15 Maggio 2026 - Magistratura

Pinelli: “La giustizia deve essere prevedibile e riconquistare la fiducia dei cittadini”

In un’intervista rilasciata al Corriere della Sera, il vicepresidente del CSM Fabio Pinelli riflette sul dopo referendum, sul ruolo del Consiglio superiore della magistratura, sulla certezza del diritto e sulla necessità di una giustizia più moderna, trasparente e meno conflittuale

Dopo il referendum sulla giustizia che ha respinto la riforma proposta dal centrodestra, il vicepresidente del Consiglio Superiore della Magistratura, Fabio Pinelli, traccia un bilancio dell’attuale fase istituzionale e del ruolo della magistratura italiana in una lunga intervista al Corriere della Sera.

Secondo Pinelli, il risultato referendario non rappresenta una “sopravvivenza” del CSM, ma piuttosto la conferma della capacità dell’istituzione di continuare a operare mantenendo un profilo istituzionale elevato anche durante una campagna particolarmente accesa. Nell’intervista, il vicepresidente sottolinea come il Consiglio abbia lavorato per ridurre la conflittualità interna e aumentare la trasparenza nelle nomine degli incarichi direttivi, deliberate all’unanimità in una percentuale molto elevata.

Pinelli rivendica inoltre una significativa riduzione dei tempi delle vacanze negli uffici giudiziari e definisce la sezione disciplinare “rigorosa” e caratterizzata da decisioni coerenti e prevedibili. Proprio il tema della prevedibilità viene indicato come uno dei nodi centrali del sistema giustizia italiano.

“La certezza del diritto e la prevedibilità delle decisioni” — osserva Pinelli nell’intervista — rappresentano elementi fondamentali anche per la credibilità del Paese sul piano economico e internazionale. Da qui la richiesta di una semplificazione normativa e della costruzione di un nuovo modello di giustizia capace di confrontarsi con i cambiamenti demografici, economici e tecnologici contemporanei.

Nel colloquio con il quotidiano milanese emerge anche una riflessione sul rapporto tra politica, diritto penale e sistema carcerario. Pinelli evidenzia come negli anni si sia progressivamente ampliata la tendenza a trasferire sul diritto penale questioni che dovrebbero essere affrontate con altri strumenti, auspicando una risposta dello Stato meno incentrata sulla detenzione per i reati minori e privi di allarme sociale. Una posizione che viene collegata anche al problema strutturale del sovraffollamento carcerario e alla necessità di preservare la funzione rieducativa della pena.

Ampio spazio viene dedicato anche al rapporto tra magistratura e opinione pubblica dopo il caso Palamara e dopo le tensioni degli ultimi anni tra politica e toghe. Pinelli invita a “voltare pagina”, sostenendo che la reputazione del CSM debba fondarsi esclusivamente sulla correttezza, sulla serietà e sulla trasparenza dell’attività quotidiana dell’organo di autogoverno.

Sul ruolo della magistratura, il vicepresidente del CSM riconosce il valore del lavoro svolto da molti magistrati italiani, ma al tempo stesso richiama la necessità di non cercare consenso o potere, bensì la fiducia dei cittadini attraverso equilibrio istituzionale e rispetto del principio di uguaglianza davanti alla legge.

Nell’intervista viene affrontato anche il tema del processo mediatico, tornato centrale dopo casi di grande esposizione pubblica come la vicenda di Delitto di Garlasco. Secondo Pinelli, tutti gli attori coinvolti — magistratura, avvocatura e mezzi di comunicazione — dovrebbero ricordare che il luogo dell’accertamento delle responsabilità resta esclusivamente il processo.

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