Tre anni abbondanti per fissare un’udienza davanti al Giudice di Pace di Roma. È la rappresentazione plastica della crisi drammatica che affligge l’ufficio giudiziario della Capitale, dove il 9 giugno scorso un giudice della Terza Sezione Civile ha fissato l’udienza di comparizione delle parti al 10 ottobre del 2028. Una lentezza insostenibile nella definizione delle causa che spinge il Presidente del Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Roma, Paolo Nesta, a denunciare una situazione che non esita a definire di denegata giustizia.
“Nelle settimane scorse avevamo raccontato di una vicenda analoga a Busto Arsizio – spiega Nesta – oggi ci troviamo a descrivere la stessa situazione nella Capitale. Come dicevo all’epoca, il Giudice di Pace – prosegue Nesta – rappresenta l’accesso primario alla giurisdizione per il cittadino. Ma è evidente che se il cittadino si trova dinanzi a una simile lentezza, facilmente rinuncia a chiedere la tutela dei propri diritti”.
A livello nazionale, i dati dell’ultimo monitoraggio confermano una scopertura degli organici dei Giudici di Pace del 63%, con punte che nelle grandi città raggiungono l’80%. A Roma, nonostante il recente insediamento di 16 nuovi Giudici di Pace, la situazione resta critica, con rinvii come quello denunciato dal COA della Capitale.
“Parliamo di un rinvio di tre anni solo per comparire davanti al giudice – conclude Nesta – non certo per la definizione della causa, che anzi di rinvio in rinvio rischia di trascinarsi per anni senza che il cittadino sappia come si concluderà la sua vicenda processuale”.
Di qui la denuncia del Presidente Nesta, che per l’ennesima volta lancia un appello alle istituzioni. “Se la Giustizia non è più in grado di garantire risposte ai cittadini in tempi ragionevoli, come garantito dall’art. 111 della Costituzione, la Giustizia non è più tale ma diventa un mero esercizio burocratico fine a se stesso”.
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