3 Aprile 2025 - Dati allarmanti

Redditi e parità di genere, l’Ordine Forense di Roma: “Avvocati sotto la soglia di povertà”

È la difficile situazione della professione forense descritta dall'ultimo Rapporto Censis sull'Avvocatura italiana commissionato da Cassa Forense.

Quasi 13 mila avvocati dichiarano reddito zero, oltre 44 mila hanno un reddito di 10 mila euro l’anno, meno di mille al mese. Hanno un reddito compreso fra i 10 mila e i 21 mila euro ben 45 mila avvocati, il che vuol dire per oltre centomila avvocati, la metà del totale, redditi inferiori ai 2 mila euro al mese.

È la difficile situazione della professione forense descritta dall’ultimo Rapporto Censis sull’Avvocatura italiana commissionato da Cassa Forense. “Un quadro a tinte fosche – commenta il Presidente dell’Ordine degli Avvocati di Roma, Paolo Nesta – che vede moltissimi colleghi in forti difficoltà economiche. Per questo credo che sia il momento di sollecitare l’intervento delle istituzioni”.

Che la professione forense sia diventata via via meno appetibile lo testimoniano i dati diffusi da Cassa, che per il quarto anno consecutivo vedono una flessione del numero degli iscritti. Ma cosa si può e si deve fare?

“In primo luogo analizzare quali sono i fattori che hanno reso meno attraente la professione – prosegue Nesta – Ci sono molti fattori di rischio che incidono sui redditi, penso ai tanti, troppi adempimenti amministrativi e fiscali, a un’eccessiva burocratizzazione, ai ritardi nei pagamenti da parte dei clienti, all’offerta sovrabbondante di servizi legali poco regolamentati… aggiungiamo poi l’instabilità normativa, l’aumento dei costi per l’accesso alla giustizia che scoraggia i cittadini. Ecco, su questi fattori si può e si deve intervenire”.

C’è poi il delicato aspetto della disparità di genere che penalizza le colleghe, che hanno un reddito pari al 50% di quello percepito dagli uomini. “Un fenomeno meno radicato rispetto al passato – conclude Nesta – per fortuna certi pregiudizi del passato sono stati superati nel pubblico, ma è paradossale notare che quei pregiudizi rimangono spesso nelle assegnazioni degli incarichi da parte della stessa Autorità Giudiziaria. Ecco, se in merito i capi degli uffici imponessero un maggior rispetto della parità di genere non sarebbe male”.

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