Una stretta senza precedenti sul fronte della sicurezza. Il governo Meloni, attraverso una serie di provvedimenti che hanno preso avvio con il contrasto ai rave party e sono culminati con il recente Decreto Sicurezza, ha introdotto 14 nuovi reati e rafforzato 9 aggravanti, con l’effetto di aumentare sensibilmente i periodi di reclusione previsti dalla legge. Secondo le stime di penalisti e studiosi, il nuovo impianto normativo potrebbe produrre oltre 400 anni di carcere in più rispetto alla precedente disciplina.
Il primo giro di vite è arrivato nel dicembre 2022 con il reato di organizzazione di rave party non autorizzati, punito con pene fino a sei anni di reclusione. Poi il decreto Cutro ha previsto condanne fino a trent’anni per chi causa la morte o lesioni durante il traffico di migranti. Ora, con i 39 articoli della nuova legge, la repressione si estende a contestazioni di piazza, atti di protesta ambientale, e reati di opinione mascherati da tutela dell’ordine pubblico.
Tra le norme più discusse, quella che trasforma il blocco stradale da illecito amministrativo a reato penale, punibile fino a due anni se commesso da più persone. C’è poi l’aggravante cosiddetta “anti-ecovandali”, che prevede il carcere per chi danneggia beni pubblici per contestare simbolicamente le istituzioni, e una disposizione che colpisce con pene pesanti chi ostacola infrastrutture strategiche, dai gasdotti alle linee ferroviarie.
Non mancano misure contro la “guerriglia urbana”: fino a sei anni di carcere per chi detiene o diffonde istruzioni su armi, esplosivi e sabotaggi. E anche sul fronte della sicurezza digitale e dei noleggi di veicoli senza conducente scattano obblighi stringenti, con sanzioni per chi non segnala i dati dei clienti.
Una delle novità più controverse riguarda l’occupazione di immobili: chi occupa abusivamente una casa rischia fino a sette anni, con possibilità per la polizia di procedere allo sgombero immediato, anche senza mandato del giudice. Dura la stretta anche contro le rivolte carcerarie, con pene fino a vent’anni se durante le sommosse si verificano omicidi.
Il decreto non risparmia nemmeno chi si rende responsabile di borseggi nelle stazioni, di sfruttamento dei minori nell’accattonaggio, o di truffe agli anziani. Mentre sulla cannabis arriva la linea dura: vietata anche quella light, senza principio attivo, in tutte le forme di commercio e distribuzione.
Il governo difende il pacchetto come “necessario a rafforzare l’ordine pubblico”. Ma il mondo accademico e le opposizioni insorgono. Gian Luigi Gatta, docente di diritto penale alla Statale di Milano, mette in guardia: “Si trasmette l’illusione che nuove norme e pene più dure garantiscano più sicurezza. In realtà, senza investire sulle condizioni sociali si alimentano tensioni e si paralizza il sistema giudiziario”.
Il provvedimento solleva infine questioni etiche rilevanti, come la norma che consente il carcere anche per le donne incinte o madri di neonati, cancellando l’obbligo di rinviare l’esecuzione della pena.
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