Il Movimento Forense scende in campo sul tema della cosiddetta “rottamazione quinquies” e chiede che la definizione agevolata venga estesa anche ai contributi dovuti a Cassa Forense. Attraverso il proprio Ufficio Legislativo, l’associazione ha predisposto una bozza di emendamento alla Legge n. 199/2025 (Legge di Bilancio 2026), già sottoposta all’attenzione delle forze politiche con cui è in corso un confronto definito “costante, serio e istituzionalmente proficuo”.
L’attuale formulazione normativa limita infatti l’accesso alla rottamazione ai soli debiti previdenziali dovuti all’INPS, escludendo espressamente quelli nei confronti delle Casse private, tra cui Cassa Forense. Una scelta che, secondo il Movimento Forense, determina una evidente disparità di trattamento rispetto a quanto previsto dalla precedente rottamazione quater (Legge n. 197/2022), che consentiva invece l’adesione anche agli enti previdenziali privatizzati di cui ai decreti legislativi n. 509/1994 e n. 103/1996, previa autonoma deliberazione.
La proposta di modifica mira a ripristinare quella medesima architettura normativa: estendere la rottamazione quinquies anche ai carichi affidati agli agenti della riscossione dalle Casse private, nel pieno rispetto della loro autonomia finanziaria e gestionale. La decisione finale, come già avvenuto in passato, sarebbe rimessa a un’apposita delibera dei singoli enti.
Non solo. L’emendamento ipotizzato prevede una disciplina dei termini coerente con le esigenze operative della categoria, consentendo ad Avvocate e Avvocati di presentare domanda di adesione e di scegliere tra il pagamento in un’unica soluzione o una rateizzazione sostenibile. L’obiettivo dichiarato è garantire equilibrio tra tutela dei professionisti e salvaguardia degli equilibri attuariali delle Casse.
L’iniziativa -secondo la nota diffusa da MF- ha una finalità politica chiara: assicurare parità di trattamento tra contribuenti, tutelare la dignità e la sostenibilità economica dell’Avvocatura e riaffermare il principio secondo cui l’autonomia delle Casse non può tradursi in un pregiudizio per gli iscritti.
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