Il tema dei deepfake torna al centro del dibattito pubblico e istituzionale dopo la diffusione online di immagini manipolate che hanno coinvolto la presidente del Consiglio Giorgia Meloni. A intervenire è stato il Garante per la protezione dei dati personali, che ha rilanciato la necessità di attribuire all’Autorità strumenti più rapidi ed efficaci per contrastare la propagazione di contenuti artificiali creati tramite intelligenza artificiale.
Secondo il Garante, occorrerebbe prevedere la possibilità di bloccare dall’Italia l’accesso alle piattaforme che consentono la generazione di deepfake, soprattutto nei casi in cui tali strumenti vengano utilizzati per produrre contenuti offensivi, manipolatori o lesivi della persona. L’Autorità sottolinea come l’attuale velocità di circolazione dei materiali online renda indispensabile un intervento tempestivo, capace di interrompere la diffusione virale prima che il danno diventi irreversibile.
Particolare attenzione viene posta ai contenuti generati senza il consenso degli interessati, inclusi quelli che alterano immagini e identità personali fino a creare rappresentazioni degradanti o false. Il fenomeno, ormai sempre più diffuso grazie all’accessibilità delle tecnologie generative, pone interrogativi rilevanti non soltanto sul piano della privacy, ma anche su quello della sicurezza digitale, della reputazione individuale e della tutela dei diritti fondamentali.
L’Autorità ricorda inoltre di essere già intervenuta nei mesi scorsi con specifici provvedimenti rivolti agli utilizzatori di piattaforme basate sull’intelligenza artificiale generativa. Tra queste vengono citati servizi particolarmente noti e strumenti già finiti sotto osservazione per i possibili rischi connessi al trattamento illecito di dati personali e alla produzione di contenuti manipolati.
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