Il commercialista non è un mero compilatore di moduli. Quando inserisce in dichiarazione una deduzione fiscale, deve aver prima accertato che tutti gli adempimenti richiesti dalla legge siano stati effettivamente eseguiti. In caso contrario, le eventuali sanzioni irrogate dall’Amministrazione finanziaria possono ricadere anche su di lui.
È il principio affermato dalla Corte di cassazione con l’ordinanza n. 3215 (depositata il 13 febbraio scorso), che delinea un perimetro di responsabilità particolarmente rigoroso per il professionista incaricato della predisposizione della dichiarazione dei redditi.
Il dovere di verifica sugli adempimenti
La vicenda esaminata riguarda l’applicazione di deduzioni fiscali connesse a interventi edilizi agevolati. La Corte chiarisce che, a fronte di un quadro normativo complesso e stratificato, il commercialista è tenuto a verificare — e a riscontrare con il cliente — che siano stati compiuti tutti gli adempimenti previsti dalla disciplina agevolativa.
Non basta, dunque, ricevere documentazione contabile o fatture. Occorre accertare che siano state effettuate anche le comunicazioni e formalità prescritte dalla legge, senza le quali il beneficio non può essere riconosciuto.
Il professionista deve operare secondo la “miglior scienza ed esperienza” propria della categoria, in applicazione del parametro di diligenza qualificata previsto dall’art. 1176, secondo comma, del codice civile.
Il confine tra controllo e affidamento
La Suprema Corte distingue con precisione tra due profili. Da un lato, il commercialista non è obbligato a svolgere indagini sulla veridicità sostanziale della documentazione tecnica o contabile fornita dal cliente. Dall’altro, non può sottrarsi al controllo dell’esistenza degli adempimenti formali richiesti dalla normativa per accedere alle deduzioni.
Nel caso concreto, pur non essendo imputabile al professionista l’errata indicazione della data di inizio lavori fornita da un tecnico, risultava invece evidente l’assenza della comunicazione di fine lavori, elemento essenziale per il riconoscimento dell’agevolazione. Una carenza documentale che avrebbe dovuto essere rilevata prima di procedere all’inserimento della deduzione in dichiarazione.
Proprio questa omissione ha determinato l’indebita fruizione del beneficio e l’applicazione delle sanzioni fiscali.
Il principio di diritto
Censurando la decisione di merito, la Cassazione afferma che il professionista incaricato della dichiarazione dei redditi è tenuto a controllare la sussistenza dei presupposti normativi per l’inserimento dei dati in dichiarazione.
In particolare, con riferimento alle deduzioni fiscali, egli deve verificare l’effettivo compimento di tutti gli adempimenti necessari affinché il beneficio sia legittimamente fruibile, evitando al contribuente il rischio di sanzioni e assicurandogli il miglior trattamento fiscale possibile.
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