Il percorso di accesso alla professione forense si prepara a cambiare nuovamente. Il Consiglio dei ministri ha approvato un provvedimento che ridefinisce l’esame di abilitazione degli avvocati, riportandolo a una struttura più vicina a quella tradizionale e coerente con i principi contenuti nella recente riforma dell’ordinamento forense approvata dalla Camera dei deputati.
L’intervento segna il superamento definitivo delle modalità semplificate adottate negli anni dell’emergenza sanitaria e successivamente prorogate. L’obiettivo dichiarato dal Governo è quello di rafforzare il carattere selettivo e professionalizzante dell’esame, assicurando una verifica più approfondita delle competenze richieste per l’esercizio della professione.
La nuova procedura prevede una sola sessione annuale articolata in due prove scritte e una prova orale. Gli elaborati saranno svolti in presenza mediante strumenti informatici e con la possibilità di consultare esclusivamente codici annotati con la giurisprudenza.
La prima prova scritta consisterà nella redazione di un parere motivato su una questione giuridica scelta tra diritto civile, penale o amministrativo. La seconda richiederà invece la predisposizione di un atto giudiziario, sempre nell’ambito di una delle tre principali aree del diritto individuate dal candidato.
Superata la fase scritta, l’aspirante avvocato dovrà affrontare un colloquio orale strutturato su più ambiti. La prova comprenderà l’analisi di un caso pratico che richieda competenze sia sostanziali sia processuali, oltre a domande dedicate alle materie scelte dal candidato. Saranno inoltre oggetto di verifica temi relativi all’ordinamento forense, alla deontologia professionale e al sistema previdenziale dell’avvocatura.
Secondo l’Esecutivo, il nuovo modello punta a garantire una preparazione più completa e una selezione maggiormente aderente alle responsabilità che caratterizzano l’attività professionale dell’avvocato.
Il decreto approvato dal Consiglio dei ministri non si limita tuttavia all’esame di abilitazione. Il pacchetto contiene infatti anche misure riguardanti altre professioni giuridiche e il sistema penitenziario. Per i notai viene introdotto un limite temporale all’esercizio dell’azione di responsabilità professionale, mentre sul fronte dell’esecuzione penale vengono rafforzati gli strumenti destinati alla formazione e all’inserimento lavorativo delle persone detenute.
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