23 Febbraio 2026 - L'analisi della CGIA

Un neoassunto su quattro è straniero: nel 2025 1,36 milioni di ingressi

Dal 2017 le assunzioni di lavoratori immigrati sono cresciute del 139%. Agricoltura, ristorazione ed edilizia guidano la domanda, mentre in province come Prato oltre la metà dei nuovi contratti riguarda cittadini non italiani

Nel 2025 le assunzioni di lavoratori stranieri in Italia sfiorano quota 1 milione e 360mila, pari al 23,4% del totale: in pratica, un nuovo assunto su quattro non è italiano. Il dato segna un’accelerazione evidente rispetto al periodo pre-Covid: confrontando i numeri con il 2019, gli ingressi risultano più che raddoppiati. Ancora più significativo il confronto con il 2017: in otto anni la crescita è stata del 139%.

A fotografare la tendenza è il report settimanale elaborato dall’Ufficio studi della CGIA su dati del Sistema informativo Excelsior (Unioncamere–Ministero del Lavoro).

I settori con la maggiore incidenza

La presenza dei lavoratori stranieri varia sensibilmente a seconda dei comparti produttivi. In agricoltura quasi una nuova assunzione su due riguarda cittadini non italiani (42,9%). Percentuali elevate anche nel tessile-abbigliamento-calzature (41,8%) e nelle costruzioni (33,6%). Pulizie e trasporti si attestano al 26,7%.

Guardando ai numeri assoluti, è la ristorazione a guidare la classifica con 231.380 ingressi previsti tra cuochi, aiuto cuochi, camerieri, lavapiatti e addetti alle pulizie. Seguono i servizi di pulizia (137.330) e l’agricoltura (105.540).

Una componente strutturale dell’economia

I lavoratori stranieri non rappresentano più una presenza marginale o temporanea, ma una componente stabile del mercato del lavoro. Secondo un’elaborazione della Fondazione Leone Moressa su dati INPS, i dipendenti extracomunitari in Italia sono poco meno di 2,2 milioni. L’incidenza più elevata sul totale dei lavoratori dipendenti si registra in Emilia-Romagna (17,4%), Toscana e Lombardia (entrambe al 16,6%).

Il contributo degli stranieri è ritenuto decisivo sotto diversi profili. Sul piano demografico, l’Italia è alle prese con un progressivo invecchiamento della popolazione e un calo delle nascite. La presenza di lavoratori più giovani contribuisce ad ampliare la base attiva e a rendere più sostenibile il sistema previdenziale.

Sul piano produttivo, molti cittadini stranieri operano in settori caratterizzati da carenza di manodopera italiana: agricoltura, edilizia, logistica, assistenza domestica e cura degli anziani. In molte aree del Paese, queste attività rischierebbero forti difficoltà senza il loro apporto.

Anche i conti pubblici beneficiano di questa presenza: i lavoratori stranieri versano imposte e contributi come gli italiani, ma, essendo mediamente più giovani, usufruiscono meno di pensioni e prestazioni. Il saldo, secondo le analisi, risulta positivo per il sistema.

Cresce inoltre l’imprenditoria immigrata, che genera occupazione e contribuisce alla rivitalizzazione di quartieri e territori in difficoltà.

Non “mestieri etnici”, ma reti e adattamento

Le analisi smentiscono l’idea di “specializzazioni etniche”. Le statistiche ufficiali classificano per cittadinanza o area geografica, non per etnia. Le concentrazioni settoriali osservate sono il risultato di fattori concreti: reti migratorie, domanda locale di lavoro, barriere linguistiche iniziali, difficoltà nel riconoscimento dei titoli di studio, politiche di regolarizzazione mirate a specifici comparti.

I lavoratori dell’Europa dell’Est sono particolarmente presenti nell’assistenza familiare e nel lavoro domestico; quelli del Nord Africa in edilizia, agricoltura e logistica; dall’Asia meridionale proviene una quota significativa di addetti all’agricoltura, alla ristorazione e al piccolo commercio; i cittadini cinesi risultano concentrati nel commercio e nella manifattura tessile; i filippini nei servizi domestici e alla persona.

Si tratta, dunque, di processi di adattamento e opportunità, non di presunte vocazioni culturali.

Le differenze territoriali

La crescita degli ingressi tra il 2017 e il 2025 è stata particolarmente marcata in Basilicata (+306%), Trentino-Alto Adige (+237%) e Umbria (+190%).

Nel solo 2025, l’incidenza più alta delle assunzioni di stranieri sul totale si registra in Trentino-Alto Adige (31,5%), seguita da Emilia-Romagna (30,6%) e Lombardia (29,2%), a fronte di una media nazionale del 23,4%.

A livello provinciale, Prato si colloca al primo posto con il 55,5% delle nuove assunzioni riferite a lavoratori stranieri. Seguono Gorizia e Piacenza (39,7%), Matera (36,4%) e Bolzano (35,1%). In termini assoluti, Milano guida la classifica con 141.790 ingressi previsti, seguita da Roma (96.660) e Verona (42.000).


LEGGI ANCHE

Dazi, a rischio l’export delle regioni del sud

La quasi totalità delle regioni del Sud presenta una bassa diversificazione dei prodotti venduti nei mercati esteri. Pertanto, se dopo l’acciaio, l’alluminio e i loro…

Professioni, AIGA Lombardia incontra il governatore Fontana

Al centro della discussione le proposte della Giovane Avvocatura per rafforzare la sinergia tra istituzioni regionali e professioni legali

Avvocato, attenzione alla luminosità del PC!

Chi trascorre molte ore al giorno davanti al pc sa molto bene cosa vuol dire avere gli occhi stanchi. La computer vision syndrome, ovvero l’affaticamento…

TORNA ALLE NOTIZIE

Iso 27017
Iso 27018
Iso 9001
Iso 27001
Iso 27003
Acn
RDP DPO
CSA STAR Registry
PPPAS
Microsoft
Apple
vmvare
Linux
veeam
0
    Prodotti nel carrello
    Il tuo carrello è vuoto