Il tempo stringe e la giustizia italiana è chiamata all’ultimo scatto. Entro il 30 giugno il sistema dovrà dimostrare di saper ridurre in modo significativo la durata dei procedimenti civili, unico obiettivo del Pnrr ancora da centrare per intero. I numeri dicono che il percorso è avviato, ma per restare nei parametri europei serve un’accelerazione decisiva nei prossimi mesi.
Secondo i dati più recenti, la durata media delle cause civili è già diminuita di oltre un quarto rispetto al 2019. Tuttavia, per rispettare l’impegno assunto con Bruxelles, occorre un ulteriore passo in avanti. Su questo fronte il Ministero della Giustizia punta sulle misure straordinarie introdotte nell’ultimo anno: dall’impiego flessibile dei magistrati, anche da remoto, all’ingresso immediato dei tirocinanti nelle Corti d’appello, fino al rafforzamento degli organici attraverso concorsi coordinati su scala nazionale.
L’obiettivo dichiarato è ambizioso: arrivare entro il 2026 a una copertura integrale delle piante organiche della magistratura, un traguardo mai raggiunto prima. Parallelamente, si lavora per chiudere una partita storicamente critica come quella degli indennizzi per la durata irragionevole dei processi. Il progetto dedicato alla liquidazione delle cosiddette “cause-lumaca” mira a smaltire l’arretrato accumulato negli anni passati, riducendo un peso strutturale che grava da tempo sui bilanci pubblici.
Sul versante penale, invece, i risultati sono già andati oltre le attese: i tempi medi di definizione dei procedimenti risultano ridotti ben oltre la soglia concordata in sede europea. Una performance che consente di concentrare ora l’attenzione sul civile, dove l’aumento delle nuove iscrizioni – in particolare in materie sensibili come immigrazione e cittadinanza – rischia di rallentare il percorso.
Un ruolo centrale è giocato dalla trasformazione digitale. La quasi totalità dei fascicoli giudiziari è ormai informatizzata e il primo grado penale è entrato in una fase di piena digitalizzazione, con nuovi portali per la gestione degli atti e delle notizie di reato. Restano però alcune criticità operative: aggiornamenti tecnologici non sempre coordinati hanno provocato difficoltà nei depositi telematici, segnalate anche dall’avvocatura, evidenziando la necessità di una maggiore sincronizzazione tra sistemi e uffici.
Il Piano nazionale non riguarda solo processi e tecnologia. Grande attenzione è riservata anche al personale. Le risorse Pnrr hanno consentito l’assunzione di migliaia di lavoratori a supporto degli uffici giudiziari e il Ministero ha annunciato l’intenzione di avviare percorsi di stabilizzazione, affiancando fondi nazionali agli investimenti europei per garantire continuità e competenze nel medio periodo.
Accanto alle riforme organizzative, proseguono gli interventi strutturali: cantieri aperti per l’edilizia giudiziaria, nuovi padiglioni carcerari e programmi mirati a migliorare le condizioni di vita negli istituti di pena. Un tema, quello del carcere, che resta delicato, come ricordato dal Guardasigilli Carlo Nordio, che ha parlato di una responsabilità collettiva nel prevenire il disagio e ridurre fenomeni drammatici come i suicidi tra i detenuti.
Il quadro che emerge dalla relazione al Parlamento è quello di una macchina in movimento, con risultati concreti già certificati dall’erogazione delle ultime tranche di fondi europei. Ma la vera prova si gioca ora: nei prossimi mesi si deciderà se la giustizia italiana riuscirà a trasformare l’emergenza Pnrr in un cambiamento strutturale o se l’occasione verrà solo parzialmente colta.
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