei requisiti delle banche dati utilizzate per il riconoscimento facciale a posteriori, l’introduzione di obblighi specifici di cancellazione dei dati biometrici e il divieto di ampliarne successivamente il contenuto.
Sono stati inoltre disciplinati in maniera più dettagliata gli obblighi degli utilizzatori professionali dei sistemi di IA ad alto rischio, prevedendo specifiche responsabilità in caso di mancata sorveglianza umana, e sono stati rafforzati i poteri del Garante Privacy, coinvolto anche nelle attività di sperimentazione normativa.
La governance nazionale dell’IA
Il secondo decreto costruisce l’architettura istituzionale italiana per l’attuazione dell’AI Act.
L’Agenzia per l’Italia Digitale (AgID) assume il ruolo di autorità di notifica, mentre l’Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale (ACN) diventa l’autorità di vigilanza sul mercato dei sistemi di intelligenza artificiale.
Accanto a queste opereranno le autorità di settore: Banca d’Italia, Consob e IVASS per i sistemi utilizzati nei servizi finanziari, mentre il Garante per la protezione dei dati personali eserciterà competenze specifiche sui sistemi impiegati nei settori della giustizia, della gestione delle frontiere, della sicurezza e delle attività di contrasto.
Il sistema sanzionatorio viene costruito secondo criteri di gradualità e proporzionalità, prevedendo, per le violazioni meno gravi, anche misure alternative rispetto alle sole sanzioni economiche.
Formazione obbligatoria e pubblica amministrazione
Uno dei capitoli più estesi del provvedimento riguarda la diffusione delle competenze sull’intelligenza artificiale.
Nella scuola vengono previsti l’aggiornamento delle indicazioni nazionali e la formazione strutturale dei docenti, sostenuti anche da uno stanziamento di 100 milioni di euro destinato a contrastare i rischi derivanti dall’abuso delle piattaforme digitali e dei social network.
Per la pubblica amministrazione è prevista un’attività sistematica di alfabetizzazione, riqualificazione e alta formazione del personale, affidata alla Scuola Nazionale dell’Amministrazione e al Formez.
Anche la magistratura viene coinvolta nel percorso di aggiornamento: la formazione dei magistrati sarà curata dalla Scuola Superiore della Magistratura, mentre l’intelligenza artificiale entrerà stabilmente anche nei programmi di Educazione Continua in Medicina destinati ai professionisti sanitari.
Lavoro: vietati licenziamenti decisi dagli algoritmi
Particolare rilievo assume la disciplina dei rapporti di lavoro.
Il decreto stabilisce che le decisioni relative all’assunzione, alla modifica o alla cessazione del rapporto di lavoro, comprese le sanzioni disciplinari e i licenziamenti, non possono essere adottate esclusivamente sulla base di processi automatizzati. L’eventuale licenziamento disposto in violazione di questo principio sarà nullo.
Nel testo definitivo viene tuttavia precisato che tale divieto non riguarda le attività preliminari di ricerca e selezione dei candidati, anche quando comportino l’esclusione dalle successive fasi della procedura selettiva.
Coinvolgimento delle Regioni e adeguamento al diritto europeo
Rispetto alla versione preliminare, il Governo ha inoltre introdotto una maggiore partecipazione delle Regioni e delle Province autonome, valorizzando le esperienze già maturate a livello territoriale e favorendo il riutilizzo delle soluzioni tecnologiche sviluppate nelle diverse amministrazioni.
Infine, il testo è stato aggiornato alle modifiche introdotte dal regolamento (UE) 2026/1744, prevedendo che il regime sanzionatorio entrerà in vigore in modo coordinato con l’effettiva operatività degli obblighi e dei divieti previsti dalla normativa europea.
Con questi due decreti l’Italia completa così il proprio quadro normativo sull’intelligenza artificiale, ponendo al centro dell’utilizzo delle nuove tecnologie il principio della supervisione umana, la tutela dei diritti fondamentali e l’equilibrio tra innovazione e garanzie costituzionali.
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