21 Gennaio 2026 - Trasformazione digitale

Pa in accelerazione: più personale, più digitale, più complessità

Assunzioni record, concorsi sempre più rapidi e investimenti massicci in cloud, interoperabilità e piattaforme nazionali stanno ridisegnando l’architettura della Pubblica amministrazione. Ma l’evoluzione tecnologica porta con sé nuove sfide organizzative, di sicurezza informatica e di governo dei dati, decisive per la sostenibilità del cambiamento

La Pubblica amministrazione italiana sta attraversando una fase di profondo cambiamento, caratterizzata da un’accelerazione senza precedenti sia sul piano del reclutamento sia su quello della trasformazione digitale. Tra il 2023 e il 2025 sono entrate negli organici pubblici 614 mila nuove unità, con un’età media di 39 anni, contribuendo a ringiovanire strutture amministrative che per oltre un decennio hanno sofferto il blocco del turn over e una progressiva perdita di competenze.

A fotografare il fenomeno è l’Annual Report di FPA, che evidenzia come la combinazione tra allentamento dei vincoli alle assunzioni e riforma delle procedure concorsuali abbia prodotto un cambio di passo significativo. I tempi medi di selezione si sono ridotti a circa quattro mesi, contro i quasi due anni richiesti in passato, con un impatto diretto sulla capacità delle amministrazioni di rispondere più rapidamente ai fabbisogni organizzativi.

Concorsi più veloci, flussi imponenti

La spinta al reclutamento è ancora in corso. Nei primi giorni del 2026 sono state presentate 410 mila candidature per circa 10 mila posti messi a bando, secondo i dati del portale InPA. Il dato segue un 2025 già particolarmente intenso, con quasi 20 mila procedure concorsuali e 204 mila posti complessivamente offerti.

Questo andamento ha portato il numero complessivo dei dipendenti pubblici a superare i 3,4 milioni, con un tasso di ricambio che si avvicina al 20%. Si tratta tuttavia di un recupero solo parziale rispetto ai tagli del passato: l’Italia resta sotto la media europea per numero di dipendenti pubblici in rapporto alla popolazione, segnale che la fase espansiva dovrà consolidarsi nel tempo.

Organizzazione e competenze: il vero snodo

L’ingresso di nuove risorse pone una questione centrale: l’effettiva capacità delle amministrazioni di integrare competenze, processi e tecnologie. Il turn over elevato può favorire il rinnovamento, ma rischia di generare criticità se non accompagnato da modelli organizzativi adeguati, percorsi formativi strutturati e strumenti digitali realmente interoperabili.

Le difficoltà sono particolarmente evidenti negli enti locali, dove si registra un numero non trascurabile di rinunce da parte dei vincitori di concorso, a conferma che l’attrattività del lavoro pubblico non dipende solo dalla rapidità delle assunzioni, ma anche da carichi di lavoro sostenibili e da ambienti tecnologicamente adeguati.

Digitale: infrastrutture, dati e interoperabilità

La trasformazione digitale resta una priorità strategica. La piattaforma Pa Digitale 2026 coinvolge oltre 23 mila enti, con 81 mila progetti attivi, 2,8 miliardi di euro assegnati e 1,6 miliardi già erogati. Cloud, migrazione dei dati, rinnovo dei siti istituzionali e diffusione di strumenti come Spid, PagoPa, App IO e la Piattaforma nazionale digitale dati stanno ridefinendo il funzionamento quotidiano delle amministrazioni.

Particolarmente rilevante è l’attuazione del principio del “once only”, che consente alle amministrazioni di non richiedere ai cittadini informazioni già in possesso della Pa, aprendo la strada a una reale semplificazione dei procedimenti e a una gestione più efficiente dei dati.

Cybersecurity e nuovi rischi sistemici

La crescente digitalizzazione comporta però un aumento dell’esposizione ai rischi informatici. Secondo i dati richiamati dal report FPA, gli attacchi cyber verso la Pa sono cresciuti del 140% su base annua. Nel solo primo semestre si contano 280 incidenti, pari al 26,3% di quelli registrati a livello europeo. Numeri che evidenziano come la sicurezza informatica sia ormai una componente strutturale della governance digitale, non un tema accessorio.

Intelligenza artificiale e governance

Anche l’intelligenza artificiale entra con forza nei processi pubblici. AgID censisce oltre 120 iniziative nella sola amministrazione centrale, concentrate soprattutto su supporto all’organizzazione interna e gestione dei dati. L’adozione dell’IA solleva nuove questioni di governance, responsabilità e competenze, che si riflettono anche nel confronto sul rinnovo contrattuale in corso presso ARAN.


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