Rosa Colucci 27 Agosto 2024

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Fisco più clemente: uno scudo contro le sanzioni per chi si adegua

Roma – Dal 1° settembre entra in vigore una nuova norma che promette di offrire un respiro ai contribuenti. Il decreto legislativo 87/2024, attuativo della riforma fiscale, introduce un meccanismo che consente di evitare sanzioni in caso di errori commessi in buona fede.

Come funziona?

Immaginiamo che un contribuente abbia interpretato una norma fiscale in un certo modo, diverso da quello indicato successivamente dall’Agenzia delle Entrate in una circolare o in un parere. Prima di questa nuova norma, il contribuente rischiava una sanzione per aver commesso un errore, anche se involontario.

Dal 1° settembre, le cose cambiano. Se il contribuente si accorge dell’errore entro 60 giorni dalla pubblicazione del documento dell’Agenzia e presenta una dichiarazione integrativa, correggendo l’importo dovuto, non subirà alcuna sanzione.

Perché questa novità?

L’obiettivo è quello di evitare che i contribuenti vengano puniti per errori dovuti a interpretazioni soggettive delle norme fiscali, soprattutto quando queste norme sono complesse e soggette a diverse interpretazioni. In questo modo, si vuole favorire un rapporto più collaborativo tra contribuenti e Agenzia delle Entrate.

A chi si rivolge?

Questa nuova norma si rivolge a tutti i contribuenti, dalle persone fisiche alle imprese, che si trovano ad affrontare situazioni di incertezza interpretativa. È importante sottolineare che la depenalizzazione è prevista solo per gli errori commessi a partire dal 1° settembre 2024 e che si riferiscono alle interpretazioni fornite dall’Agenzia delle Entrate dopo questa data.

Cosa bisogna fare?

Per beneficiare di questa nuova norma, i contribuenti dovranno:

  • Essere informati: Tenere d’occhio le circolari e i pareri dell’Agenzia delle Entrate.
  • Essere tempestivi: Entro 60 giorni dalla pubblicazione del documento che chiarisce la corretta interpretazione, presentare una dichiarazione integrativa.
  • Agire in buona fede: La depenalizzazione è prevista solo per gli errori commessi in buona fede, ovvero quando il contribuente non aveva intenzione di evadere le tasse.

E’ importante sottolineare che la buona fede del contribuente dovrà essere dimostrata in caso di contestazione da parte dell’Agenzia delle Entrate.


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