Il 14 maggio scorso il CNF ha pubblicato sul proprio sito un comunicato relativo alle anticipazioni del Governo sulle riforme del processo penale e civile, considerate non adeguate.
Nel comunicato vengono riportate le parole della presidente Maria Masi, che spiega quale sia il limite delle proposte:
“La riforma della giustizia deve mirare ad un nuovo e rinnovato approccio di sistema. L’obiettivo perseguito, ossia la riduzione del 40% dei tempi del processo civile e del 20% di quelli del processo penale, così come richiesto dalla Commissione Europea […] non potrà, comunque, raggiungersi se oltre ad intervenire sulle regole del processo non si agisce coraggiosamente anche sull’organizzazione degli uffici giudiziari, sugli investimenti funzionali e sulla carenza di organico di magistrati e personale amministrativo oltre che sull’equa responsabilizzazione di tutti gli operatori, compresi i magistrati”.
RIFORME DEL PROCESSO PENALE
Tra le varie misure previste dalle riforme del processo penale, vi è la riduzione dei tempi dei processi attraverso l’estensione dei riti alternativi. Fra questi, il patteggiamento permetterebbe il dimezzamento della pena, anziché la riduzione di un terzo. Verrebbero pero introdotti criteri più restrittivi per le impugnazioni in appello, insieme all’inappellabilità delle assoluzioni per i pm.
Per la prescrizione le strade potenziali sono due:
– riprendere la riforma Orlando (sospensione in appello di due anni invece che di un anno e mezzo, un anno di fermo in Cassazione, recupero del tempo in caso di sforamento);
– una soluzione ibrida tra prescrizione del reato, che si esaurirebbe con la richiesta di rinvio a giudizio, e improcedibilità per sforamento dei termini di fase, che ricadrebbe su tutti i gradi del processo.
RIFORME DEL PROCESSO CIVILE
Per quanto riguarda il processo civile, si punta al rafforzamento delle risoluzioni alternativa delle controversie, per arrivare a una situazione in cui la via giudiziale e stragiudiziale coesistano.
È prevista l’estensione della mediazione obbligatoria, anche tramite incentivi fiscali, e della negoziazione assistita.
Altri emendamenti presentati riguardano: arbitrato, ufficio del processo, impugnazioni dei licenziamenti, creazione di un rito unificato per i procedimenti legati a famiglia e minori.
PERCHÈ LE RIFORME NON VANNO BENE
Il dubbio sollevato dal CNF è che le riforme tocchino solo i riti, ossia il risultato più immediato, e non la struttura del sistema. Ciò non permetterebbe di risolvere quei problemi a monte che causano una Giustizia lenta e non efficace.
Il rischio è che le riforme consentano sì una riduzione dei tempi ma a danno della tutela del diritto di accesso alla giustizia e alla difesa di tutti.
Ricordiamo che la riduzione dei tempi dei processi è richiesta dall’UE come condizione imprescindibile per l’erogazione dei fondi del Recovery Fund ed è quindi un nodo centrale da sciogliere per garantire un futuro al paese.
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