31 Gennaio 2026 - Avvocatura

Giustizia, Torino e la voce esclusa dell’avvocatura: il pluralismo come fondamento democratico

Dopo i fatti dell’inaugurazione dell’Anno giudiziario a Torino, dove alla Camera Penale è stato impedito di intervenire, il presidente delle Camere Civili richiama il valore costituzionale del dialogo tra magistratura e avvocatura e indica nella chiarezza dei ruoli la strada per una riforma credibile

I fatti accaduti a Torino durante l’inaugurazione dell’Anno giudiziario – con l’esclusione dell’intervento della Camera Penale e la conseguente protesta dei penalisti – non possono essere archiviati come una semplice polemica di categoria. In quell’uscita dall’aula, accompagnata dal richiamo che “la giustizia non è solo dei magistrati”, si è manifestata una frattura più profonda, che tocca il cuore del nostro sistema democratico e rischia di allontanare i cittadini dalle istituzioni.

La giurisdizione, infatti, non è un monologo. È un equilibrio delicato tra funzioni diverse, tutte costituzionalmente necessarie. Magistratura e Avvocatura partecipano, con ruoli distinti ma complementari, a un’unica funzione di giustizia, condividendo la responsabilità di garantire i diritti fondamentali. Escludere una di queste voci significa indebolire il pluralismo che rende la giustizia credibile e riconoscibile agli occhi della collettività.

È in questa prospettiva che va letta anche la lettera di solidarietà inviata nel marzo 2025 al Primo Presidente della Corte di Cassazione da Alberto Del Noce, citata dalla Corte d’Appello di Messina nella relazione inaugurale dell’Anno giudiziario 2026. In quella lettera venivano ribaditi, e oggi vengono integralmente confermati, i principi dell’autonomia e dell’indipendenza della giurisdizione, della separazione tra potere politico e potere giudiziario e dell’equilibrio tra i poteri dello Stato.

Proprio gli eventi di Torino dimostrano, però, che tali principi non possono restare affermazioni astratte. Essi richiedono pratiche istituzionali coerenti, capaci di riconoscere e valorizzare tutte le componenti della giurisdizione. Difendere l’indipendenza della magistratura non significa comprimere o silenziare la voce dell’avvocatura, ma rafforzare quel pluralismo che è condizione essenziale della legittimazione democratica della giustizia.

La citazione della lettera da parte della Corte d’Appello di Messina diventa così un’occasione per chiarire che la tutela dell’autonomia e dell’indipendenza della giurisdizione non è in contraddizione con il percorso di riforma in atto, ma ne rappresenta il fondamento culturale e costituzionale. I principi richiamati – separazione dei poteri, equilibrio istituzionale, tutela effettiva dei diritti – sono gli stessi che devono orientare una riforma capace di rafforzare la fiducia dei cittadini senza intaccare le garanzie.

In questo quadro si colloca anche il dibattito sulla separazione delle carriere, che, se affrontato con rigore giuridico e non con approcci ideologici, può contribuire a una maggiore chiarezza dei ruoli nel pieno rispetto dell’autonomia della magistratura e dell’avvocatura.

La giustizia non si rafforza attraverso contrapposizioni sterili, ma con il rispetto reciproco, la chiarezza delle funzioni e il coraggio delle riforme. Solo così le istituzioni possono tornare a parlare con una voce credibile ai cittadini, che da esse attendono non divisioni, ma garanzie.


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